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"COL MIO STRADIVARI SUONO LA BELLEZZA"



da Avvenire di giovedì 19 luglio 2007
di Alessandro Beltrami



19 Luglio 2007.
C'è una foresta in cui nascono i violini.
Non è una favola.
E' a Paneveggio, in val di Fiemme, ai piedi delle cime piu' belle delle Dolomiti.

Antonio Stradivari e gli altri maestri liutai salivano fin qui per scegliere di persona il legno dei preziosi abeti rossi del bosco.

E qui risuonerà oggi alle 14, per i suoni delle Dolomiti, il festival che fino all'8 settembre porta la grande musica in alta quota, la voce dello Stradivari di Uto Ughi (" Mi sembra giusto, riportarlo li' dove è nato. In un certo senso è una sorta di ritorno a casa").
Il violinista e l'orchestra da camera I Filarmonici di Roma suoneranno musiche di Boccherini, Saint Saens e Paganini.
A Ughi verrà inoltre intitolato un albero della foresta.

Maestro cosa ricorda della prima volta che ha imbracciato uno Stradivari?

"Avevo 12 anni, studiavo a Parigi. Mi ha provocato un'enorme emozione. A quel tempo non avevo il denaro per acquistarlo.
Mio padre mi disse che se fossi stato bravo un giorno avrei potuto comprarne uno.
Divenne il sogno della mia vita. Un sogno che ho realizzato a 18 anni.

Un concerto all'aperto è molto suggestivo, ma per lo strumentista è un impegno notevole.

"Certo, acusticamente non è il posto ideale. Toscanini diceva che all'aperto si gioca a tennis. Ma le vibrazioni restituite dal contatto con la natura sono talmente forti e suggestive da risarcire qualsiasi difficoltà. La natura è l'arte piu' perfetta. E fare musica nella natura è il massimo.
Tutti i grandi musicisti l'hanno amata, da Vivaldi a Beethoven a Mahler.
La loro musica è un vero e proprio inno alla natura".

Cosa cambia nel rapporto con il pubblico in un concerto all'aperto?

"C'è un maggiore contatto, è più diretto. Venendo a mancare tutte le strutture di un teatro, chi suona è più vicino al pubblico. La grande musica è una specie di comunione tra chi esegue e chi ascolta.
Un'esecuzione all'aperto facilita questo processo".

Cinquemila persone hanno ascoltato pochi giorni fa in piazza Duomo a Milano le "Stagioni" di Vivaldi e Piazzolla. E' un segnale positivo o un fuoco di paglia?

Ogni elemento che indica il risveglio della grande musica è un segnale positivo. In confronto alle masse di un concerto rock, certo, è una goccia nel mare. Ma la storia è fatta dalle minoranze".

Il rilancio della musica classica passa oggi attraverso anche una maggiore attenzione all'immagine , un fatto che le era estraneo fino a poco tempo fa. Cosa ne pensa?

Io penso che chi si cura dell'immagine, è perduto in partenza.
Noi portiamo avanti un discorso di grande spessore e nobiltà.
Non ha importanza quale tipo di immagine si crei.
L'importante è riuscire a comunicare la bellezza.

Altrimenti si scade nel commercio, nel'idolatria del mercato.

L'immagine se la costruisce chi non riesce a convincere con la propria arte.

La grande musica deve uscire dal personaggio.

E' una comunione tra chi esegue e chi ascolta.




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