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IN TERRA STRANIERA (Ospitalità, Religione) Il sorriso è il segno di ospitalità che il volto dichiara. E dopo il sorriso, il suono di una voce accoglie nel proprio mondo sonoro chi chiede ospitalità. Chi tace davanti all'ospite, incute paura, sospetto, non apre il suo universo sonoro ad armonizzarsi con il suono delle parole dell'altro. E' nel nome dell'ospite invocato che la voce compone l'identità di chi parla. E' nella voce di chi risponde che l'ospitalità si fa ascolto. Mentre solo la voce di Dio è anche nel silenzio sottile della sua parola, nella sua eco quando anche i profeti dormono. E il silenzio lo ospita come nel mistero splendente della sua Parola. E nell'orecchio dell'ospite e dell'ospitante rimane il silenzio dell'aleph che precede la beth (le prime lettere dell'alfabeto ebraico) della herakah : le lettere dell'identità iniziale e continuata. Aleph che dona l'identità all'israelita quando osserva le dieci parole dei comandamenti (perchè aleph è la lettera che è scritta dal dito di Dio al primo posto nel Decalogo) Beth perchè è stata detta da Dio nel donare l'identità al cielo e alla terra ponendoli nel principio (herescit)e nella benedizione (herakah). Le parole verranno dopo, quando questa reciproca accoglienza dovrà essere consolidata, assicurata, fondata, contrattata. E poi il corpo si apre, le braccia si protendono verso l'ospite, il proprio schema corporeo si flette per armonizzarsi con quello dell'ospite. E poi il suono della voce diventa canto. E la voce infrange il silenzio, canta l'incontro e celebra l'ospite tra canti e suoni. E il loro parlare sarà piacevole e l'un l'altro si diranno: "fammi ascoltare la tua voce. (Cantico dei Cantici 2,14). E nelle loro voci scambiate e accolte, l'ospitalità oltrepassa, si armonizza e si configura in suoni di parole e in parole, luogo d'incontro e mistero di comunicazione da condividere e da celebrare nel modo più eterno possibile: con le forme culturali tra gli uomini e con il,cantare con arte al Signore Dio. I salmi sono il canto dell'uomo che invoca il Signore Dio a venire ad abitare nella sua casa-tempio e lo ringrazia per aver steso il cielo come una tenda e creato la terra dove Dio lo ospita. L'arte dell'incontro Un popolo che coltiva le arti, in particolareil canto e la musica, è sempre un popolo ospitale. Due stranieri cominceranno a riconoscersi quando il suono della loro voce sarà reciprocamente riconosciuto. L'ospitalità non si fonda sulla omogeneità delle opinioni. Gli stranieri cantano e suonano insieme anche se parlano lingue diverse e appartengono ad etnie diverse. Cominceranno con il cantare e il suonare secondo le proprie tradizioni per dichiarare le proprie identità: questa contemporaneità di dichiarazioni di identità costituirà l'evento che sarà a fondamento del racconto della loro ospitalità presso le generazioni future e nell'immediato succedersi di altri eventi. Le arti: epifania dell'ospitalità Le arti hanno sempre ospitato la presenza di Dio e del divino tra gli uomini. Ogni arte con il suo specifico linguaggio ha ospitato Dio e il suo divino, percependolo ed esprimendolo, raccontandolo e raffigurandone il mistero in parole, suoni, danze, e con tutti i linguaggi di cui il corpo si fa epifania. E contemporaneamente ha tradotto l'ospitalità di Dio verso gli uomini in immagini, suoni, parole, scritture...In particolare l'iconografia e la musica. Molti canti e molte musiche delle tre grandi tradizioni monoteiste celebrano la pace e la misericordia come doni dell'ospitalità di Dio verso gli uomini, del suo voler rivelarsi e comunicare con gli uomini in ogni modo e a tutti i costi. per i cristiani fino a farsi goel(redentore, difensore, protettore all'interno di una comunità familiare) e servo sofferente per tutti gli uomini secondo il principio per cui: "Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici". Mediante il prezzo del sacrificio della croce il figlio di Dio, Gesù Cristo dimostra a Dio, suo Padre la sua fedeltà e agli uomini la sua divinità per compiere fino i fondo la sua "abitazione" tra gli uomini. Per cui a "quanti l'hanno accolto" ha dato potere di diventare figli di Dio"(Vangelo secondo Giovanni 15,13; 1,14,12). Le arti, la musica e la cultura permettono a molti quelle reciproche ospitalità tra il divino e l'umano che spesso alcune teologie "monodiche" avevano reso difficili se non impossibili. In queste epifanie umane del divino si nascondono le mirabilia Dei, le tracce dell'ospitalità che il Dio dei credenti attende di donare ancora alla fine del tempo di ognuno e dei tempi di tutti.br> Lì dove nel seno di Abramo tutti i credenti, insieme a tutti gli strumenti dell'orchestra del cosmo (cfr. Salmo 150), proclameranno con un "canto nuovo" (nuovo nel senso del greco kainos) e dell'ebraico hadash cioè di evento inedito, inatteso, escatologico: cfr Isaia 42,10e Apocalisse15.3) l'alleluja e la gloria di Dio, nella sua casa, ospiti in eterno della sua misericordia. |
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