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Il personaggiodimag

TUTTO L'ARCO DELLA MIA VITA


Fotografia di Adriano Caramenti - MAG -
Parla il Maestro Ughi, il virtuoso del violino più conosciuto e amato dal pubblico italiano. Un'intera esistenza spesa per la musica, in equilibrio tra disciplina e passione. Ma sempre con lo stesso stile: vibrante.




Quella di Uto Ughi è la videnda esemplare dell'enfant prodige: a quattro anni imbraccia il violino, a sette affronta il recital solistico e a dodici il primo concerto pubblico con orchestra. Da allora non ha mai smesso di entusiasmare le platee di tutto il mondo, da solo o a fianco di alcuni tra i più grandi interpreti di sempre; combinando l'eccezionale talento naturale a quel forte temperamento che lo vede sempre in prima fila anche nel sostenere le "sue" battaglie, ora a favore dell'insegnamento della musica nelle scuole, ora per migliorare l'acustica delle sale da concerto, oppure contro la soppressione delle orchestre, e così via. Affrontando ogni lotta con lo stesso impeto con cui si anima nel parlare di sè e della propria vita, di ricordi e ideali, dei libri che letteralmente divora o delle passioni artistiche. Con quella luce negli occhi, quello spirito quasi irrequieto di chi è sempre alla ricerca; lasciando a chi gli sta di fronte la chiara sensazione che, se è vero che la musica mantiene giovane lo spirito, male non fa neppure al fisico.......


Fotografia di Adriano Caramenti - MAG -
Sess'antanni di vita e quasi altrettanti di carriera: a che età risale il suo primo ricordo musicale?

I miei primi ricordi musicali corrispondono ai primi ricordi umani, perchè quando ho cominciato a camminare e a parlare ho anche iniziato ad ascoltare musica. Mio padre era un grandissimo appassionato - non era un musicista ma un dottore in legge - mentre mia nonna, che era di origine austriaca, aveva ricevuto un'educazione culturale di stampo mitteleuropeo: la musica era dunque il mio pane quotidiano, faceva parte delle istanze estetiche e spirituali dell'ambiente in cui vivevo.
Il nostro salotto si apriva con cadenza settimanale per ospitare piccoli concerti casalinghi; tutte le domeniche mio padre invitava il maestro Coggi - primo violino del Teatro alla Scala di Milano sotto la bacchetta di Toscanini - e altri musicisti, per ascoltare con gli amici i Trii di Beethoven o i Quartetti di Haydn e di Mozart. E questa è stata la colonna sonora della mia infanzia.


Teoria e solfeggio hanno sottratto tempo a giochi ed amici?

Quando uno brucia per una passione, le si dedica totalmente e non sacrifica niente a nessuno: in fondo, è difficile soltanto essere costretti a fare ciò che non amiamo. Un musicista prima di tutto ama ed ha bisogno di comunicare agli altri le proprie emozioni; oggi, come allora, questa è un'esigenza che si armonizza perfettamente con il mio modo di sentire.
Forse ho un po' sofferto per il fatto di non poter frequentare le scuole elementari e medie insieme con i miei coetanei, perchè ho sempre dovuto studiare con insegnanti privati; poi ho recuperato al Conservatorio. La cosa decisiva per un musicista è comunque non perdere mai di vista il contatto con la gente,

Foto Enzo Cinelli - Roma - Basilica di Santa Sabina - "Omaggio a Roma" 2002- Ughi insieme ai ragazzi di Monte San Giovanni Campano
attraverso quei rapporti umani che quotidianamente arricchiscono l'esperienza e l'immaginazione.


C'è stato un incontro che ha particolarmente segnato la sua vita o la sua carriera?

Incontri continui, che ricerco ancora incessantemente, da sempre. C'è una bellissima poesia di Baudelaire che parla di come i grandi geni dell'umanità (da Michelangelo e rembrandt fino a Goethe e Beethoven) siano persone destinate a illuminare il cammino delle generazioni che verranno dopo. Io ho avuto la fortuna di aver conosciuto i più importanti interpreti del nostro tempo; dal violoncellista Casals,
ai violinisti Ojstrach
e Menuhin
Uto Ughi a Venezia con il Maestro Yehudi Menuhin, morto nel '99, uno dei maggiori violinisti del ventesimo secolo. - MAG -
dal pianista Rubinstein
al chitarrista Segovia
direttori come Bernstein
e Celidibache.
Tutti personaggi che irradiavano una straordinaria carica di energia positiva, una forza contagiosa; dopo averli avvicinati, anche dopo solo una semplice conversazione non si potevano non avvertire gli influssi benefici del loro pensiero e del loro talento. Nel mio cammino, una fonte inestinguibile di idee e creatività.


Ci vogliono comunque una chiara predisposizione e una discreta dose di umiltà.........

Per me si tratta di soddisfare una necessità quasi primordiale come per la fame o per la sete. Ho continuamente bisogno di ascoltare, paragonarmi, documentarmi, per avere uno sguardo a 360 gradi sull'orizzonte che mi sta di fronte.
Si è sempre comunque influenzati da ogni avvenimento della vita ed è giustissimo conoscere il parere di chi ci sta vicino, come anche la concezione di un altro interprete; non per imitazione, ma per informazione, per ricevere stimoli che uno poi fa propri, attraverso la sensibilità personale. Non può esistere un apprendimento gratuito; è sempre frutto di un confronto con gli altri.


E' la stessa curiosità che alimenta la sua passione per i viaggi?

Ci sono molti musicisti che di una città conoscono l'aereoporto, l'albergo e la sala da concerto; io cerco invece di ritagliarmi sempre dieci o qundici giorni per visitare a fondo il luogo in cui mi devo esibire, per conoscerne un po' la cultura. Per me i viaggi sono una trasfusione di sangue nuovo, un'avventura continua di vita, un tesoro immenso di esperienze che costituisce il mio bagaglio di "antropologo dilettante".

E quali sono le sue mete preferite?

I luoghi dove si avvertono la magìa e le vibrazioni della storia, le energie spirituali di chi è vissuto prima: come i templi induisti di Ankor Vat in Cambogia
l'anfiteatro romano di Palmira in Siria
o i templi di Pagan in Birmania
che sono una splendida testimonianza della cultura buddista. Proprio in Birmania ho provato un'emozione straordinaria: davanti a più di 3000 templi - quasi come se tutte le nostre cattedrali medievali fossero riunite in una sola pianura - siamo stati i pionieri dela musica occidentale, che per la prima volta è risuonata in quei posti meravigliosi.


Una grande responsabilità.......

Ogni artista è ambasciatore del proprio messaggio; portare la musica nel mondo vuol dire diffondere un messaggio di bellezza ed armonia. Nell'intento dei grandi compositori la musica ha una funzione nobilitante per l'uomo, di redenzione, e il suo messaggio è sempre un messaggio di pace.

Verso quali orizzonti spirituali si apre la musica?

Si può sempre percepire il lato metafisico nella musica, soprattutto di "certa" musica - penso a quella di Bach o di Beethoven, per esempio - in cui la spiritualità è evidente, palpabile; partiture che trasudano il destino ultimo dell'uomo. La cultura moderna tende a soffocare il mistero, a censurarlo; oggi si cerca di ridurre tutto, di spiegare ogni cosa razionalmente, mentre il mistero esiste, eccome! In tutta la musica dei grandi autori c'è una forte componente di sacralità e ogni artista, credente o non credente, si pone alla ricerca dell'assoluto, utilizzando un linguaggio che trascende la pura materialità.

Lei ha dedicato la vita alla musica ma che cosa prova di fronte al silenzio?

Il silenzio è l'occasione imperdibile per riflettere e meditare, la condizione necessaria per la concentrazione e la ricerca; nel silenzio c'è il tempo per raccogliere intorno a sè le energie migliori ed aprire la strada al pensiero. nella musica poi è un elemento di fondamentale importanza anche tra un movimento e l'altro di un'opera e nelle stesse pause musicali: istanti che non segnano una vuota assenza, ma un silenzio carico di tensione emotiva.

E' giusto tendere verso un ideale di perfezione?

La perfezione non potrà mai rappresentare un fine assoluto. Se non è sorretta di un'espressione, la perfezione in se' non ha valore, diventa un'ossessione, un incubo, ed è paralizzante; dicendo questo non intendo incoraggiare l'errore o la stonatura, ma in cert casi la perfezione annulla addirittura l'effetto di espressione.
Personalmente trovo molto irritante un'interpretazione perfetta dal punto di vista tecnico, ma fredda, meccanica, poco comunicativa, senza un barlume di emozione.


Qual'è il valore della disciplina?

necessaria per raggiungere qualunque risultato. Chi suona è sottoposto ad uno stress psicofisico paragonabile a quello di un atleta che deve compiere una prova sportiva; la figura un po' bohémienne dell'artista "disordinato" è un retaggio romantico
Fotografia di Massimo Barbaglia tratta da www.vivimilano.it
ed oggi non ha alcun senso. Io dedico allo studio del violino almeno tre o quattro ore al giorno, non di meno, perchè come diceva Paganini, "se sto un giorno senza suonare, me ne accorgo io; se sto due giorni, se ne accorgono gli altri".


Senza però trascurare la forma fisica.....

Anche la salute non è un dono gratuito, ma qualcosa che si conquista e si mantiene; la forma fisica è sicuramente fondamentale e va coltivata a duro prezzo. Io faccio regolarmente lunghe passeggiate, sono uno sciatore accanito, nuoto, pratico il footing. "Mens sana in corpore sano" era il motto di mio padre che era cultore del benessere fisico ed è arrivato all'età di novant'anni perfettamente in forma.
"Mezz'ora di ginnastica tutte le mattine deve essere un punto fermo nella vita di ognuno": una lezione che ho invece imparato da Arthur Rubinstein. Me lo disse, ormai novantenne, a cena, dopo un suo strepitoso concerto a Lucerna, di fronte a un piatto di spaghetti alla carbonara...



Uto Ughi riceve gli applausi al termine di un'esibizione - MAG -

E-mailinfo@utoughifanclub.it