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Ad un bimbetto che si chiama Ugo


questa è una vera "stranezza" di Maria Bersano(*)



(*) poesia dedicata a mio fratello Ugo in giovanissima età (5 anni) da una cinquantenne signora, una conoscente di famiglia che io ritengo sia stata la sua "prima Fan".
la sorella Luciana


Per strada, o in pasticceria





incontro, a volte, una Signora


quasi sempre in compagnia
d'un suo bimbo, ancora piccolino
che è veramente un simpatico bambino.
Che sia anche proprio buono, non so veramente,
come pure non so, se sia birichino.

Quello che è certo, dico sinceramente
con me, è educato, sorridente, - questo sia detto -
è principio di vera bontà;
è la base per essere un ometto.

So anche che Ugo - questo è il suo nome -
ha due sorelline - Luciana e Flora -.



La mamma dice che questo gruppetto
di demonietti a volte la fa ammattire,
e così la povera Signora
non sa come fare, che cosa dire
all'uno o all'altra per farli ubbidire,
per renderli un po' mansueti;
per avere l'illusione d'avere tre angioletti

Ma torniamo ad Ugo, mio piccolo amico:
con questi miei versi, dettati dal cuore,
vorrei egli comprendesse quanto dico,
vorrei che si facesse onore,
al contrario di altri bambini
grandi come lui, quindi piccini
ma maleducati, disubbidienti e birichini.

Sai Ugo, io ritengo che tutti i bimbi sian belli,
ma solamente quando non son monelli,
quando danno retta ai genitori,
quando sorridono, giocano spensierati
ma sempre da bimbi buoni, bene educati.

Immagino Ugo che tu abbia giocattolini
quindi puoi giocare, almeno puoi giocare
mentre devi pur pensare che altri bambini
poveretti, giocattoli non hanno,
e non hanno nemmeno dolcetti,
perchè costano soldini
e i loro genitori, a comprarli non gliela fanno.

Sii dunque buono, se non lo sarai
non so proprio cosa diventerai.
Forse ti tramuterai in animaletto
cattivo, peloso, repellente.
E questo è ancora niente:
potresti pure cambiarti in burattino
di legno, con forma grottesca,
tanto grottesca da dare nell'occhio......

Non pochi, anzi tutti,
ti scambierebbero per Pinocchio
ridendo di te.Purtroppo rideranno
mentre mamma, papà, le sorelline,
piangeranno, disperatamente piangeranno,
ricordando il loro Ughetto
quando era un bel maschietto!

Tu dunque dammi retta;
pensa che ho ragione nel dirti quanto dico,
perchè ti voglio bene, piccolo amico.
Termino la mia poesia
facendo molti auguri a te, alla famiglia,
ed anche accarezzando,
questo non è Ughetto ma Francesco (detto "Ugo" dai compagni di scuola) che aveva, come Ugo, lo stesso ascendente sui gatti, specialmente neri e grigi.


te in questo momento e lì
la piccola gattina, compagna di giochi,


la

"Grisolì"!





M.Bersano