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TERAMO
Teatro Comunale

22 Marzo 2005
Inutile dirlo, ogni concerto di Uto Ughi rappresenta un evento straordinario, unico.
Lo è stato anche stasera, a Teramo.
Il programma è lo stesso eseguito a L'Aquila, ma l'originalità delle interpretazioni di Ughi riesce a dare ogni volta nuove, diverse emozioni.
Non sempre, però, l'impeccabilità del suono dei suoi violini si coniuga perfettamente con una ottimale qualità della ricezione acustica, come è avvenuto stasera.
Ma il talento di Ughi è riuscito a neutralizzare, come per magia, le problematiche connesse alle carenze strutturali del teatro.

Il programma è iniziato con la Sonata per violino e pianoforte K 301 in sol maggiore di Mozart, in due soli movimenti, Allegro con spirito e Allegro.
Esecuzione raffinata, brillante, elegante.

Ho riascoltato con piacere la Sonata n. 3 in re minore op. 108 di Brahms, una delle mie preferite.
Riflette il mondo interiore di un compositore in fermento, evidenzia la carica vitale di uno spirito dinamico alla continua ricerca di creatività.
I toni appassionati e brillanti, e la pienezza del suono sono suffragati in modo smagliante dall'alto virtuosismo solistico di Ughi, interprete ideale di Brahms.

Ha fatto seguito la Suite italienne per violino e pianoforte di Stravinsky in cui ogni movimento, nella sua brevità, sembra un piccolo gioiello sonoro finemente cesellato dal Maestro.
Molto aggraziata la Gavotta con due variazioni.

Nella parte finale, il programma ha subito una gradita modifica. Le variazioni su un tema di Weniawsky sono state sostituite dall' Introduzione e Rondò capriccioso di Saint Saens.
Probabilmente Uto mi ha letto nel pensiero: glielo stavo quasi chiedendo. Questa è una delle mie pagine musicali preferite.
Un mix di poesia a tratti sognante, leggera e spiritosa in cui la fascinosa piacevolezza dell'inizio dolce e suasivo ben presto si potenzia sonoramente con un ritmo incalzante, sfociando poi nella fresca vitalità del Rondò in cui le prorompenti evoluzioni virtuosistiche si elaborano attraverso un intenso dialogo tra i due strumenti.

Al termine, come avviene sempre ai concerti di Uto Ughi, pubblico caloroso ed inchiodato al proprio posto.
Si è capito subito che il concerto non doveva finire lì.

Ed infatti è arrivato il primo bis: Humoresque di Dvorak.
Che favola !
Vi eccheggiano le emozioni del mondo popolare céco e delle danze folkloristiche slovacche.
Emozioni musicalmente e magistralmente tradotte dal nostro agilissimo, fantasioso ed appassionato archetto.
Entusiasmo alle stelle e pubblico non ancora "sazio".

Secondo bis: una Fantasia dai capricci di Paganini, a iniziare dal 24°.
Eh si, quando si parla di Paganini si pensa a qualcosa di assolutamente straordinario.
E quando si pensa alla straordinarietà, come si fa a non pensare a Uto Ughi ?

Certo è che Paganini ha acceso ulteriormente gli animi, che si sono placati solo quando Uto ha annunciato il terzo bis: la Vida breve di De Falla.
Frizzante e briosa, questa musica che Uto ci ha fatto ascoltare esalta i colori della tradizione musicale andalusa, imbevuta di elementi folkloristici squisitamente popolari.

Il concerto è terminato.
Ci congediamo da Ughi malvolentieri, come sempre, ma facendo una riflessione.
Oltre al talento straordinario, di Uto Ughi mi sorprende la naturalezza con cui riesce a stabilire con il pubblico un bel feeling, un approccio simbiotico non solo relativamente al linguaggio musicale, ma anche sul piano umano.

Saura Pellegrini

E-mailinfo@utoughifanclub.it