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Canone Inverso ……..ma, come appeso ad un filo sopra il frastuono della città udivo sempre le note di un violino, di quel violino, che a volte s'allontanavano, poi tacevano del tutto, poi si riaccendevano più distanti, quasi volessero sfuggirmi e al tempo stesso guidarmi. Quel suono, lo sapevo bene, non esisteva che nella mia fantasia eccitata, eppure l'inganno era perfetto. Persino il vento, che si era levato improvvisamente, confondeva i miei sensi con il suo sussurro, facendomi udire vicinissime quelle note che per un momento credevo svanite, per tramutarle poi nel cigolìo di un'imposta o nel tinnire di qualche insegna di latta….. …….ma che cos'è la perfezione? E' il punto di fuga di una strada senza fine, è un miraggio che si sposta davanti a noi, è l'ultimo piolo di una scala circolare. "La perfezione, vede, ha a che fare con l'infinito, ma l'infinito non è solo l'infinitamente grande. C'è anche l'infinitamente piccolo. La perfezione può richiamare l'idea di movimento, ma anche l'idea di rallentamento. La ricerca della perfezione procede con un ritmo che rallenta all'infinito. E' una progressione continua che tuttavia si riduce a mano a mano che si avvicina alla meta……. …………"Lei ha un'età, mi sembra, per cui è lecito supporre che durante la sua infanzia fosse ancora diffusa la non disprezzabile abitudine di fare della Hausmusik". "E' vero". "E naturalmente le ore passate a cavar note dal suo violoncello sono state un tormento. A far musica, da bambino, lei è stato costretto. Non poteva ribellarsi. Ma, a pensarci oggi, lei sente di dover riconoscenza a suo padre e a sua madre per averle imposto, anche contro la sua volontà, di studiare. La musica ora fa parte del suo patrimonio culturale. Può apprezzarla, parlarne con competenza, e anche eseguirla, se vuole. Non è così?" Dovetti ammetterlo. "Ed è qui che sbaglia." "Non capisco." "La musica non è questo!" protestò il violinista. "Lei è uno scrittore e forse conoscerà quella favola popolare ungherese in cui si racconta di un violinista il quale suona con tanta passione che un giorno l'anima l'abbandona per riversarsi nel suo violino. Da quel giorno lui non può più separarsi dal suo strumento, è costretto a suonarlo fino allo stremo delle forze, perché solo quando suona sente di essere vivo….. ….."Lei non si è mai preoccupato di certe sue funzioni corporali, come il respiro, la digestione, le pulsazioni cardiache. Polmoni e cuore, intestino, infatti lavorano per lei, a prescindere dalla sua volontà o coscienza, e lei se ne accorge solo quando qualcosa in quegli organi non funziona. "Ma poniamo il caso che all'improvviso, per mantenersi in vita, lei fosse costretto a regolarli coscientemente, con la sua volontà. Immagini di dover far muovere a comando, cuore, polmoni, di dover regolare la pressione sanguigna, il ricambio delle cellule, l'eliminazione dei mille veleni che ingerisce tutti i giorni. E di doverlo fare sempre con la consapevolezza che uno sbaglio, o una semplice dimenticanza, le risulterebbe fatale. Può immaginarselo tutto questo? "Provi a immaginare di essere obbligato a vincere attimo per attimo la morte con uno sforzo costante, con un'attenzione che la tenga sveglio notte e giorno. Uno sforzo, tuttavia, che non debba toccare tutto il resto………….."Ecco cerchi ora di dare sostanza all'idea convenzionale che ha della musica ……la imprigioni in un corpo, …….immagini la musica fatta persona che per non morire debba concentrarsi senza tregua sul suono del proprio violino, sul movimento di un archetto che rimbalza e strofina le corde, cavandone accordi, melodia, ritmo. Immagini sia questa l'unica possibilità di sopravvivenza, perché nel silenzio ogni vita si dissolverebbe". "Meglio morire allora" esclamai, sconcertato. L'uomo ghignò compiaciuto, come se si fosse aspettato questa mia reazione. "Ma è ovvio" disse. "La musica! Il nostro stesso tormento sarebbe anche l'unica ragione di vita". "Per aiutarla a comprendere che cos'è la musica e a che cosa può portare questa tremenda passione dovrei raccontarle dal principio la storia di quel violinista che aveva l'anima imprigionata nel violino……. …………………….Del resto mi ero fatto l'idea che i violini fossero delle creature viventi che, solo a sfregarle con una bacchetta di legno, si risvegliavano cominciando a cantare. Nel mio villaggio non c'erano molte occasioni d'incontrare dei violinisti. Succedeva solo ai matrimoni e alle feste paesane. E sempre, a quel suono, io restavo come stregato. Ricordo che alla fiera annuale del paese s'era fermata una volta una carovana di tzigani, mercanti di cavalli e calderai………..sentii poco lontano la musica degli tzigani e mi allontanai………non so per quanto tempo restai lì, acquattato, ad ascoltarli, finchè uno dei violinisti, messo sull'avviso dall'abbaiare di un cane, non si accorse della mia presenza e cominciò a venirmi incontro senza mai smettere di suonare, guardandomi fisso, come per incantarmi………. ….La mia prima audizione fu la cosa più umiliante della mia vita. Ero convinto che avrei stupito il professore con la mia bravura e invece, questi, dopo poche note, mi interruppe. Si avvicinò con aria scandalizzata, mi strappò il violino di mano e cominciò a piegarmi la testa, a drizzarmi la schiena, a sollevarmi il gomito, fino a farmi male. ……….da quel giorno e per tutti i giorni che vennero, nel corso dell'ora di lezione egli fece di tutto fuorchè ascoltare la mia musica. ………Mi trattava come quelle piante da giardino che, potate a dovere e legate a un palo, devono svilupparsi nel tempo in forma leggiadra ma innaturale. Il violino era un innesto che doveva radicarsi in me, e io dovevo fondermi con lui, sentire le mie vene e i miei nervi diramarsi nel suo duro legno. ….Il passare degli anni si contò sulle misure del mio violino che cresceva assieme alla mia mano. A dodici anni (ai sei ottavi dello strumento) frequentavo il quinto anno di conservatorio, ma in realtà c'erano ormai ben poche cose che i professori potessero insegnarmi sulla musica, e allora puntavano sulla tecnica, perché sulla tecnica si possono scrivere interi volumi, mentre sull'espressione si può dire poco o nulla. Che cosa si può dire, infatti, di quell'ineffabile stato che scaturisce dall'unione tra sforzo fisico e dolore estatico, quando a esprimersi attraverso l'uomo è la musica stessa, che scende sul suo capo come lingue di fuoco e ne invade il corpo, lo possiede, lo rende puro mezzo, morto a se stesso, impigliato come un monile nelle vesti roteanti della divinità? Chi mai poteva penetrare e svelare questo segreto? Chi mai, tra quanti conoscevo , poteva solo sospettarne l'esistenza? E allora i professori si rifugiavano nella tecnica, perché la tecnica si può vedere e toccare, è fatta di nervi e muscoli, di essa si può discettare e discutere senza fine….. …..Una delle mie paure ricorrenti, oltre a quella che il mio violino potesse rompersi, era che io stesso potessi infortunarmi gravemente, al punto di non poter più usare le mani……. Ma l'inquietudine più assurda, che mi coglieva di notte, e mi provocava ore e ore d'insonnia era la constatazione che la musica esisteva solo nel momento in cui ero io a produrla, e che mi abbandonava tutte le volte che sollevavo l'archetto, senza darmi la certezza di tornare……………..la conclusione di tutti questi ossessivi pensieri era che la musica esigeva la più assoluta fedeltà, pena l'abbandono irrevocabile, la condanna a una solitudine senza speranza. Ma tutte le paure, le angosce sparivano nel momento in cui iniziavo a suonare. ………..Eppure, a proposito del Collegium Musicum, si era sempre parlato di grandi insegnanti. "Grandi allievi formati da grandi insegnanti " così si diceva di questa scuola. E questi grandi insegnanti non potevano essere quelli che vedevo tutti i giorni, i miserabili che non si lasciavano scappare una sola occasione per beccarsi a morte fra di loro sulle cose più futili, i mentitori che neppure osavano prendere un violino in mano, e che ti parlavano di note, di posizioni, che potevano dissertare all'infinito sull'esatta angolazione della prima falange del dito mignolo, ma che mai avrebbero parlato di musica, e che mai musica avrebbero eseguito al tuo cospetto per non dover scoprire la loro miseria. Quelli non erano maestri, ma le varie personificazioni del dubbio, della paura, dell'inganno. Erano i vizi che attentavano alla tua virtù, erano i guardiani infernali che ti impedivano di trovare la via d'uscita dal girone in cui eri capitato. Tuttavia se ci trovavamo nel regno degli Inferi, è anche vero che Orfeo in persona faceva la sua discesa, ammansendo gli dèi del sottosuolo e i suoi guardiani, e fermando con la sua musica ogni tormento. Persino il masso di Sisifo restava sospeso sulla sua china. E Orfeo in visita assumeva il volto e le fattezze di un Enescu di un Flesch, di un Hubay, grandissimi violinisti dell'epoca come dire oggi: Menuhin, Ojstrach, Ughi…ospiti del Collegium Musicum nella tarda primavera, tenevano il loro seminario, e concludevano l'anno scolastico nel modo più entusiasmante, facendoci dimenticare ogni patimento e umiliazione, perché in quel periodo di quattro settimane la musica finalmente era presente, e il grigiore stesso dell'edificio e ogni sua nefasta influenza scomparivano per tutto il tempo della loro permanenza. Era solo questo che ci induceva a tornare l'anno dopo. ……..Per me evocare l'immortalità era stata sempre e solo la musica. La musica era una delle tante vie che portano alla conoscenza, una via ignota alla maggior parte degli uomini, ma che Kuno ed io stavamo percorrendo da tempo. La musica preesisteva alla creazione del mondo e non si sarebbe estinta. Eppure era anche la più labile delle arti, quella che si dissolve nota dopo nota. Consacrare la propria vita alla ricerca della perfezione nella musica era per me l'unica strada per tentare di raggiungere l'ineffabile stato degli immortali. ………Non era possibile, dicevo, che il talento fosse solo la somma di tanta mediocrità sparsa qua e là nel passato, il talento non veniva da lì, non era un'eredità del sangue, ma un dono dello spirito. E accalorandomi sempre più, concludevo con queste parole: "Un musicista, per quanto possa aver preso dal passato la predisposizione, o il gusto per la musica, non approderà a nulla senza questo dono. La musica di Morricone per il film Canone inverso" e guarda questi quadri musicali |
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