Cèsar FRANCK
(Liegi, 10.12.1822 - Parigi. 8.11.1890)
SONATA IN LA MAGGIORE PER VIOLINO E PIANOFORTE
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( 13 dicembre 2006 Teatro Grande di Brescia)
Clicca qui se vuoi vedere e sentire Uto Ughi il 13 dicembre 2006 al Teatro Grande di Brescia che suona insieme
ad Alessandro Specchi, la Sonata in la maggiore per violino e pianoforte di César Franck
Sonata per violino e pianoforte in la maggiore ( composizione estate 1886)
Dedicata ad Eugène Ysae - prima esecuzione a Bruxelles, 16 12.1886 - Prima edizione Parigi, Hamelle. [1886
Da CD 2000 PARAGON per Amadeus AM 132-2 Reg. 17-19 gennaio 2000 Ivrea
-UTO UGHI BRUNO CANINO
I Allegretto ben moderato
II Allegro
III Recitativo-Fantasia. Ben moderato
IV Allegretto poco mosso
Clicca qui se vuoi vedere e sentire Uto Ughi il 20 ottobre 2006 al Teatro Ponchielli di Cremona che suona insieme ad Alessandro Specchi,
la Sonata in la maggiore per violino e pianoforte di Cesar Franck
Di Cesare Fertonani:
Composta nelll'estate del 1886 e dedicata al grande violinista
belga Eugène Ysae, la Sonata per violino e pianoforte in la maggiore di
César Franck è senza dubbio uno dei capolavori della musica strumentale
francese del secondo Ottocento.
Capolavoro emblematico forse quant'altri mai non soltanto dello stile
del suo autore ma anche, in qualche modo, di un'intera epoca della musica
francese: dove convivono e si intrecciano intensità lirica, elegante
nitore della scrittura, culto e rigore della forma, pronunciato gusto
neoclassico evidente tra l'altro nel ricorso alla tecnica contrappuntistica,
linguaggio armonico raffinatissimo ispirato dal cromatismo wagneriano
nonché da ripensamenti modali, anelito all'organicità compositiva.
Quest'ultimo si riflette anzitutto nel principio costruttivo ciclico tanto
caro a Franck e che qui si manifesta a vari livelli: se l'idea ciclica
formulata nel primo movimento determina o perlomeno incide sulla
conformazione melodica dei temi dei movimenti successivi (decisivo al
riguardo è l'intervallo di terza), assumendo via via nuove e cangianti
configurazioni, e in ogni caso ricompare ben riconoscibile sotto specie
di ricordo o reminiscenza, la sostanza tematica principale e per così dire
autonoma del terzo movimento viene a sua volta riutilizzata, in funzione
complementare, nel finale. A denotare l'impegno costruttivo e l'ambizione
della Sonata, che nella sua poderosità aspira a una dignità estetica
paragonabile a quella della grande forma sinfonica, intervengono la
ricercata varietà delle soluzioni formali e degli atteggiamenti espressivi
dei quattro movimenti, ciascuno dei quali offre una propria definita
individualità all'interno dell'insieme complessivo.
L'esito artistico e l'importanza storica del lavoro appaiono tanto
più ragguardevoli se si considera che, fatti salvi i modelli tedeschi
individuabili in Beethoven e Schumann, all'altezza del 1886 la tradizione
della sonata per violino e pianoforte non conta in Francia che un numero
recente ed esiguo di antecedenti dovuti a Édouard Lalo, Gabriel Fauré
e Camille Saint-Saëns.
L'immediata fortuna della Sonata è in qualche modo riflessa dal fatto
di essere una delle composizioni ad aver ispirato la sonata di Vinteuil
di cui narra Proust in Du côté de chez Swann.
La prima esecuzione della Sonata avvenne per merito del dedicatario,
Eugène Ysa˙e, e della pianista Léontine-Marie Bordes-Pène al Cercle
artistique di Bruxelles il 16 dicembre 1886.
L'Allegretto ben moderato è specie di morbida berceuse
che sorprende un poco come movimento d'apertura; la forma è quella di
una sonata senza sviluppo in cui la sezione centrale si riduce a una breve
riconduzione.
L'Esposizione vera e propria è preceduta da quattro misure di
introduzione pianistica, in cui compare, sull'accordo ripetuto di nona
di dominante, la cellula generativa del primo tema: un intervallo
ascendente (in origine di terza) in ritmo trocaico (lunga-breve).
Quindi il violino intona il primo tema, molto dolce in la maggiore,
sull'accompagnamento accordale del pianoforte.
Il primo tema, o piuttosto gli elementi strutturali che lo compongono,
specie l'intervallo di terza e il ritmo trocaico, costituiscono l'idea
ciclica, ricorrente dell'intera sonata.
Il tema si sviluppa in arcate di crescente intensità e ampiezza melodica,
pur nella chiarezza assoluta dell'articolazione sintattica, sino a
raggiungere un punto culminante in fortissimo.
Il secondo tema a tempo sempre forte e largamente in mi maggiore è
affidato al solo pianoforte: le eloquenti perorazioni della linea melodica
sono accompagnate da arpeggi al basso.
Il ritorno, dolcissimo, dell'idea ciclica di un canone avviato tra i due
strumenti segna la riconduzione alla ripresa variata, con il primo tema,
ancora dolcissimo e in la maggiore al violino.
Poi la ricapitolazione del secondo tema, in la maggiore, al pianoforte solo,
è inframmezzata da una frase del violino derivata dall'idea ciclica.
Sempre sull'idea ciclica, così come si configura nella riconduzione,
si basa la coda, poco a poco rallentando fino a un tempo molto lento.
L'Allegro successivo è un movimento più complesso ed emotivamente più
intenso del lavoro, pervaso da un'inquietudine palpitante e da un'aura
di tragicità che appaiono come contenute dagli argini sicuri del classico
disegno della forma di sonata.
Dai vorticosi arpeggi del pianoforte emerge il primo tema, passionato
in re minore, che reca l'impronta dell'idea ciclica e s'inarca verso
l'acuto per poi ripiegare verso il grave.
Il tema, ansimante, viene subito ripreso anche dal violino nel registro
medio-grave, dopodichè la transizione ne recupera alcuni motivi per poi
offrire una linea melodica discendente del violino; quindi, a una variante
dell'intero primo tema, segue una reminiscenza dell'idea ciclica,
sempre forte e passionato, da parte del violino.
E' questa una mediazione tra il tono di fondo del movimento e la fase
distensiva rappresentata dal secondo tema, in fa maggiore che reca anch'esso
il conio dell'idea ciclica.
Il lirico tema condotto dal violino su accompagnamento in terzine del
pianoforte prosegue in una sezione conclusiva poco più lento e molto dolce,
su pedale del pianoforte, che chiude in modo digressivo e sfumato l'Esposizione.
Quasi lento: l'attacco divagante e rarefatto, in pianissimo, dello Sviluppo
si riallaccia al clima della chiusa dell'Esposizione: il dialogo tra gli accordi
pieni del pianoforte e del violino echeggia i motivi del secondo tema.
Improvviso, il ritorno al Tempo I. Allegro: dopo una pausa, frasi analoghe a
quelle della sezione precedente risuonano con mutato atteggiamento espressivo,
fuocoso, e mutata sonorità, dal mezzoforte al fortissimo.
La linea melodica discendente (qui aggravata) della transizione, sovrapposta
a quella della sezione conclusiva del secondo tema, porta a un'elaborazione
con la testa del primo tema al pianoforte alternata a frasi impetuose
del violino , e qui a un'ulteriore elaborazione in cui vengono sapientemente
combinati i profili melodici del secondo e del primo tema, fatti risaltare
ora al pianoforte ora al violino sullo sfondo di un pulsante accompagnamento.
La ripresa ricalca fedelmente l'esposizione con la sola, ovvia modifica dei
percorsi e dei rapporti tonali: primo tema, in re minore, suonato insieme da
violino e pianoforte, poi transizione e secondo tema, in re maggiore condotto
dal violino.
Avviata dalla chiusa della sezione precedente, la coda, in tempo Animato
poco a poco, poi Quasi presto, asseconda la stretta agogica con un progressivo
crescendo; riaffiora il profilo melodico del primo tema e ricompare, poco
slargando, la reminiscenza dell'idea ciclica già posta alla fine della
transizione.
Conclude un lungo trillo del violino, seguito da tre accordi di entrambi
gli strumenti.
Il terzo movimento, Recitativo-Fantasia.Ben moderato è pagina di
indiscutibile originalità per concezione e struttura, dove Franck fonde
in mirabile sintesi arte dell'improvvisazione, controllo della forma
e afflato lirico.
L'indipendenza dalle soluzioni formali codificate, dichiarata già nel
titolo Recitativo-fantasia, si risolve in un movimento tracciato con libertà
inventiva ma dall'architettura comunque limpidissima, le cui parti
corrispondono a precise funzioni musicali ed espressive.
All'inizio dell'introduzione-recitativo, andamento e scrittura sono di
carattere improvvisativo, ma sin dalla frase d'apertura del pianoforte
si manifesta, con assoluta evidenza, la derivazione dall'idea ciclica.
Le frasi del pianoforte si avvicendano con quelle altrettanto rapsodiche
del violino (con fantasia), tanto che gli strumenti suonano insieme soltanto
nel breve episodio intermedio in tempo Molto lento.
La prosecuzione del recitativo, che presuppone un ritorno al tempo iniziale
e ora vede violino e pianoforte contemporaneamente impegnati, si fa quindi
più animata per culminare in un diafano episodio di transizione la cui linea
melodica ascendente riprende quella dell'inizio dello Sviluppo del secondo
movimento.
Si tratta del passaggio alla parte propriamente tematica del movimento,
intensamente lirica e dalla cantabilità spianata, che offre un tema articolato
in due unità o, se preferisce, in due temi distinti, cantati dal violino
su arpeggi del pianoforte: il tema A, dolcissimo espressivo e tranquillo,
in fa diesis minore, dalle inflessioni modaleggianti; quindi il tema B,
dramatico, in fa diesis minore ma poi modulante a do diesis minore.
I due temi A e B sono quindi ripetuti, ora tuttavia inframmezzati da una
duplice reminiscenza al violino, dolcissimo, dell'idea ciclica così come
viene formulata in origine, cioè nel primo tema del movimento iniziale,
ma con diversi valori ritmici.
Infine la chiusa, Molto lento e mesto, è costituita da una variante
dell'episodio intermedio della sezione iniziale.
Il finale Allegretto poco mosso, è liberamente strutturato come
un rondeau alla francese in cui il refrain, cioè il ritornello che si alterna
ai couplets, ovvero gli episodi, viene via via riproposto in tonalità differenti,
ma reca altresì il segno del contrappunto.
Il tema principale, dolce cantabile in la maggiore, è infatti un canone
all'ottava tra violino e pianoforte, la cui linea melodica reca ancora
una volta l'impronta dell'idea ciclica.
Dal canto suo, il primo episodio ricorre al tema A del terzo movimento,
suonato dolce cantabile dal pianoforte tra gli arabeschi del violino e poi
ripetuto a parti invertite, la cui ricomparsa viene inframmezzata dall'inatteso
e per così dire prematuro ritorno, nella lontana tonalità di do diesis maggiore,
del tema principale.
Quando quest'ultimo si ripresenta poi, molto cantabile e in mi maggiore,
viene espanso attraverso una brillante sezione conclusiva, anch'essa in canone.
Una breve sezione di raccordo e di tono leggero, su pedale di mi, conduce allo
Sviluppo che inizia nella remota tonalità di si bemolle minore e
frammenta il tema principale in incisi e motivi.
Il secondo episodio, si fonda sulla ricomparsa al violino, in fortissimo,
del tema B del terzo movimento, inframmezzato da alcuni spunti elaborativi
della precedente sezione di Sviluppo ; mentre l'epilogo ricorre ancora al tema
A già riutilizzato nel primo episodio, in un diminuendo dal fortissimo al
pianissimo.
Chiudono il movimento la ripresa del tema principale nel tono d'impianto,
la maggiore, e la coda, sempre fortissimo, che ripropone la brillante sezione
conclusiva del tema.
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di Saura Pellegrini:
Questa Sonata fu molto amata da Proust che nell'aprile del 1913, dopo averla ascoltata durante un concerto del violinista rumeno
George Enescu con il pianista Paul Goldschmitt, manifestò il suo entusiasmo per l'evento musicale all'amico Antoine Bibesco.
Com'è noto, Proust ebbe un profondo legame con la musica, ed in particolare con la musica da camera che egli stesso definiva il suo principale nutrimento spirituale.
Proust è uno dei tanti scrittori che hanno amato la musica per le sue immani potenzialtà: comunica le emozioni, esprime l'indicibile e l'ineffabile,
risveglia e fa emergere ciò che è nascosto dentro di noi.
In altre parole, la musica vista come faro in grando d illuminare le zone d'ombra della nostra anima.
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