IL MITO DEL VIOLINO CHE INCANTA I MAESTRI
Una volta si diceva che il segreto dei violini Stradivari consistesse
nella vernice: quella vernice un po' rossa che li ricopre. Poi, uno
studioso che aveva seguito le lunghe analisi disse che non contava molto
di più della vernice rossa che ricopre la Ferrari.
La vernice serve per impermeabilizzare, ornare, e anche caratterizzare.
Pare che il «segreto» stia nel modo di trattare il legno: la colla può
essere dunque importante, anche se la mano dell'artigiano non si può
analizzare più ed avrà avuto pure la sua parte.
«Lo Stradivari» è un mito. Tutti i grandi violinisti lo vorrebbero.
Impegnati nella dura lotta per vincere i limiti della materia, dichiarano
che uno strumento così eccezionale, anziché far sentire loro il peso
della materia, li galvanizza, li spinge a cercar oltre.
Mi ricordo che una volta Yehudi Menhuin, il favoloso concertista,
mi ha spiegato che il rapporto fisico con uno strumento d'eccezione
ricevuto dalla storia diventa un fatto psicologico, mentale,
«una continua domanda e risposta reciproca».
C'entra la costruzione, la tecnica, e anche il mito.
Ma se a vivere il mito è un Menhuin, che era lo Schumacher del violino,
il canto vola, imprendibile assoluto.
E' difficile dire la qualità dello Stradivari, che è il massimo
dell'equilibrio fra le doti richieste a uno strumento.
L'analisi tecnica è sottile, difficile da spiegare.
L'orecchio può capire quando chi suona sa sollecitarlo con pienezza.
Ogni tanto, per televisione ci fanno sentire una «dimostrazione»: ma
il suono che arriva sui singoli televisori è ben difficilmente riconoscibile.
Per disco, si possono avere migliori indizi.
Il «Quartetto Amadeus», che suonava su tre Stradivari e un Guarnieri,
diffonde una potenza e un piacere straordinari.
Accardo, Ughi, sanno cavare meraviglie dallo Stradivari.
Ma sono artisti riconoscibili comunque.
Comunque, anche per noi ascoltare uno Stradivari è un'esperienza eccitante,
dal vivo: anche perché sentiamo il mito insieme alla meraviglia, e,
sapendolo prima, è come se infilassimo un nuovo paio di orecchie.
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