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Il simbolismo degli esseri alati Simbolo della rivelazione divina ![]() Tutto quanto s'è scritto finora non sarebbe sufficiente per capire il simbolismo degli esseri alati se non ascoltassimo il loro canto. Là dove ancora tacciono miracolosamente i rumori prediletti dal volgo contemporaneo, si leva in primavera e in estate un concerto ammaliante di suoni , che varia secondo le ore e richiede nell'ascoltatore molta concentrazione interiore, perché se è ovvio godere del canto dell'usignolo e del merlo, meno facile è cogliere l'orchestrazione di decine di uccelli e di insetti. Talvolta il canto raggiunge vette sublimi per chi riesce ad aprire l'"orecchio del cuore." ![]() Nel mio minuscolo giardino m'incanto spesso ad ascoltare due merli, miei abituali visitatori, che improvvisano lunghi duetti. E ogni volta mi sento rinfrancato. "Ho un buon rimedio" scrive Olivier Messiaen "contro la stanchezza: appena ascolto il canto di un uccello eccomi guarito. Non patisco più il freddo né il caldo né la fame: ascolto l'uccello." Il compositore francese che a questi esseri alati ha dedicato molte opere, sostiene che è possibile riconoscere la presenza di merli , tordi e usignoli così come durante un concerto di musica classica si esclama: "E' Mozart! E' Debussy! E' Berlioz!" Ma non è facile all'abitante delle nostre città imparare pazientemente a riconoscere i vari versi. ![]() Una leggenda medievale narra che un giorno, in un monastero,
un monaco pregava il Signore di concedergli una gioia ineffabile . Una
mattina un angelo rivestito del piumaggio di un uccello andò a posarsi
presso di lui mentre era raccolto in preghiera . Per contemplarlo più
da vicino egli tentò di afferrarlo, ma ogni volta che la sua mano si avvicinava
all'uccello, questi volava più lontano. Si ritrovarono entrambi fuori
dal monastero, nel folto di un bosco. Poggiato su un albero, l'uccello
si mise a cinguettare suoni melodiosi e dolcissimi. Affascinato, il monaco
dimenticò lo scorrere del tempo immergendosi totalmente in quei canti
paradisiaci. Ritornò infine all'abbazia. Ma nessuno lo riconobbe, neppure
il custode e i suoi superiori. Pronunciò il nome dell'abate, ma gli fu
risposto che era morto trecento anni prima. Il monaco comprese allora di aver ascoltato il canto dell'uccello per tre secoli. Quell'angelico canto aveva sospeso il corso del tempo e conservata inalterata la sua giovinezza, concedendogli già in vita la gioia della beatitudine. "Il mondo degli angeli immortali" osserva Marie-Madeleine Davy "è rappresentato in terra dagli uccelli, loro fratelli mortali. Gli angeli cantano la gloria di Dio, gli uccelli celebrano la bellezza del mondo sensibile, riaccendono la presenza dell'immagine divina nell'uomo, che ritrova così la somiglianza momentaneamente perduta. L'eterno si manifesta nell'alito del vento che l'uccello incontra in volo." Non diversamente, nelle catacombe gli uccelli canterini rappresentano questa felicità totale quando svolazzano sulla vegetazione stilizzata, raffigurata sui sigilli e sui segnalibri medievali. In ogni tradizione il loro canto è simbolo di rivelazione. Nella Roma precristiana gli auspicies (da avis spicere, osservare gli uccelli) traevano i loro presagi non soltanto dal loro volo, ma anche dal canto. ![]() Secondo una credenza ebraica i Libri sapienziali (Proverbi, Ecclesiaste, Cantico dei Cantici, Sapienza, Ecclesiastico) sono stati dettati al re Salomone proprio dagli uccelli ; tradizione che è stata ripresa anche nell'Islam: "Oh uomini!" dice Salomone secondo il Corano "non siamo stati istruiti dal linguaggio degli uccelli e ricolmi di tutti i beni." ![]() Soltanto agli iniziati è concesso di capire il linguaggio misterioso degli uccelli. Nella tradizione nordica occidentale si narra che Sigfrido, vincitore del drago, è capace di comprendere subito il linguaggio degli uccelli. Nella cristianità medievale si favoleggiava che San Colombano ne comprendesse il linguaggio da quando aveva trasformato in gru una regina e la sua ancella per punirle della loro irriverenza: da allora fu soprannominato "il chierico della gru." ![]() La comprensione del linguaggio degli uccelli allude alla conquista dell'immortalità: "E tale conquista dell'immortalità" spiega René Guénon "implica essenzialmente la reintegrazione nel centro dello stato umano, cioè nel punto in cui si stabilisce la comunicazione con gli stati superiori dell'essere. Appunto questa comunicazione viene rappresentata dalla comprensione del linguaggio degli uccelli; e di fatto gli uccelli sono assunti frequentemente come simbolo degli angeli, cioè precisamente degli stati superiori. ![]() Nelle letterature arabe e persiane il linguaggio degli uccelli
è la lingua esoterica per eccellenza, come per esempio nel trattato allegorico
Risalat at-Tayr ( Epistola degli uccelli), scritto in arabo da Avicenna,
dove si descrive il viaggio attraverso otto montagne di uno stormo di
uccelli che, fuggiti dalle loro gabbie, si dedicano alla ricerca del loro
re che abita oltre l'ultima vetta. ![]() 2) Renè Guénon, Simboli della scienza sacra, Milano 1975,
p.56.; |
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