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Da "PRESTO CON FUOCO"
( di Roberto Cotroneo)

Epilogo in fa minore

Oggi è tornato il mio accordatore; è come un medico premuroso che ogni giorno passa per sapere se tutto va bene, e per rassicurarmi.

Quel terzo fa del pianoforte non suona ancora come dovrebbe.

E dire che il fa è la nota che dà la tonalità alla mia Ballata.

Ci siamo guardati, lui ha controllato ancora il rullino e poi mi ha detto che quel tipo di Steinway può avere un difetto simile, ma spesso passa assai rapidamente, e da solo.

"E poi non torna?", gli ho chiesto con un'ansia comprensibile.

"Chi puo' dirlo?", mi ha risposto. "Talvolta tutto va a posto. Provi, maestro, mi sembra che ora suoni senza fruscii."

Mi ha lasciato il posto sul seggiolino, e ho suonato quel fa una, due, tre volte.
Premendo il pedale di risonanza e ascoltando con attenzione l'eco che si diffondeva nel salone, come fosse un profumo.

Non udivo alcun fruscìo, sembrava perfetto. Il mio accordatore ha sorriso, senza alcun compiacimento: "non è mio il merito, maestro, questi pianoforti hanno qualcosa dentro che li rende saggi. Quando è il momento, smettono di fare i capricci e si comportano da bravi strumenti".

Ho riprovato ancora, non ero convinto: e mi è parso di risentire il fruscìo del feltro, come fossi un malato immaginario che cerca ad ogni costo il sintomo che non ha, e si prova più volte la temperatura finchè non pensa d'intravvedere qualche linea di febbre.

il mio accordatore scuoteva la testa, con una confidenza lieve affinata con gli anni e la consuetudine.
Ma quando comincia a riporre i suoi attrezzi, e lo fa con calma, precisione e garbo, vuol dire che la visita è terminata: per quel giorno ero stato viziato anche troppo. Poi mi ha guardato interrogativo: "Maestro, posso confessarle una cosa?".

Il fatto che non osasse, che quasi esitasse, mi incuriosiva.
"Certo, certo...", ho risposto fingendo distrazione, mentre provavo la morbidezza del pedale di risonanza.

"Ho l'impressione che lei voglia quella nota imperfetta, che lei cerchi a tutti i costi quel sottile fruscìo, anche quando non c'è...."

L'ho fissato, muto, attento, forse anche con severità, mentre lui continuava: "...in quel fruscìo lei cerca l'imperfezione, e nell'imperfezione una forma della libertà....".

Con quella nota, con quel terzo fa, inizia la coda della quarta Ballata che Chopin dedicò a Solange Dudevant.

Aveva ragione: soltanto un fruscìo mi ha liberato da quell'affezione dell'anima, da quell'intreccio di destini casuali che ho inseguito in tutti questi anni.

Così ho capito che il mondo è soltanto un fruscìo impercettibile dentro una nota, dentro una vibrazione perfetta.

E per la prima volta nella mia vita ho provato sollievo.


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