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CLUNY: L'armonia dell'universo
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Sotto lo sguardo del monaco i toni della musica esprimevano la sinfonia
universale degli otto pianeti e si connettevano naturalmente, di capitello
in capitello, con le virtù: Fede, Speranza, Giustizia, Carità.
Il monaco levava gli occhi nel deambulatorio e l'armonia celeste gli si
presentava corporalmente, svolgendosi come faceva tra i quattro fiumi e
i quattro alberi del Paradiso, che mettevano in scena anche la storia
del mondo: il Melo (la Conoscenza), la Vite (la Vita), il Fico (La Caduta),
il Mandorlo (La Resurrezione).
Il monaco era al centro dei valori cosmici, ne era parte integrante anzi
indispensabile;
era solo attraverso di lui vero ponte vivente lanciato verso la perfezione,
che essi potevano dispiegarsi compiutamente nel mondo dell'imperfezione e
del peccato: era il collegamento per eccellenza.
Quando attraversava la grande chiesa (se era addentro allo studio,
alla meditazione, alla lettura degli innumerevoli intricati profondissimi
simboli di cui era costruita la Scrittura, "il sacro eloquio" come la
chiamava Odone, e dunque a maggior ragione in grado d'intendere quelli
piccoli ed intenzionali dei discorsi e dei progetti degli uomini) poteva
trovare nelle sue stesse misure (anche se è "possibile, piuttosto che
probabile") il nome di Cristo, perché la basilica potrebbe essere letta,
secondo il significato dei numeri greci, come un grande chrismon di 600 piedi
(navata; 600 = X) per 200 (transetto minore; 200 = S): o rinvenire in essa
il simbolo della Trinità.
Ancor prima che entrasse gli si parava dinanzi una serie scultorea animata
ed impressionante raffigurante scene dell'Ascensione e dell'Apocalisse;
appena varcata la soglia si trovava sotto la protezione di San Michele,
collocato in una cappelletta aerea rivolta verso la navata, il guardiano
delle porte, il santo liminale, lo psicagogo ( che nei paesi scandinavi
di recente cristianizzazione si era sovrapposto ad Odino), l'uccisore
dell'Antecristo…
Quanti piani di lettura e di emozioni potevano presentarsi in quella
costruzione trionfante voluta alla fine del secolo XI per dare
"ai figli che nascevano un'aula imperiale", e affidata a Gunzo,
il musico architetto che (sembra) ha applicato le proporzioni
raccomandate da Vitruvio in rapporto con la musica ed ha eretto un
vero sistema di cori angelici, di inni di pietra, di lodi salmodiate,
ha materializzato verso il cielo la preghiera cluniacense?
Sono domande solitamente molto azzardate;
in questo caso possono essere, al più, echi del sentimento.
Sappiamo bene quali polemiche l'arte cluniacense ispirò a San Bernardo:
Che ci fa nei chiostri, davanti ai fratelli che leggono, quella
ridicola mostruosità?…Che fanno lì le scimmie immonde? Che ci fanno i
feroci leoni? Che cosa i mostruosi centauri? Che cosa i semiuomini?
Che cosa le tigri chiazzate? Cosa i cavalieri che combattono, i cacciatori
con i corni? Si vedono sotto una sola testa molti corpi, e inversamente in
un sol corpo molte teste… Tanta varietà e tanta maraviglia appaiono, che
sembra si preferisca leggere nei marmi piuttosto che nei codici, e
passare tutto il giorno ad osservare queste cose, piuttosto che a meditare
la legge di Dio. Ma perdio, se non ci si vergogna di tante frivolezze perché
almeno non ci si preoccupa di tante spese?
Anche quest'altro antagonista giurato di Cluny sembra aver trionfato:
di tutto ciò che muoveva i suoi furori retorici non c'è più nulla.
Solo qualche brandello, anche se impressionante per maestosità.
Ma non è molto.
Neppure il capitello della psicomachia, con l'uccello a tre teste,
è sopravvissuto allo schizzo che ne fece van Riesambergh nel 1814.
La grande Cluny, la protetta da Roma, la favorita degli imperatori,
è crollata in una immensa nuvola di polvere, dispersa, svanita.
Quel suo fantasma, in fondo, è soltanto smarrito, perché stenta a riconoscersi......
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