Ottorino RESPIGHI
( Bologna 1879-Roma 1936 )
Antiche danze ed arie: Suite n. 3 per archi
testo tratto dalla Locandina delle SERATE MUSICALI di Milano del 14.12.2009
Italiana (Andantino)
Arie di corte (Andante cantabile, Allegretto, Vivace, Lento con grande espressione,
Allegro vivace, Vivacissimo,Andante cantabile)
Siciliana
Passacaglia
La ricostruzione delle musiche del passato sia pure in un percorso totalmente
privo di qualsiasi presupposto storico-filologico è senza dubbio uno degli assiomi attorno al quale
ruota l'opera di Ottorino Respighi, una proposta di stampo neoclassico rivissuta facendo leva su
un'orchestrazione brillante, coloristica, fatta di impercettibili sfumature impressionistiche oltre
che su una cantabilità espressiva volta a sottigliezze pre-raffaellite e a un eclettismo stilistico
non privo di compiacenze.
Fra le opere liberamente ispirate al Sei-Settecento italiano di Monteverdi, Cimarosa, Frescobaldi
Locatelli e naturalmente Vivaldi, un posto a se' merita la raccolta delle Antiche Danze e Arie
ispirata a un'edizione per liuto del musicologo Oscar Chilesotti e ripartita in una serie
di tre Suites per vario organico: le prime due accolte rispettivamente nel 1917 all'Augusteo di
Roma sotto la direzione di Bernardino Molinari e nel 1924 a Cincinnati prevedevano l'uso di
una piccola orchestra da camera con tanto di clavicembalo, arpa e persino di tromboni, timpani
(o addirittura corno inglese), scarsamente associabile alle tenue sonorità
di uno strumento a pizzico; solo la terza, accolta proprio al Conservatorio di Milano nel gennaio 1932,
sotto la direzione dell'autore, mantiene una dimensione circoscritta alla strumentalità
ad arco.
Gran parte di questi pezzi nel loro insieme si mantengono in una forma ternaria o tracciano
il percorso di una piccola variazione, su schemi riconducibili al mondo della danza (Gagliarda,
Passo mezzo, Bergamasca, Siciliana, Passacaglia) e dell'inserto polifonico popolaresco
(Villanella).
La Suite n. 3 che ascoltiamo in questa occasione si compone di quattro parti:
la prima è un'Italiana (Andantino)
ispirata ad un compositore anonimo di fine Cinquecento con una melodia affidata al dolce languore
dei primi violini;
la seconda si intitola genericamente Arie di corte ed è tratta da un originale di Jean Baptiste
Bésard, liutista francese tardo rinascimentale;
la terza è una Siciliana che rievoca l'antica consuetudine dei movimenti altalenanti d'impronta
Pastorale, in 6/8 con qualche semplice variazione nella parte centrale.
Infine la raccolta si conclude con un quarto pannello ispirato a una Passacaglia del chitarrista
italiano Ludovico Roncalli basata sulla continua reiterazione di un Basso ostinato.
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