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| MILANO ![]() Clicca qui se vuoi vedere e sentire Uto Ughi IL 18 dicembre 2006 al Conservatorio Verdi di Milano mentre
suona, insieme al pianista Alessandro Specchi, "Tzigane" di RavelScrivo questo dopo concerto con l'idea ben precisa di raccontarvi qualcosa di ECCEZIONALE. Il concerto all'auditorium Verdi di Milano e' stato un concerto davvero esplosivo e io sento l'assoluta necessita' di esternare tutto quel ben di Dio musicale che Uto ci ha regalato la sera del 18 gennaio scorso: straordinaria bravura, estro interpretativo, creativita' esplosiva, genuinita' nell'espressione, originalita' esecutiva, marcato temperamento e smisurato amore per il suono prima e per la musica poi. Questo e' Ughi,naturalmente. AUDITORUM STRACOLMO. SILENZIO TOMBALE. (E MI PERMETTO dI RICHIAMARE L'ATTENZIONE SU QUESTO SILENZIO TOMBALE). Zittire in un solo istante il pubblico presente richiede un bel pizzico di magià. Il concerto inizia in modo soft con la Sonata N. 3 op. 137 di Schubert, una delle 3 sonate che il compositore austriaco non ancora ventenne, compose nella primavera del 1816 e pubblicate postume, 20 anni dopo, con il titolo di Sonatine; sono opere cameristiche ascrivibili al genere della Hausmusik. Nel secondo movimento, l'Andante, affiora una spiccata e gradevole linea melodica tipicamente schubertiana. Segue un Minuetto dal carattere piu' incisivo e vigoroso. NelFinale si evidenziano temi e ritmi di natura popolare, con echi di ritmi melodici ungheresi. E' la volta della Ciaccona di Bach, la parte finale della Partita n. 2 BWV 1004 per violino solo, una delle 3, composte dal compositore intorno al 1720. Fanno riferimento a una tradizione violinistica che all'epoca, già contava le 7 Partite di Harmonia artificiosa di Heinrich Ignaz Von Biber (1674) composte per trio, ma la profondità musicale e le difficoltà tecniche delle opere bachiane superano di gran lunga le precedenti. Insieme alle 3 Partite che si ispirano alla Suite francese, Bach compose 3 Sonate, in 4 movimenti, che seguono il modello formale delle Sonate da Chiesa di stile italiano. La piu' nota delle Partite è la n. 2, resa celebre proprio grazie alla Ciaccona finale, un insieme di 64 variazioni altamente virtuosistiche in cui vengono esplorate tutte le potenzialita' strumentali del violino. Spesso viene eseguita autonomamente sia per l'ampiezza della sua elaborazione che per gli arditi mezzi tecnici impiegati. La Ciaccona, eseguita magistralmente dal Maestro la sera del 18 gennaio scorso, ha "inchiodato" tutti. Ciaccona da capogiro, da batticuore, da sincope. Un'assoluta opera d'arte. Non ci aspettiamo mai il meglio, se gia' abbiamo sentito l'ottimo. Ma l'ottimo con Ughi sta sempre dietro l'angolo a stupire. Con questa Ciaccona , Ughi ha toccato sicuramente l'apice del massimo, se cosi' si vuol dire. E' un vero peccato non conservare memoria di capolavori in musica come questo. Esecuzioni che costituiscono vere e proprie testimonianze del nostro patrimonio musicale contemporaneo e che andrebbero assolutamente in qualche modo tramesse ai posteri; come dei veri punti di riferimento di quest'arte cosi' sottile e inconsistente ma di una potenza grandiosa. Un patrimonio a beneficio di tutti, e anche dello stesso Ughi che appare, durante l'esecuzione di questi capolavori, visibilmente trasfigurato anche se contemporaneamente affaticato per lo sforzo che tale pratica richiede. Pero' ne beneficia anche lui, si vede. Si trasforma, aumenta la tensione emotiva, l'espressività coglie ogni sfumatura possibile. Se ci soffermiamo un po' a riflettere, concludiamo che ogni concerto di Uto Ughi e' sempre una nuova un'opera d'arte sonora. Conunque sia, a differenza delle opere pittoriche o delle sculture che restano sempre li', immutate, la musica se ne va nell'attimo stesso in cui viene prodotta: e di quell'evento ahinoi,non resta nulla se non il ricordo che, col tempo, come ogni altra cosa, si affievolisce. Un autentico patrimonio musicale affidato solo al ricordo? Mi sembra un sacrilegio soltanto dirlo. Ma torniamo al seguito del nostro concerto. Dopo la monumentale Ciaccona che ha letteralmente stordito tutti, ecco Cesàr Franck con una delle sue ultime opere, la Sonata in la maggiore per violino e pianoforte in 4 movimenti, scritta nel 1886 e dedicata a Ysaye. -Questa Sonata fu molto amata da Proust che nell'aprile del 1913, dopo averla ascoltata durante un concerto del violinista rumeno George Enescu con il pianista Paul Goldschmitt, manifestò il suo entusiasmo per l'evento musicale all'amico Antoine Bibesco. Com'è noto, Proust ebbe un profondo legame con la musica, ed particolare con la musica da camera che egli stess definiva il suo principale nutrimento spirituale. Proust è uno dei tanti scrittori che hanno amato la musica per le sue immani potenzialtà: comunica le emozioni, esprime l'indicibile e l'ineffabile, risveglia e fa emergere ciò che è nascosto dentro di noi. In altre parole, la musica vista come faro in grado di illuminare le zone d'ombra della nostra anima.- (vedi fondo pagina della "guida all'ascolto" di Cesar Franck questo commento di Saura Pellegrini(clicca qui) Ma torniamo al seguito del nostro concerto. Dopo una Ciaccona che ha letteralmente stordito tutti, ecco un'altra "scossa tellurica" che mette in subbuglio i nostri animi: Tzigane di Ravel. Per me un'autentica sorpresa, cosi' interpretata. Una pennellata d'arte moderna. Davvero imprevista considerando i gusti musicali di Ughi che traspaiono in genere dai suoi concerti in cui prevale per la maggiore, la musica romantica o barocca. -Per capire bene la musica di questo compositore francese , e' necessario conoscerlo un po' piu' a fondo. Allievo di Charles De Beriot e di Faurè , compagno di studi di George Enescu, per la complessità e per la perfezione cesellata delle sue partiture, Ravel fu definito con ammirazione da Stravinskij un "orologiaio svizzero". Si ispirò a Couperain , Grieg, Mozart, nonchè alla musica russa e spagnola, (la madre era di origne basca). Dopo un viaggio in America apprezzò anche Gershwin ed il jazz mericano, la cui influenza e' evidente nei due concerti per piano; ma anche rifacendosi allo stile di altri, in Ravel l'originalità delle composizioni e la raffinata arte dell'orchestrazione rasentano la genialità, molto evidente nella fase culminante del suo Bolero (che esprime in modo suggestivo l'idea dell'ossessione), quando improvvisamente abbandona lo schema armonico uniforme (tonalità do maggiore) e modula al mi maggiore. Passaggio dagli effetti immani, quasi estatici, già alla prima esecuzione del 1928, all' 'Opera di Parigi. Insieme a Debussy è considerato uno dei due piu' grandi musicisti impressionisti francesi. E' difficile definire in modo preciso l'impressionismo musicale che nacque in Francia estendendosi poi a molti Paesi europei. E' una corrente che si puo' definire "arte nel comporre affreschi musicali". Tra impressinismo musicale e pittorico esistono molti parallelismi ed analogie: le impressioni visive ed acustiche, i suoni della natura vengono riprodotti in musica attraverso suggestive immagini sonore onomatopeiche.. Con Debussy Ravel condivise anche una particolare propensione per l'esotismo. Nel 1924, dopo essere stato stregato dalla prima sonata di Bartok eseguito dalla violinista ungherese Jelly D'Aranyl , Ravel penso' di dare un'impronta sonora a quella che lui definiva L'Ungheria del miei sogni, componendo una fantasmagorica rapsodia per violino e pianoforte dall'eleganza e raffinatezza timbrica senza precedenti: Tzigane, dedicata alla D'Aranyl. Egli stesso defini' la sua brillante composizione come un pezzo virtuosistico nello stile di una rapsodia ungherese in cui il prorompente virtuosismo si fonde con la languida seduzione musicale del folklore tzigano ungherese. In realta', il recupero dei temi ed armonie della tradizione folkloristica slava, contestualizzati nella musica classica mitteleuropea, da sempre costituisce una costante per molti compositori, da Haydn a Brahms, da Bartok a Liszt fino all'impressionista russo Stravinskij; ma, a differenza di Bartok, sempre alla continua ricerca della fiera purezza magiara, l'esotismo di Ravel non nasce dal culto del folklore ne' dalla ricerca dell'innocenza perduta , (come si osserva in Gauguin) ma ha una matrice ben piu' astratta e formale. Ravel e' molto piu attento all'equilibrio ed all'eleganza dello stile. Modello dell ' opera furono probabilmente i Capricci di Paganini che Ravel elabora in modo soggettivo. Corde multiple, pizzicati con la mano sinistra, recitativi su una sola corda, in straordinarie peripezie tecniche da affidare esclusivamente alle mani piu' virtuose. - (vedi fondo pagina della "guida all'ascolto" di Maurice Ravel questo commento di Saura Pellegrini(clicca qui) Come quelle di Ughi che, con questo Tzigane, ci lascia senza fiato sin dalla iniziale lunga cadenza solistica con nuove ed emozionanti sonorità piacevolmente sorprendenti.. Un'esecuzione del tutto originale, piacevolmente nuova ed inaspettata per chi ascolta. Se, come sostiene Ravel, la musica deve toccare le emozioni prima e l'intelletto dopo, Ughi con il suo Tzigane non solo ha toccato, ma ha provocato un vero sisma emotivo in tutti i presenti visibilmente attoniti. (E’ un vero peccato che causa le disposizioni sulla privacy, non si riesca a farvi partecipi di quanto si dice, mostrandovi le espressioni degli ascoltatori che parlavano da se’.) Prosegue in perfetto dialogo con l' impeccabile Alessandro Specchi al pianoforte, fino all'incalzante gioioso finale. - Tocca a Gluck: Il nostro mito sonoro incontra il mito di Orfeo, cantore solitario che con la sua lira incanta e seduce sia le creature terrene che quelle d'oltretomba. Scende negli inferi per strappare la sua amata al regno dei morti, dopo aver neutralizzato le forze del male con la sua potentissima arma: la bellezza della sua musica. Il mito di Orfeo, nel corso dei secoli, ha ispirato molti compositori, ed e' stato oggetto di numerose versioni musicali, da parte di Monteverdi, Offenvbach, Haydn e appunto Gluck. L'opera di quest’ultimo si distingue in particolar modo in quanto ha segnato la rinascita del melodramma, dopo il declino dei modi rococo' settecenteschi. Lo spettacolo riacquista una dimensione piu' naturale attraverso un maggior equilibrio fra parole, musica, teatro e danza.- (vedi nella "guida all'ascolto" di C. W. Gluck questo commento di Saura Pellegrini(clicca qui) Il concerto termina con Sarasate e la sua Zingaresca op. 20 per violino e pianoforte , un autentico pezzo di bravura che richiede all'esecutore doti strumentali non comuni. La sfavillante interpretazione di Ughi, la sua sicura e poderosa arcata, l'eccelsa qualità del suono caldo e corposo hanno ancora una volta messo in luce il suo incomparabile virtuosismo. l'ineguagliabile tecnica sciolta e naturale che cattura ed avvince, come sempre, il pubblico presente. Se è vero quanto afferma un noto filosofo, che riconoscendo alla musica la capacità di esprimere la quintessenza delle cose e della vita stessa, le assegna il posto piu alto nella gerarchia delle arti, altrettanto è vero che il ruolo dell'artista, nell’atto interpretativo, non è da meno. Riuscire a svegliare, attraverso la musica, il fondo misterioso della nostra anima, riuscire a far luce e poter leggere dentro di noi non è facile impresa. Ma lo è sicuramente per il nostro Uto Ughi, modello artistico ideale a cui far riferimento nell'arduo compito della comunicabilità e nel fiorire delle emozioni. ![]() |
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