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CLUNY : L'ARMONIA DELL'UNIVERSO ....Sognarla….Partendo dai pochissimi resti che si sono salvati e che vengono esposti nell'antico magazzino (scampato, quello, alla furia imprenditoriale). I due capitelli musicali del deambulatorio, appoggiati su colonne non loro, sembrano teste mozzate impietrite di stupore per la violenza che hanno patito, proprio loro, simboli gentili di un'antica e solida civiltà musicale. Rappresentano plasticamente gli otto modi della musica antica: le quattro facce di un capitello mostrano un giovane con un liuto, una dama che danza accompagnandosi con il cembalo (un campanello: o piuttosto un campanaccio come quelli che venivano appesi al collo dei buoi), ancora un giovane con un salterio a sei corde, un altro che maneggia il tintinnabulum strumento a piccole campane caro ai giullari sulle vie dei pellegrinaggi, che evocava anche il richiamo delle chiese ed era stato eretto da Odone (l'abate del X secolo cui furono attribuiti probabilmente a torto, alcuni trattati di teoria musicale) a simbolo del "suono della predicazione". Nel secondo capitello sono raffigurati un'altra dama danzante, un uomo con un monocordo, un uomo con una tromba, mentre lo strumento dell'ultima figura è scomparso. La preghiera cluniacense era eminentemente musicale, corale, complicata, tipica: " la lunga, complessa psalmodia cluniacense", la definì nel XII secolo l'abate Pietro il Venerabile. Una disposizione del secolo precedente, che istituiva un altro officio per i morti in aggiunta a quello annuale, sottolinea energicamente questo carattere. Si stabiliva di celebrare la messa "nella quale il De profundis è cantato da due cantori, e tutti i sacerdoti di quel giorno cantano la messa Deus, cuius miseratione in modo speciale cantino per loro [defunti "che riposano nel cimitero di questo luogo"], e gli altri i salmi". Cantare, cantare, cantare…Odone, scrive il suo primo biografo, amava sentir cantare i bambini e trovava che per questo "erano degni di ricompensa non piccola"; viaggiando cantava e costringeva i monaci che lo accompagnavano a cantare (psallere) con lui. Cantare… Odone aveva scritto: San Gerolamo…asserisce che in chiesa non bisogna educare né la gola né la voce con dolce teatrale intonazione, perché verso Dio si deve cantare non con la voce ma col cuore. Noi invece riteniamo che l'intonazione riguardi le orecchie umane, più che quelle divine: giacchè l'uso della psalmodia è stato istituito a questo scopo, che, come Davide suonando la cetra chetava lo spirito malvagio in Saul, così i cantori modulando a tono espellano dai cuori degli ascoltatori qualunque desiderio diabolico. La musica ha fin dall'inizio per Cluny un valore complesso e primario: è lo strumento per cantare le lodi al Signore e far giungere a Dio le preghiere, ma anche per educare i cuori dei fedeli scacciando da loro ogni possibile influsso diabolico. E' dunque una piccola ma completa teoria degli "affetti" (per usare un'espressione del XVII secolo) che il monaco aveva dinanzi agli occhi nel deambulatorio: i diversi strumenti rappresentati nei capitelli stavano ad indicare i vari generi della musica: grave, allegro, maestoso, meditativo. Con la musica si connette la danza: "per gli uomini come per gli angeli, le lodi del Signore si mutano in una danza collettiva", ha scritto di recente Jean-Claude Schmitt. Le processioni dei monaci compongono una danza come quella dei cori angelici ai quali si paragonano: una danza melodiosa e grave che canta l'armonia e si contrappone a quelle incontrollate degli ossessi di fronte agli altari dalle prodigiose reliquie e a quelle, devozionali e liberatorie, dei contadini. Nelle chiese la danza era celebrata come una conoscenza mistica del divino: ad Auxerre alla vigilia di Pasqua i chierici della cattedrale eseguivano la Danza della pelota, cantando e muovendosi ritmicamente intorno a un labirinto disegnato sul pavimento (immagine del pellegrinaggio a Gerusalemme, raffigurazione iniziatica, enigma) e lanciandosi continuamente una palla; nella cattedrale di Sens ( il suo labirinto raggiungeva i 2000 metri) in tutte le grandi festività se ne teneva una cui prendeva parte lo stesso arcivescovo, durante la quale veniva imitato il raglio dell'asino. Era un'eredità della Chiesa delle origini che non venne meno, in Francia, fino al XVI secolo (ma nella cattedrale di Siviglia si fa ancora festa con la Danza de los Seises, al suono di canti e castañuelas), anche se si trattava di manifestazioni viste con sospetto; quando, poi, esse erano esclusivamente contadine e terragne venivano condannate con clamore. Così avvenne per la vicenda di Kölbigk (1021) scatenatasi in un cimitero sassone, protagonisti diciotto contadini, una notte di Natale: i canti e i balli, mescolandosi e sovrapponendosi alle parole del celebrante, impedivano l'ordinata celebrazione liturgica, e il prete maledisse: "Piaccia a Dio e a San Magno che rimaniate così a cantare per tutto l'anno!" Ecco: incantati, stregati, legati alla maledizione sacra, i danzatori rimasero a ballare in tondo per un anno intero, chiusi dentro il loro stesso cerchio diabolico: " la pioggia non cadde su di loro, non provarono né freddo né caldo né fame né sete né stanchezza". Ballano, e si scavano la fossa: "prima fino alle ginocchia, poi fino alle natiche entrarono nella terra". Compiuto finalmente il tempo, liberati dal vescovo di Colonia, alcuni di loro muoiono all'istante, altri rimangono scossi da un perpetuo tremore, ricordo e monito della loro trance. Nulla di tutto questo può avvenire nei monasteri, tanto meno a Cluny, dove tutto è regolato e controllato e perfezionato. A Cluny si canta la musica del Paradiso, se ne conoscono gli strumenti, "i cembali dal bel suono" che Odilone usa proprio a simbolo della psalmodia cluniacense, se ne conosce la danza. (Si cantava…..Oggi sotto la volta del transetto "si riuniscono i tre fantasmi, quello di ciò che è stato, quello di ciò che fu sul punto di essere, quello di ciò che avrebbe potuto essere, non parlano, si guardano come si guardano dei ciechi, e tacciono" proprio come scrive Saramago)........ |
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