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BENEDETTO XIV
da: Norme sul Canto e sulla Musica Sacra - tratto da "Annus qui", l'Ordine nelle chiese e la musica sacra di Benedetto XIV del 19 febbraioi 1749.


"Ma noi qui ci contenteremo di ricordare, tenendo presente le prescrizioni dei sacri concili e le sentenze di scrittori autorevoli, che il canto musicale dei teatri viene fatto in modo (come ci fu riferito)che il pubblico presente, ascoltando i canti musicali ne riporti diletto, e goda degli artifici della musica, si esalti per la melodia, per la musica in se stessa; provi piacere per la soavità delle varie voci, senza percepire, il più delle volte, l'esatto significato delle parole.

Non così invece dev'essere nel canto ecclesiastico, anzi in questo si deve avere di mira l'opposto.
Nel canto ecclesiastico si deve badare innanzittutto ad ottenere un'audizione perfetta e facile delle parole.
Nelle chiese infatti la musica è accolta per elevare le menti degli uomini a Dio, come insegna Sant'Isidoro nel De ecclesiaticis officiis (1,1. c.5): "Si usa dalla chiesa salmeggiare e cantare soavi melodie, per indurre più facilmente gli animi alla compunzione";
ciò non può ottenersi se non s'intendono le parole. (...)

Nel primo Concilio di Milano, tenuto nell'anno 1565 (Collezione dell'Harouin, parte n.2, n.51, p.687) si legge: Negli Uffici divini o in generale nelle chiese non si devono cantare o suonare cose profane, le cose sacre poi devono essere cantate senza languide inflessioni della voce, senza suoni più gutturali che labiali: mai si deve usare un suono di canto passionale.

Il canto e il suono siano devoti, chiari, adatti alla casa di Dio e confacenti con le divine lodi; fatti in modo che coloro che ascoltano, capiscano le parole e siano mossi a divozione".(...)

Ciò infine giustifica le lagnanze espresse dal vescovo Wihlelm van der Linden nel testo citato (Panoplia evangelica): "Ai nostri giorni il canto dei musici è piuttosto fatto per distogliere, sviare, allontanare gli animi degli uditori, che non per indurli a pietà e a desideri celesti.

Ricordo infatti di aver partecipato qualche volta alle divine lodi, di avere prestato grande attenzione mentre si cantava per riuscire a capire le parole, ma non riuscii ad intenderne neppure una sola. Tutto era un groviglio di sillabe ripetute, di voci confuse; il senso rimaneva sommerso da ciò che, più che canto, era un clamore assordante, un boato scomposto". (...)

Noi non abbiamo omesso di richiedere il consiglio di uomini prudenti e di insigni maestri di musica. In conformità al loro parere, tu, venerabile fratello, procurerai che nelle tue chiese, se in esse vi è l'uso di suonare strumenti musicali, con l'organo siano ammessi soltanto quegli strumenti che hanno il compito di rafforzare e sostenere la voce dei cantori, come sono la cetra, il tetracordo maggiore e minore, il fagotto, la viola,il violino.

Escluderei invece i timpani, i corno da caccia, le trombe, gli oboe, i flauti, i flautini, le arpe, i mandolini e simili strumenti, che rendono la musica teatrale."


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