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UN MEZZO PER MIGLIORARSI


di Uto Ughi , violinista

Ho sempre considerato il denaro un mezzo e non un fine.
Oggi spendo i miei soldi per arricchire la mia curiosità intellettuale e il mio bagaglio culturale: viaggio moltissimo.
Oltre alla musica, mi esalta la possibilità di conoscere l’uomo in tutti i suoi aspetti: sociali, politici, religiosi, antropologici.
I viaggi, per me, sono una trasfusione di sangue nuovo, una boccata d’ossigeno nella mia vita che, come quella di tutti i musicisti, è fatta di sacrifici, studio, disciplina.
Così, quando una tourné mi porta in Giappone o in Sud America, mi ritaglio del tempo libero per visitare città, incontrare persone, scoprire luoghi nuovi.
Se fossi molto ricco, investirei i miei soldi (ce ne vorrebbero davvero tanti) per creare una Fondazione destinata ad aiutare i giovani musicisti a sviluppare il loro talento: credo che il denaro sia molto utile a sostenere e promuovere la cultura.
Sono cresciuto in una famiglia che mi ha trasmesso il senso della generosità e il valore dell’altruismo: mio padre, avvocato, era l’uomo meno attaccato ai beni terreni che io abbia mai conosciuto.

Amava gli altri e li riempiva di regali, senza limiti.
Io ho imparato a conoscere il denaro, fin da bambino, collezionando monete: ne avevo tante, rarissime, di tutti i Paesi del mondo.
La prima volta che ho dovuto affrontare una spesa consistente è stato quando avevo 16 anni e papà mi comprò il primo Stradivari: era il 1960 e il magico violino costò quindici milioni di lire.
Niente, rispetto alle cifre richieste oggi.
Il secondo strumento, un Guarnieri del Gesù, l’ho rilevato dalla Cariplo e lo sto ancora pagando…
Oggi i violini antichi costano molto più di una volta, ma per me averli è vitale.
Più dei quadri che pure mi piacerebbe collezionare.
Ma due passioni non posso permettermele.
E, tra l’arte e la musica, io scelgo la musica.




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