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Ambiente sonoro e musica in neonatologia
(da Musique e Santé di Philippe Bouteloup musicista.)

Clicca e ascolta la voce della cicogna bianca

L'universo sonoro di un centro ospedaliero è sorprendente. Oscilla tra il silenzio e un rumore inquietante. Per la gente la parola Ospedale significa calma, riposo dunque silenzio. Ma ascoltando più da vicino, questo ambiente è particolarmente rumoroso: allarmi e suonerie di ogni tipo, interfoni, radio-cassette…

In certe zone si potrebbe parlare di cacofonia, tanta la quantità e l'intensità dei suoni paiono incontrollati.

R. Murray Schafers definisce il brusìo come essenza di suoni spiacevoli, non desiderati, potenti, perturbati e non musicali.
Messa da parte l'intensità del suono tutti gli altri rumori sono soggettivi.
Ogni attività umana è sonora ma lo stress di alcuni servizi ospedalieri la rende più rumorosa. Il brusìo è in ogni professione un segnale, un'informazione necessaria. Può essere rassicurante per il bambino perché significa una presenza. Diviene fastidioso quando non è più desiderato e controllato.

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UN SOTTOFONDO SONORO IN UN SERVIZIO DI CURE INTENSIVE:

Nell'unità di neonatologia dell'Ospedale Robert Debrè a Parigi, come nella maggior parte dei servizi, l'ambiente sonoro è fatto di una moltitudine di suoni. Le équipes mediche sono oggi attorniate di apparecchiature tra le più sofisticate e rumorose (ronzii, suonerie, allarmi. Io citerò solo alcuni degli apparecchi che popolano un servizio di cure intensive. Apparecchi per il monitoraggio cardiaco e respiratorio, ossimetri, Hoodè senza dimenticare telefoni e stampanti informatiche.

Sicuramente ogni apparecchio medico è dotato di un allarme sonoro, reale vedetta meccanica.
La mia prima sorpresa, visitando il servizio fu la quantità e diversità di questi allarmi.
Intensità, altezze dei suoni, colori per utilizzare una corrispondenza visiva, frequenza di scatto e molteplicità di luoghi da cui provengono, altrettanti stimoli fuorvianti per un musicista.
Sconcertanti per lo stress che essi scatenano e per la moltitudine di segnali angosciosi che sembrano inviare.
Altrettante aggressioni che il bambino non è in grado di controllare.
I genitori, entrando nel servizio per trovare il loro bambino, come possono vivere questo ambiente sconosciuto e inquietante?
Beh, evidentemente chi dice allarme dice pericolo, ma la mia inquietudine fu grande constatando che ad alcuni segnali sonori le reazioni dell'équipe medica si faceva attendere.
Imparai molto presto che c'erano vari segnali d'allarme.
L'équipe ha dunque l'orecchio fine per essere capace di riconoscere tra una suoneria e un'altra.

Constatazione (I)

La presa di coscienza dell'équipe, di questo ambiente si è realizzata al momento della proiezione di un reportage video realizzato nel servizio..
Ognuno riuscì a rendersi conto di quanto fosse intenso il sottofondo sonoro entro il quale lavorava e al quale egli era sfortunatamente abituato.
In un secondo tempo una rilevazione di suoni fatta da un tecnico professionale nel servizio, e soprattutto nell'incubatrice ci ha spinto a considerare e a tentare di migliorare questo ambiente sonoro.
Sono apparse due sorgenti sonore distinte: l'attività umana e il sottofondo meccanico.

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Constatazione (II)

I suoni che a noi sembravano aggressivi per il bambino lo erano molto meno constatati dall'interno dell'incubatrice che serve da protezione e da barriera. Contrariamente i suoni che a noi sembravano piuttosto deboli come una scatola musicale o un giochetto sonoro, divenivano orribilmente violenti, utilizzati all'interno dell'incubatrice.

ECOLOGIA SONORA

L'ecologia sonora di un servizio consiste nel prendere coscienza e nell'inventariare tutte le sorgenti sonore sia di ordine meccanico che legate all'attività umana. Elencare e localizzare i suoni, meglio regolare le macchine e contemporaneamente sensibilizzare i produttori perché considerino questo aspetto al momento della costruzione, adattare gli allarmi alla patologia del bambino, le soglie di minimo-massimo delle apparecchiature cardiologiche; tutto ciò è possibile.
Modificare le abitudini professionali è cosa più delicata.
Stress, fatica, abitudini, solo un lavoro d'équipe può risolvere questo problema.
Un'attenzione particolare può, malgrado tutto essere portata su alcuni gesti come evitare di sbattere i cassetti, le chiusure troppo brusche delle aperture delle culle termiche, le chiamate a distanza, le apparecchiature appoggiate sulle incubatrici.
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In tutte le situazioni di contatto con l' incubatrice questa diviene una cassa di risonanza.
Per esempio l'intensità di un'apertura di un'incubatore chiusa troppo bruscamente può arrivare a 100 decibel.
Nell'eventualità di una crisi di pianto del bambino, il livello sonoro può arrivare da 85 100 decibel.
La culla termica rifrange e amplifica il minimo choc su una delle sue pareti.
Un foglio di degenza compilato sul plexiglas o un paio di forbici appoggiate diventano un vero temporale all'interno dell'.incubatrice.
L'allarme della sonda termica ci sembra la più sconcertante per la sua frequenza sopra-acuta che la rende difficilmente localizzabile in un servizio (che è un locale che raggruppa più incubatrici o una successione di box) ma anche e soprattutto per il fatto che questo allarme, trovandosi all'interno dell'incubatrice diventa estremamente violento per il bambino.
Tutti questi elementi ci portano a pensare che ci voglia una vigilanza costante nella sorveglianza del buono stato di funzionamento e della regolazione delle macchine.
Se un domani il fabbricante di culle termiche tenesse veramente conto di questi differenti elementi, un grande progresso sarebbe stato veramente compiuto per i bambini ma anche per il loro entourage.

Musica di fondo

Nel pensiero costante di una miglioria dell'ascolto, la musica registrata invade attraverso i corridoi, le camere, le sale di degenza, di pre-anestesia, talvolta anche i servizi di neonatologia.
Oggi ogni sala d'attesa, hall, corridoio, ristorante, supermercato, via lastricata, è sonorizzato. La musica, se ancora così la possiamo chiamare, serve da decorazione, da riempimento, da tappa-buco.
Non è più un messaggio, un testo, un senso che la ascolta, che la segue, diviene un flusso continuo, brodo sonoro indifferenziato e indigesto, esterno all'individuo.
Nessuno più ascolta ne' intende ma ciascuno ingurgita.
Arrivata a questo stadio, noi possiamo parlare di polluzione sonora, come dire una profusione di suoni incontrollata dagli effetti incontrollabili.
In un servizio ospedaliero che accoglie dei bambini, la musica registrata può essere l'occasione di ritrovare, per genitori e bambini, un sottofondo familiare, di conservare un legame con l'esterno.
Questa musica registrata è per l'équipe l'occasione di dare uno spazio ai genitori che diventano protagonisti nella scelta dei brani registrati e restituisce uno spazio al bambino che non è più solo oggetto di cure.
Questa dimensione di umanizzazione ci porta dopo tutto a porci un certo numero di problemi.
Chi ha il compito di scegliere i brani musicali, quando proporli, e la loro durata?

Come soddisfare i gusti e conoscere le culture delle équipes e dei pazienti?
A qualcuno saranno graditi ed altri s'innervosiranno.
Molto rapidamente questo sottofondo musicale può divenire invadente, coprendo tutti i suoni della vita quotidiana.
Un sottofondo sonoro troppo carico rischia di produrre molto stress ed aggressività.
L'utilizzazione sistematica del magnetofono, come noi abbiamo talvolta potuto osservare in alcuni servizi, può essere un reale danno perché molto sovente si fa a detrimento della relazione diretta.
Si pensa talvolta di aver trovato la soluzione diffondendo la musica dolcemente perché non disturbi! Che paradosso, quello di una musica fatta per non essere ascoltata ne' intesa.
Diviene allora un crepitio di fondo, suoni indifferenziati si mescolano, parassiti di sottofondo.
In alcuni casi non si tratta di ottenere un silenzio totale sinonimo di vuoto che farebbe rinascere il famoso "Ospedale Silenzio" tanto temuto, ma piuttosto sapere quali brusii vogliamo e possiamo sopprimere e quali suoni noi vogliamo preservare o incoraggiare.
La nostra esperienza di musicisti che intervengono nei servizi in stretta collaborazione col personale, come nell'unità di neonatologia del Professor Aujard all'Ospedale Robert Debré di Parigi, ha mostrato quanto una formazione circa la pratica musicale porti ad una presa di coscienza e cambiamenti dentro questo universo sonoro.
La musica è ancora un'arte collettiva dove ognuno gioca con e per l'altro.
Piuttosto che subire le sue aggressioni, se essa ci incita all'ascolto e al rispetto di ognuno!
Pantin, le 24 Mai 1994 Philippe Bouteloup
Références
Ceschi M., "Nuisance en incubateur", Journal de pédiatrie et de puériculture, n°5-1991, p. 272-278.
Moch Annie, La sourde oreille, Grandir dans le bruit, Edition Privat, Collection Epoque, 1985.
Netter J.C., "Adaptation de l'environnement du prématuré hospitalisé", Notes pédiatriques, Volume 6, n°3, Mars 1989.
Renard Xavier, Amélioration de l'environnement de bruit et de vibration du prématuré, thèse de doctorat en bioélectronique, Lille, 1986.
(1) Schafer R. Murray, Le paysage sonore, Edition J.C. Lattès, 1991.


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