Haendel Georg Friedrich
(Halle, 23 febbraio 1685 – Londra, 14 aprile 1759)
Sonata in re maggiore op. I n.13
Dalla Locandina del Teatro Della Pergola di Firenze del 27.03.2010
La musica da camera di Haendel, che nel complesso comprende una cinquantina di composizioni, rappresenta una parte
non centrale del suo vastissimo catalogo, ma tutt'altro che trascurabile in ragione di un livello qualitativo assai alto.
Come anche per altri generi della sua produzione, anche in questo campo è assai complessa la vicenda editoriale
e la datazione delle varie opere, considerata anche l'abituale disposizione di Haendel, come peraltro di tutti
i musicisti di quell'epoca, di utilizzare piu' volte e in diverse circostanze lo stesso materiale.
Lasciando da parte le due raccolte dei Concerti grossi la produzione cameristica del grande musicista sassone
si esplica nel genere della sonata a solo con accompagnamento di basso continuo e nella sonata a tre, cioè per due strumenti solisti e basso, strumenti protagonisti il flauto
traverso e dritto, l'oboe e il violino, ed è organizzata soprattutto nelle tre raccolte pubblicate come op. I (1722) op. II (1731) e op IV (1739); quest'ultima raccolta, a
conferma di quanto detto sopra, contiene Sette Sonate a tre che in gran parte sono adattamenti realizzati dall'autore stesso
di varie pagine tratte da altri suoi lavori di genere diverso, soprattutto opere teatrali e oratori.
I pezzi solistici sono concentrati invece nella prima di queste tre raccolte a stampa: nel complesso dodici
Sonate "pour un traversière, un violin ou hautbois con basso continuo", come recita il frontespizio dell'edizione olandese di Jean Roger, alle quali se ne aggiungono altre tre in una edizione successiva (Londra
, J.Walsh, 1732).
Le composizioni per violino, delle quindici complessive, solo sei, e fra queste, solo quella eseguita
in apertura del programma odierno, la n. 13 in re maggiore ci è nota anche attraverso il manoscritto
autografo dell'autore che reca il titolo "Sonata solo a cembalo".
E' anche interessante osservare che parte del materiale tematico di questa sonata sarebbe stato in seguito riutilizzato
nell'ultimo grande oratorio Jephta.
Il modello formale adottato in questa come anche nelle altre cinque destinate al violino è quello della sonata da chiesa
italiana, cioè in quattro tempi secondo lo schema Adagio-Allegro-Adagio-Allegro, cosi' come anche il linguaggio stilistico di riferimento è quello italiano e in modo particolare
del suo indiscusso caposcuola, cioè Arcangelo Corelli che Haendel conobbe anche personalmente a Roma durante
il suo soggiorno in Italia.
La Sonata in re maggiore fra tutte quelle che piu' stabilmente è entrata nel piu' tradizionale repertorio
violinistico, si apre con un un movimento ("Affettuoso") dominato da una nobile melodia di stile italiano,
ma anche sviluppata in figurazioni ritmiche, puntate allusive allo stile francese.
Segue, senza soluzione di continuità, un "Allegro" in stile fugato di evidente matrice corelliana.
Una cantabilità decisamente italiana è quella che caratterizza il bellissimo "Larghetto", in tonalità
di si minore, che dà quindi luogo al movimento conclusivo, un Allegro in misura ternaria bipartito e ritornellato
nel quale prevale lo spirito della danza. (durata 14' circa).
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