LA DANZA DEL COSMO
di Oruj Guvenç
(Da SUFI - La danza del cosmo - red studio redazionale 1997 DEMETRA RED EDIZIONI)

  
  
Particolare di un derviscio
nel corso di una danza ruotante:
l'attuale pratica della setta islamica che ha sede
a Konya, in Turchia.

La città santa di Konya, in Turchia, è teatro di un rito che affonda le sue
radici nel mistero: il sama estatico dei dervisici mevlevi, la
confraternita sufi fondata da Gialal-ud-Din-Rumi nel XIII secolo
dell'era cristiana.
Accanto al mausoleo che ospita il sepolcro di Rumi,
i dervisci si esibiscono,
davanti ad un pubblico attonito, nella loro danza folle e vertiginosa.
 
 
 
 
Mentre il flauto e i tamburi cominciano a suonare, essi depongono la sopravveste
nera, simbolo del basso, oscuro mondo in cui l'anima è prigioniera e, candidi come
aironi migranti verso una patria lontana, cominciano a ruotare senza posa
sul perno di un piede.
Non un solo gesto della cerimonia è frutto deL caso.
La mano destra, aperta verso il cielo, è la coppa del cuore che accoglie a grazia divina.
La sinistra aperta verso terra, è la sorgente di vita che comunica il divino
influsso al mondo corruttibile di noi poveri mortali.
L'alto copricapo a cilindro, nero o marrone, è la pietra tombale che l'iniziato pone
sulle sue passioni terrene.
Il cerchio dell'ampia gonna che, roteando, si schiude come una corolla, è la
sfera del cosmo che si avvolge all'infinito intorno al centro dell'universo.
   
Ma per chi suona il flauto?
Il flauto suona per la nostalgia del canneto. Il flauto è il fragile involucro
del corpo, che il soffio vitale dello spirito fa vibrare.
Il flauto è l'anima, strappata al paradiso delle sue origini divine; l'anima
esiliata sulla terra, denudata del suo celeste splendore.
nell'oscurità del "basso mondo" (dunya nella lingua del Corano)
essa è smarrita, ma canta.
Come il bimbo impaurito che nel buio canta per darsi coraggio.
Perchè le è rimasto il suono, il lamento; un lamento che, se al principio è
malinconico, esitante, diventa alla fine travolgente e gioioso.
Le è rimasta una voce, che è sublime preghiera.
L'anima darwish, è "povera" perchè perdendo l'Amato ha perso tutto
ciò che possedeva.
Derviscio è il povero ; derviscio è l'uomo caduto nella prigione terrena.
Kulluna fuqara illa-llàh: "siamo tutti poveri tranne Dio", dice l'adagio
musulmano.
Ma al povero è rimasto quel bene prezioso: la virtù del canto e
del suono.
E il magico dono della danza.
Ma perchè il suono è una ritmica onda che si frange e si ritira, in un
perpetuo moto di espansione e di contrazione? Perchè la cantilena del deviscio,
nel ricordare il nome di Dio, s'avvolge nei giri infiniti di un'eterna spirale,
che trascina e incanta, fino allo stordimento dei sensi e al
rapimento dell'anima?
  
La risposta è che tutta la vita dell'universo, dagli atomi alle stelle,
è fatta di espansione, contrazione e rotazione.
L'inspirazione e l'espirazione, le sistole e la diastole sono i ritmi
dominanti della vita umana: l'espansione è crescita e gioia, la
contrazione e diminuzione e dolore.
il Cerchio della nascita e della morte si apre e si richiude ininterrottamente
per dar luogo ad altre nascite e morti infinite. Ed ogni cerchio
che si compie è un nuovo canto di lode che la creatura rivolge al suo
Creatore.
Anche le sfere celesti, più vicine alla Fonte dell'Essere, levano il loro
inno di gloria al Signore: ogni sfera, nella sua eterna danza intorno al
centro del cosmo, produce il suo suono, dalla volta lunare a quella stellare;
e i purissimi suoni si fondono in un'armonia che il semplice udito umano
non sa percepire.
L'udito spirituale come il terzo occhio, è il senso che penetra il velo
dell'ultra sensibile.
In ogni uomo esiste questa virtù remota e vicinissima: è un'energia latente,
che attende solo di essere risvegliata.
E' il seme nascosto nella terra, che muore per rinascere in un germoglio.
Una vibrazione misteriosa, un richiamo inesplicabile e fatale
compiranno il prodigio: per questo i dervisci danzano ruotando intorno ad
un perno fissato nel terreno.
 

  
Sono folli di Dio che come falene votate alla morte lambiscono volteggiando la fiamma
dello spirito divino fino a dissolversi nel cuore de fuoco. La loro morte è una
rinascita. Il loro sacrificio è un mistero.
Per questo il nay, il lungo flauto di canna suonato nella cerimonia del sama,
emette all'infinito il suo ipnotico lamento.
Per questo la voce profonda dei dervisci invoca senza mai stancarsi, una sillaba
sola: hu (huwa,Lui). Lui, il Dio. Sciogliendosi poi nelle sette sillabe della
professione di fede: la ilaha illa-llah, "non c'è Dio se non Iddio"...
   
Questi suoni sensibili, salmodiati, cantati, sono i simboli del suono ineffabile che solo
l'udito spirituale è in grado di percepire: è il suono del fiat creatore (kun,nel
Corano) che proviene dalla profondità insondabile dell'Essere.
Il senso spirituale conosce quel suono da sempre.
Ma l'uomo, che ode attraverso i sensi materiali, l'ha dimenticato.
Ecco allora intervenire i miracolo del dhikr il "ricordo".
Il ricordo non è solo reminiscenza nel senso platonico del termine.
 
Il ricordo è attivo e passivo: è il frutto del desiderio, che spinge l'Amante
verso l'Amato, ed è al tempo stesso il dono, la grazia concessa al fedele da Dio.
Nel ripetere all'infinito le formule del dhikr, il derviscio si prepara
perciò all'unione con Dio: esaspera il suo desiderio, e si apre all'influsso del
cielo.
Potrà toccare solo un gradino preliminare dell'estasi, o giungere in alto e fondersi
totalmente con l'Amato.
  
Nessuno può sapere che cosa realmente accadrà in lui, perchè la gioia finale,
è e deve rimanere un MISTERO!!!!!!.
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