Uto Ughi Fan Club - Dopo il Concerto


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L'AQUILA
5 novembre 2006
Auditorium Guardia di Finanza






Clicca qui se vuoi vedere e sentire Uto Ughi 5 novembre 2006 all'Auditorium della Guardia di Finanza de l'Aquila che suona Mozart coi Filarmonici di Roma


La Società dei Concerti "B. Barattelli" ha festeggiato l'importante traguardo dei 60 anni di attività con uno strepitoso Uto Ughi che ha entusiasmato il pubblico presente nell'auditorium della Guardia di Finanza.

In gran forma, come sempre, il grande violinista si è espresso ai vertici delle sue incredibili potenzialità artistiche proponendo un intero programma di virtuosismo estremo.

Un vero fuoriclasse.

Ascoltando Ughi ci viene in mente Platone, sostenitore del valore della bellezza considerata come un potente elisir balsamico per il nostro cuore, motore di sentimenti.
Ughi sembra voler confermare le teorie platoniche.
Il suo violino continua a suonare dentro di noi, nel nostro piccolo auditorium pulsante, per molti giorni dopo il concerto.

Eh si, lui entra in punta di piedi nel cuore della gente e li resta incollato.

L'inizio è affidato ai Filarmonici di Roma, con la sinfonia n. 29 k 201 composta da Mozart diciottenne nell'aprile del 1774, dopo il suo terzo viaggio in Italia.

E' la prima delle 3 grandi sinfonie salisburghesi che segnano l'inizio della sua maturità artistica che comincia a prevalere sull'istintività del genio.

I Filarmonici la eseguono con raffinata eleganza.




Dopo l'Allegro moderato, segue l'Adagio, caratterizzato da una ricchezza contrappuntistica che emerge anche nel Minuetto successivo.

Stile che deriva dall'Ouverture alla francese e che conferisce all'opera una certa nobiltà : effetto desiderato da Mozart in questo affascinante movimento lento.

Segue il Concerto per violino ed orchestra k 219 "Turkisch".in 3 tempi, Allegro aperto, Adagio, Rondò.

E' il quinto dei concerti per violino composti da Mozart diciannovenne tra aprile e dicembre del 1775.

L'allegro aperto inizia con orchestra e violino e termina con la stupenda cadenza del violino solista straordinariamente eseguita da Ughi.

Segue l'Adagio che Mozart scrisse 2 volte.

Il primo adagio fu considerato troppo ricercato da Antonio Brunetti, primo violino dell' Orchestra di Salisburgo.

Mozart, che era solito assecondare le richieste del Brunetti, lo accontentò con la stesura di un altro Adagio, il K 261 in cui sostituì gli oboi con i flauti.

Il Rondò conclusivo è un movimento di grande attrattiva per l'alternanza di ritmi diversi.
L'aggraziato minuetto iniziale si alterna a ritmi di natura gitana e "alla turca".

E' da sottolineare che la musica alla turca utilizzava strumenti a percussione non presenti nell'Orchestra di Salisburgo.
Mozart allora usò l'espediente tecnico di far suonare violoncelli e contrabbassi con l'arco posizionato a rovescio, in modo da ricavarne un'adeguata imitazione timbrica.

Ughi, con il suo Guarnieri, riesce meravigliosamente a ricreare i diversi effetti sonori passando con grande disinvoltura da un ritmo all'altro.

Dopo un breve intervallo, inizia il secondo tempo con l'Introduzione e Rondò capriccioso, composta nel 1870 (1863?) dall'eclettico Camille Saint Saens e dedicata a Pablo De Sarasate, è uno dei brani più conosciuti del compositor francese.

Si avverte l'influenza della musica iberica.

Virtosismo sfavillante, a tratti leggero e spiritoso che poi scivola in modo carezzevole verso un suono più fascinoso e più dolce.

Subito dopo riprende l'acrobatico exploit di note festose, in un crescendo vertiginoso di virtuosismo che sfocia poi ad un finale spumeggiante.

E' la volta del virtuoso di Pamplona, Pablo De Sarasate con la sua Zingaresca composta nel 1878.

Un mix di malinconia ed esplosioni di ritmo che illustrano bene l'attenzione dell'epoca verso il folklore gitano.

La struttura della Zingaresca richiama alla mente quella collaudata da Liszt nelle sue Rapsodie Ungheresi.

Una parte iniziale cantabile ed una conclusiva prorompente ricca di difficoltà tecniche.

Il concerto termina con "La campanella", uno dei 6 concerti per violino ed orchestra che Paganini compose tra il 1817 ed il 1830.

Il piu' famoso è il concerto n. 2, conosciuto per il Rondò del terzo movimento, dove una campanellina dialoga con il solista fondendo i suoi rintocchi con quelli del violino in un delizioso duetto sonoro.

Il concerto fu eseguito per la prima volta in pubblico il 26 giugno 1826, al teatro La Pergola di Firenze.

Riscosse un tale successo che a grande richiesta fu replicato il 12 luglio seguente. Ben presto divenne il brano preferito non solo dal pubblico, ma anche dal suo stesso autore, ed è considerato ancora oggi un capolavoro insuperato dal ritmo travolgente. Liszt ne fu così colpito da farne delle trascrizioni per pianoforte.

Molti altri compositori furono influenzati dallo stile originale e dalla ricchezza delle sonorità paganiniane.

Anche Rachmaninov compose una rapsodia su un tema di Paganini che tra l'altro, non fu solo virtuoso di violino, ma anche di chitarra a 6 corde (che in quel periodo soppiantò quella spagnola a 9 corde).

Proprio dalla chitarra derivano i pizzicati sul violino che, insieme ad imitazioni e ad altri effetti speciali, costituiscono una delle tante innovazioni apportate da Paganini alla tecnica violinistica, rendendola particolarmente difficoltosa.

Dopo "La campanella" due graditissimi bis.

Preludio e Allegro nello stile di Pugnani di Kreisler, ed infine Meditation, da Thais di Massenet che, ahimè, mette la parola fine a questo magnifico concerto.

Nel congedarci diciamo un grazie di cuore all'Ente Musicale Aquilano "B. BARATTELLI" che ci ha regalato una splendida serata.

Un sentito ringraziamento alla Guardia di Finanza per averci accolto tutti nel bellissimo auditorium, ed infine, dall'Abruzzo, un forte abbraccio a Uto, con l'augurio che torni presto tra noi.

Saura Pellegrini



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