Piotr Ilyich TCHAIKOVSKY
(Votkinsk [governatorato di Vietka] 7.06.1840 - Pietroburgo 6.11.1893)
Concerto in re maggiore per violino e orchestra op. 35 (1878).
da RCA STEREO RL 31532 RED SEAL - Giugno 1980 di Pietro Caputo
London Symphony orchestra Kurt Sanderling (Conductor
UTO UGHI violin
I .Allegro moderato 18'59''
II. Canzonetta: Andante 8'12''
III. Finale, Allegro vivacissimo 9'45''
Fu al principio del 1878 che Tcajkovskij si trasferì a
Clarens, abbandonando Firenze che pure egli amava tanto ed alla quale
avrebbe più tardi dedicato il Sestetto per archi op. 70 intitolato appunto
Souvenir de Florence.
In Svizzera egli trovò quella serenità cui tanto anelava dopo la paurosa
crisi che lo aveva travolto per l'infelice esito del suo matrimonio.
E fu proprio in questo periodo e con questo stato d'animo che cominciò a
lavorare al suo Concerto per violino.
Lo slancio e l'entusiasmo con cui componeva fecero si che in meno di due
settimane il Concerto fosse già compiuto e di ciò ce ne fornisce ampia
prova il carteggio con Nadjeshda von Mecks.
"…..Dal giorno in cui ho cominciato a scrivere questo pezzo - confessa
il musicista alla sua grande amica e benefattrice - l'umore propizio non mi
ha mai abbandonato.
In queste condizioni di spirito, la composizione perde ogni traccia di
fatica, diventa una gioia continua".
Favorì questa sua alacre attività la presenza del violinista Josef Kotek,
suo ex-allievo, un virtuoso allora assai noto.
Kotek fu generoso di consigli e suggerimenti, fece apportare alcune
modifiche al primo movimento e convinse Tciajkovskij a mutare totalmente
il secondo movimento.
Da Guida all'ascolto della musica sinfonica di Giacomo Manzoni:
Eseguito solo tre anni dopo essere stato portato a termine (Vienna 1881),
questo pezzo è rimasto da allora uno dei favoriti dai concertisti di
questo strumento.
Di fatto è una delle pagine di più straordinario virtuosismo che per violino
siano mai state scritte, e soprattutto nel primo e nell'ultimo tempo al solista
sono affidati compiti veramente trascendentali.
Le idee musicali in se stesse non sono tra le più felici che abbia concepite
Ciaikovski: ma ciaikovskiana al cento per cento è l'impostazione di
tutta l'opera, nei suoi episodi enfatici come in quelli più liricamente
raccolti.
L'"Allegro moderato" iniziale è costruito in una forma di sonata trattata
peraltro in maniera tutta personale, mentre nella "Canzonetta" troviamo
l'idea melodica forse più genuina di tutto il Concerto (si noti all'inizio
della parte solista una singolare reminiscenza verdiana).
"L'Allegro vivacissimo" conclusivo è la pagina di più brillante virtuosismo
del Concerto: i temi si rincorrono, si superano, si variano, conseguendo
straordinari effetti di sonorità, dove sarebbe vano ricercare una
profonda necessità d'espressione.
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