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| Niccolò PAGANINI (Genova 27.10.1782 - Nizza 27.5.1840) parla Uto Ughi: Quando si pensa a Paganini viene spontaneo il pensiero di virtuosismi trascendentali al limite delle capacità umane. In realtà la grande arte di questo autore e il suo lato veramente profondo era la capacità di trasmettere con il violino accenti di voce umana. Quando mi trovo davanti ad una partitura paganiniana rimango sbalordito, estasiato dalle infinite possibilità di questo strumento, possibilità fino ad allora sconosciute. Ogni corda ha una sua timbrica e caratteristica che va dal soprano al contralto, dal tenore al baritono: è veramente il bel canto trasportato al violino. Ricordo un'esecuzione di questo concerto (il concerto n. 1 di Paganini) che feci a Gratz in Austria, dirigeva George Pretre: Il grande direttore francese mi fece capire meglio di chiunque altro il genio di Paganini. Anche negli accompagnamenti meno significativi Pretre infondeva una cura, un amore, una ricerca per i dettaglio che non avrei mai sospettato. Nei tutti e nell'orchestra poi era vulcanico, travolgente, entusiasmante: aveva trasformato il concerto in un'opera di Rossini. Le melodie di Paganini ricordano molto Bellini nei momenti più ispirati. Quando ascolto Bellini cantato da Maria Callas per esempio nella "Norma", in "Casta Diva" o nella "Sonnambula" ricevo sempre idee straordinarie da adottare nel fraseggio e nel respiro del canto del violino. Schubert ascoltò Paganini per la prima volta a Vienna spendendo tutti i soldi che aveva, era poverissimo, però escalmò dopo il concerto: "Ho sentito cantare un angelo!". Ho un ricordo straordinario del grande violinista russo Nathan Milstein che all'età di 84 anni diede un concerto alla Carnegie Hall di New York. Suonò alcuni brani di Paganini in un modo talmente miracoloso e straordinario che sapeva trasformare i virtuosismi in cascate di diamanti e perle: un fuoco di artificio di bellezza. Non era più suono di violino ma erano immagini pittoriche con colori ed effetti del tutto straordinari: ho capito che il virtuosismo era subordinato all'arte più sublime: Alla fine tutti erano commossi. |
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