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HOME  "MUSICA E..."  ARCHITETTURA (da "I monaci di Cluny" di Glauco Maria Cantarella)




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La chiesa abbaziale in un'incisione settecentesca
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CLUNY: L'armonia dell'universo

………… Sotto lo sguardo del monaco i toni della musica esprimevano la sinfonia universale degli otto pianeti e si connettevano naturalmente, di capitello in capitello, con le virtù: Fede, Speranza, Giustizia, Carità.
Il monaco levava gli occhi nel deambulatorio e l'armonia celeste gli si presentava corporalmente, svolgendosi come faceva tra i quattro fiumi e i quattro alberi del Paradiso, che mettevano in scena anche la storia del mondo: il Melo (la Conoscenza), la Vite (la Vita), il Fico (La Caduta), il Mandorlo (La Resurrezione).
Il monaco era al centro dei valori cosmici, ne era parte integrante anzi indispensabile;
era solo attraverso di lui vero ponte vivente lanciato verso la perfezione, che essi potevano dispiegarsi compiutamente nel mondo dell'imperfezione e del peccato: era il collegamento per eccellenza.

Quando attraversava la grande chiesa (se era addentro allo studio, alla meditazione, alla lettura degli innumerevoli intricati profondissimi simboli di cui era costruita la Scrittura, "il sacro eloquio" come la chiamava Odone, e dunque a maggior ragione in grado d'intendere quelli piccoli ed intenzionali dei discorsi e dei progetti degli uomini) poteva trovare nelle sue stesse misure (anche se è "possibile, piuttosto che probabile") il nome di Cristo, perché la basilica potrebbe essere letta, secondo il significato dei numeri greci, come un grande chrismon di 600 piedi (navata; 600 = X) per 200 (transetto minore; 200 = S): o rinvenire in essa il simbolo della Trinità.
Ancor prima che entrasse gli si parava dinanzi una serie scultorea animata ed impressionante raffigurante scene dell'Ascensione e dell'Apocalisse;
appena varcata la soglia si trovava sotto la protezione di San Michele, collocato in una cappelletta aerea rivolta verso la navata, il guardiano delle porte, il santo liminale, lo psicagogo ( che nei paesi scandinavi di recente cristianizzazione si era sovrapposto ad Odino), l'uccisore dell'Antecristo…
Quanti piani di lettura e di emozioni potevano presentarsi in quella costruzione trionfante voluta alla fine del secolo XI per dare "ai figli che nascevano un'aula imperiale", e affidata a Gunzo, il musico architetto che (sembra) ha applicato le proporzioni raccomandate da Vitruvio in rapporto con la musica ed ha eretto un vero sistema di cori angelici, di inni di pietra, di lodi salmodiate, ha materializzato verso il cielo la preghiera cluniacense?
Sono domande solitamente molto azzardate;
in questo caso possono essere, al più, echi del sentimento.
Sappiamo bene quali polemiche l'arte cluniacense ispirò a San Bernardo:


Che ci fa nei chiostri, davanti ai fratelli che leggono, quella ridicola mostruosità?…Che fanno lì le scimmie immonde? Che ci fanno i feroci leoni? Che cosa i mostruosi centauri? Che cosa i semiuomini? Che cosa le tigri chiazzate? Cosa i cavalieri che combattono, i cacciatori con i corni? Si vedono sotto una sola testa molti corpi, e inversamente in un sol corpo molte teste… Tanta varietà e tanta maraviglia appaiono, che sembra si preferisca leggere nei marmi piuttosto che nei codici, e passare tutto il giorno ad osservare queste cose, piuttosto che a meditare la legge di Dio. Ma perdio, se non ci si vergogna di tante frivolezze perché almeno non ci si preoccupa di tante spese?


Anche quest'altro antagonista giurato di Cluny sembra aver trionfato: di tutto ciò che muoveva i suoi furori retorici non c'è più nulla.
Solo qualche brandello, anche se impressionante per maestosità.
Ma non è molto.
Neppure il capitello della psicomachia, con l'uccello a tre teste, è sopravvissuto allo schizzo che ne fece van Riesambergh nel 1814.
La grande Cluny, la protetta da Roma, la favorita degli imperatori, è crollata in una immensa nuvola di polvere, dispersa, svanita.
Quel suo fantasma, in fondo, è soltanto smarrito, perché stenta a riconoscersi......

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