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Questioni iconologiche ………………………………
La presenza di un aspetto esoterico nella pittura di Raffaello è stata in
particolar modo ravvisata dalla scuola di Warburg, soprattutto da Edgar Wind. ![]() RAFFAELLO Santa Cecilia La Santa Cecilia di Raffaello (1483 - 1520) conservata alla Pinacoteca di Bologna è una delle ultime opere del grande pittore (tant'è vero che la natura morta di strumenti nella parte inferiore del quadro sarebbe stata completata da Giovanni da Udine), ed è mirabile in essa come la classica linearità della composizione non sia minimamente turbata dalla stratificazione dei significati: poiché è indubbio che nel quadro vi sono almeno due livelli di lettura, l'essoterico e l'esoterico. La pittura ha infatti un senso palese ed appariscente che doveva essere quello voluto dalla committenza: santa Cecilia rinuncia alla musica strumentale in favore di quella vocale, intonata dal coro angelico soprastante, e ciò in accordo coi dettami della Chiesa cattolica. Questo dualismo sembra comunque non essere stata la prima intenzione di Raffaello, se dobbiamo credere ad un disegno preparatorio attribuitogli e conservato al Petit Palais di Parigi, dove anche gli angeli suonano strumenti: l'alternativa è quindi più genericamente tra musica umana e musica angelica. Una serie nutrita di sottili dettagli rende però percepibili i sensi reconditi del quadro. Santa Cecilia è posta al centro di un ideale quadrato costituito dai quattro santi che stanno con lei (San Paolo, San Giovanni Evangelista, Sant'Agostino, Santa Maria Maddalena): come già detto sopra per la Madonna del Roseto di Lochner, questa disposizione permette di identificare in Cecilia la quintessenza. Ma oltre alla croce fisica formata dai quattro santi, ve n'è un'altra, sottile, tridimensionale, tracciata dagli sguardi dei personaggi in cui forse è da scorgere un'allusione alla "larghezza, lunghezza, altezza e profondità della carità in Cristo" di cui parla proprio San Paolo; l'asse verticale è disegnato da San Paolo (che guarda in basso) e santa Cecilia (con gli occhi al cielo), l'asse destra sinistra dagli sguardi incrociati di San Giovanni e Sant'Agostino , l'asse davanti-dietro dallo sguardo di santa Maddalena e dello spettatore, che viene così coinvolto direttamente nel quadro. L'orientazione normale di questa croce a sei braccia è tale per cui l'asse verticale è quello polare, l'asse destra-sinistra è quello solstiziale,l'asse davanti-dietro è quello equinoziale. La presenza di San Giovanni Evangelista conferma la supposizione poiché, grazie alla sua posizione nel calendario (27 dicembre) è simbolo tradizionale del solstizio invernale: egli è l'anno giovane che nasce, sant'Agostino l'anno ormai invecchiato che declina. Il quadro appare dunque orientato in modo tale che l'orizzonte alle spalle del gruppo è l'Est, l'origine della luce. Quali motivi hanno dettato la scelta dei personaggi di questa sacra conversazione? La presenza più ovvia è sant'Agostino, autore del De musica; san Giovanni, autore del Vangelo del Logos, e san Paolo, per il suo fides ex auditu, connettono la santità col senso dell'udito e si giustificano in tal modo: la presenza di Maria Maddalena non ha alcuna spiegazione apparente in questo contesto, ma vedremo che ve ne sono di recondite. Consideriamo ora attentamente i quattro santi. Se Cecilia è la quintessenza, essi dovranno poter coincidere con i quattro elementi; i loro attributi permettono con facilità l'identificazione: Sant'Agostino è la terra ,(il bastone), Santa Maddalena l'acqua (l'anfora), san Paolo il fuoco (la spada) e san Giovanni l'aria (l'aquila). Cecilia ha dunque alla sua destra gli elementi caldi e attivi, alla sua sinistra quelli freddi e passivi. Sant'Agostino è la terra, ma anche il punto di partenza dell'opera, la pietra grezza che cela in sé la sua potenzialità. Ciò si esprime nel suo bastone pastorale, segno di autorità e comando, che culmina con tre anelli (il dominio sui tre mondi); l'ultimo anello congloba in sé molteplici significati: esso è infatti un cerchio incompleto, un ricciolo (e quindi un inizio di spirale), ma anche un dragone perché, come è risaputo, in origine questa voluta del pastorale raffigurava il dragone, ed ancora infatti ne conserva le crestature e increspature. Gli influssi celesti, la capacità di trasformazione degli esseri , la dominazione delle forze telluriche sono interamente nelle mani di chi tiene il sacro bastone, che in genere termina in un fiore (il manifestarsi delle possibilità). Qui invece sorprendentemente il ricciolo culmina in una piccola immagine femminile nuda e nera: basterebbe un dettaglio del genere per sospettare significati nascosti nel quadro. Se dunque il ricciolo è un drago, possiamo immaginare che esso incurvandosi tenga nelle fauci questa femmina nera ed oscura. Osserva con attenzione questi due draghi, perché essi sono i veri princìpi della filosofia, che i saggi non hanno mai osato mostrare ai loro propri figli. Quello che è sotto è senza ali, è il fisso o il maschio, e quello che sta sopra è il volatile oppure la femmina nera ed oscura, che dopo parecchi mesi avrà il sopravvento. Il primo è chiamato zolfo oppure calore e siccità e il secondo argento vivo o freddo e umidità. Essi sono il sole e la luna, d'origine mercuriale e sulfurea che, tramite il fuoco continuo si adornano dei gioielli regali per vincere, stanno uniti e poi mutati in quintessenza, tutte le cose metalliche solide, dure e forti. Così Nicola Flamel spiega una delle sue figure. Queste donne nere le ritroviamo con assoluta naturalità riplasmate nelle Vergini nere cristiane. "Esse raffigurano - dice Fulcanelli - nella simbologia ermetica "la terra primitiva" quella che l'artista deve scegliere come soggetto della propria grande Opera. Grazie alle circolazioni e purificazioni la donna nera si trasforma in donna bianca:è per la funzione passiva assunta nella Grande Opera che il dissolvente universale è spesso rappresentato dalla donna nell'iconografia alchemica. Come quella è di solito tutta sottomessa all'uomo, così il mercurio resta servitore del solfo che lo assorbe a poco a poco e si unisce indissolubilmente con lui. Nerissima all'origine, la donna, da quel momento diventa bianca; la luce diffusa nella massa vile e grossolana è separata dalle tenebre e riunita sotto forma di un'acqua celeste, splendente e candida; quella stessa che la Stella fiammeggiante, offerta come ultimo simbolo di iniziazione ai Misteri di Iside, copre con la sua impronta nel contempo canonica, divina e spirituale. Ecco dunque chi è la bianca Maddalena velata con l'argentea ampolla: essa incarna lo spirito isiaco, e le affinità col personaggio corrispondente del quadro di Bosch sono notevoli; il vasello è pure attributo d'Iside ed anche qua ella esercita il suo fascinum con lo sguardo. Inoltre i bordi rosati della veste spiegano la natura celeste di quest'acqua, sulla base della già ricordata assonanza rosa-ros. Se la Maddalena incarna l'albificazione, le fasi successive e la rubificazione s'esprimono nella complessa figura di San Paolo. I colori della sue veste ci dicono delle nuove operazioni da compiere. Dice Basilio Valentino: "Sciogli e nutri il vero Leone col sangue del Leone Verde, perché il sangue fisso del Leone Rosso è ricavato dal sangue volatile di quello verde, perché ambedue posseggono la medesima natura. Quest'azione avviene per mezzo del fuoco, di cui la spada è simbolo; la spada appartiene di diritto al vocabolario ermetico, (tra i suoi molti significati si possono considerare qui quelli di "estrarre" e "staccare") che è nel termine spagiria, un dei sinonimi dell'arte ermetica. San Paolo che scrisse: "Il nostro Dio è un fuoco che divora", è ben rappresentato dalla spada, strumento del suo martirio. In una delle figure geroglifiche di Flamel sopracitate, e che ricordiamo, egli fece dipingere nel Cimitero degli Innocenti di Parigi, san Paolo è raffigurato appoggiato a una grossa spada su cui s'avvolge a spirale una serpe, tanto da diventare un sostituto del caduceo ermetico. Nel quadro di Raffaello l'affinità col caduceo è anche più esplicita, giacchè l'elsa è in forma di doppia spirale. Ma la spada è anche potenza del Verbo, che nell'Apocalisse ha una spada uscente dalla bocca. Anche Filone conferma che la spada di fuoco designa il Logos solare. A ciò allude la lettera che il santo impugna assieme alla spada (Paolo è per eccellenza l'apostolo delle lettere). La circolazione si conclude con San Giovanni Evangelista, identificabile grazie all'aquila, ai suoi piedi. San Giovanni ha tratti inconfondibilmente androgini. Il cristianesimo platoneggiante del rinascimento vedeva nell'androginia il segno della completezza originaria di Adamo, e il ritorno all'unità implicava questa qualificazione: la fenice era immaginata ermafrodita. Con San Giovanni il ciclo si chiude e idealmente si riallaccia all'inizio, come indica lo scambio di sguardi con sant'Agostino. E' da sottolineare che questi due santi (in posizione posteriore nel quadro) esprimono entrambi una duplice natura, vissuta come separazione (la piccola femmina sul bastone) e come fusione in Giovanni; con santa Maddalena e san Paolo siamo invece in presenza della femminilità e virilità pure. La pittura rinascimentale sottolinea il carattere misterico dell'androginia attribuendolo a personaggi significativi come San Giovanni Battista (l'iniziatore di Cristo) e Dionisio (il dio dei misteri). In questo caso lo stato supremo androginico è ascritto all'Evangelista in quanto raccoglitore della charis ai piedi medesimo della croce di Cristo come suo apostolo prediletto. Egli è l'eletto e l'iniziatore, l'autore veggente delle cose ultime. Se San Giovanni è l'iniziatore, Cecilia è l'iniziato. Un piccolo ma importantissimo dettaglio ci rivela chi in realtà essa sia: Cecilia è pettinata in maniera insolita, con una piccola ciocca globulare di capelli raccolta in cima alla fronte. Raffaello aveva dipinto con la medesima curiosa acconciatura la Psiche degli affreschi della Farnesina, di indubbio sapore iniziatico. Cecilia è dunque -anche- Psiche, l'anima, che deve subire numerose prove prima di guadagnare il cielo. La ciocca di capelli legata in così strana foggia e posiizione, rimanda all'uraeus egizio, il cobra irato che i faraoni portarono sulla fronte quale personificazione dell'occhio bruciante di Ra. Il legame con il sesto cakra (l'ajna, detto anche Rudragranthi, cioè "nodo di Rudra") è evidente. A proposito di nodi, il simbolismo di questi ultimi domina la figura di Cecilia a più livelli e con notevole ricchezza semantica. Innanzi tutto essa, a differenza delle altre figure, non è a piedi nudi ma porta sandali: in un'aneddotica che risale almeno all'epoca romana la calzatura permette l'identificazione dell'individuo (si pensi alla fiaba di Cenerentola). Ciò ha a che fare con un aspetto del simbolismo dei nodi, quello raffigurante il rafforzamento del legame con un particolare stato e quindi con "l'individuazione" nel senso stretto del termine. Lo stesso senso ritengono i bottoni e le legature della sua veste, che in ciò si differenzia da quelle degli altri santi: la veste dorata richiama la sua qualità quintessenziale, eterea e solare, oltrechè la dignità iniziatica da lei posseduta. La veste è percorsa di disegni e intrecci che richiamano quelli del caduceo ermetico, a siglare la qualità vitale di quest'oro; ma forse occorre vedere anche un richiamo al platonico "nodo dell'oro" che è detto esser duro e nero , significante sia "acciaio" sia "indomabile", "inflessibile". Gli alchimisti videro in ciò un'allusione alla parte della pietra che no è corrotta dalle influenze ctonie ma può essere usata per la rigenerazione. Una cintura nera cinge la santa alla vita; in questo è da scorgere un duplice significato. E' dedicazione alla vita divina, secondo quanto dice IL Cristo a Pietro: "In verità ti dico: quando eri più giovane ti cingevi da te e andavi dove volevi; ma quando sarai vecchio stenderai le tue mani e un altro ti cingerà e ti condurrà dove tu non vuoi". In un senso più nascosto la cintura nera, separando la parte inferiore del corpo dalla superiore, contiene e domina gli spiriti contaminati dalla materia, e forse per questo essa esprime nella pittura rinascimentale l'amore casto. La collana di perle che la santa indossa è simbolo ciclico e armonico , poiché tutte le cose, riportate alla perfetta forma sferica originaria, riveleranno il loro legame divino, perciò essa nel Vangelo figura il Regno dei Cieli. Dalla collana pende un ciondolo che sintetizza mirabilmente l'intero simbolismo del quadro: è quadrilobato, al vertice di ogni lobo sta una perla e al centro un rubino. I tre colori (il nero del vestito, il bianco delle perle, il rosso del rubino) rimandano alle tre principali fasi alchemiche. La forma rimanda alla composizione del quadro e alla natura della quintessenza , sottilineata significativamente dal fatto che questo rubino è posto sul cuore di Cecilia. La costruzione figurativa avviene secondo gli stessi criteri del tempio , e cioè esalta l'aura sacrale del gruppo . Quest'ultimo rappresentando la terra, è in forma di quadrato sopra il quale si pone il cielo come una cupola, la cui rotondità si percepisce dalla forma dello squarcio tra le nubi. Tale squarcio corrisponde nella basilica alla cosidetta lanterna, che in origine era un semplice foro aperto , secondo un simbolismo universale volto a esprimere la comunicazione con gli stati superformali dell'essere. Questo appunto significa il coro d'angeli visto da Cecilia , e curiosamente questi angeli sono in numero di sei e gli uomini sottostanti sono cinque: per il valore simbolico di questi due numeri rimandiamo alle prime due appendici di questo volume. In conclusione faremo alcune considerazioni sul simbolismo sonoro del quadro, che sembra dividersi secondo due correnti parallele. quella della parola e quella della musica, entrambe svolgentesi secondo una logica ascensionale scandita da due potenti simboli assiali, la spada di San Paolo e il bastone di Sant'Agostino, il solve e il coagula. Gli strumenti spezzati rappresentano le impurità della materia, il suo aspetto pesante e grossolano: essi sono stati presumibilmente spezzati dalla spada di san Paolo, che li fissa intensamente. In verità lo sguardo e la spada coincidono, poiché è proprio il vedere, cioè il conoscere, che permette di annullare la vana apparenza della materia. San Paolo manifesta appieno nel quadro il simbolismo della Parola che si scandisce in tre oggetti ben precisi : "il libro chiuso e sigillato" sotto gli artigli dell'aquila, il "libro aperto" nelle mani degli angeli e, esattamente a metà strada, la "lettera" nella mano del santo. Il libro, chiuso e aperto, è uno dei più diffusi simboli alchemici, già usato in quanto tale nel medioevo e ben visibile, ad esempio, in un medaglione di Notre-Dame de Paris. Il libro è la materia bruta e ancora chiusa in sé stessa; la stessa materia, dischiusa e fecondata dagli influssi spirituali, è libro aperto. La lettera è la conoscenza di questo processo mistico di cui possiamo estrinsecare come segue i momenti: san Giovanni è la tradizione che si comunica alla gerarchia e vive in essa. Essi precedono il processo mistico e quindi stanno alle spalle della santa. Gli altri tre momenti sono incarnati da San Paolo, l'astrazione grazie alla quale si distrugge la separazione oggettivale, l'amore estatico ( Maria Maddalena) e la contemplazione. Il percorso ascensionale che passa attraverso Cecilia si articola dunque in quattro momenti: il primo è il rifiuto dell'amore profano (gli strumenti rotti); segue poi la religione (l'organo) che è sì superiore al mondo profano ma solo funzionale rispetto alla visione delle cose celesti (terzo momento: il volto della santa); il quarto momento è ovviamente l'integrazione in questo mondo (gli angeli). Qui la via del suono e della musica (che passa attraverso Cecilia) si integra colla via della parola (san Paolo), perché il canto degli angeli unisce entrambe. |
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