Uto Ughi, uno contro tutti
"Da "IL TEMPO" di domenica 26 ottobre 2003 di L.T.
Il celebre maestro ha fatto sfoggio del suo virtuosismo
Inaugurata con un trionfo la Stagione da Camera di Santa Cecilia
SEMBRAVA una esauriente lezione intorno al violino il concerto che nella gremita Sala S. Cecilia (circa duemila spettatori presenti) vedeva come protagonista Uto Ughi per la incipiente stagione cameristica ceciliana . Un solista d'eccezione, un autentico virtuoso, una sorta di campione dell'archetto piantato al centro del palcoscenico sotto un magico cono di luce nella penombra generale della grande sala. Una lezione non solo sulla tecnica del violino, ovviamente dominato con naturalezza dal maestro, ma anche implicitamente sulla differenza sostanziale che permane tra i grandi compositori per violino ed i grandi violinisti compositori. Calare un'idea musicale sul manico del violino è infatti cosa ben diversa che vederla nascere quasi dalla stessa pratica violinistica, quasi da una improvvisazione sulle quattro corde. Nel primo caso la musica prevale sul virtuosismo e semmai se ne serve, nel secondo il virtuosismo la fa da padrone non sempre elevandosi a indiscusse vette d'arte.
Eccoci così nella serata rigorosamente per violino solo (una sorta di scommessa quasi impossibile per tutti, ma non certo per Uto Ughi) immancabilmente dinanzi al padre Bach (la seconda «Partita» e la seconda «Sonata») con i suoi ghirigori e le sue astratte ma sapide volute contrappuntistiche, un esempio unico e pionieristico di grande polifonia strumentale su uno strumento tradizionalmente considerato monodico, anzi il principale artefice della melodia.
Ma c'erano anche i virtuosi compositori, come Ysaye (la terza «Sonata» dedicata ad Enescu) vibrante e filiforme, incandescente e funambolica, pirotecnica per épater les bourgeois, e come il compianto Milstein in una «Paganiniana» in cui echeggia il celeberrimo tema della Campanella. E proprio al centro, quasi a sutura tra le due opposte schiere, Paganini il grande con tre «Capricci» della vecchia alta scuola («Le Streghe» eseguite a sorpresa in luogo de La Risata, proposta invece inattesamente come bis finale) eseguiti con bravura magistrale: qui finalmente bravura interpretativa e originalità compositiva si danno la mano.
Il violino (il Guarnieri scelto per la serata dal maestro tra i tre preziosi strumenti a sua disposizione) diventa un'orchestra in miniatura tra guizzi, armonici, strappate, balzati, scale, arpeggi rovinosi ma senza dimenticare le ragioni della musica.
Non potevano mancare i bis, chiesti dal concertista al pubblico secondo il suo piacimento; oltre a «La Risata» paganiniana già menzionata, la «Gavotta» dalla terza Suite. Un suggello di classe per un concerto di classe. Per la gioia dei più affezionati il maestro tornerà a suonare a Santa Cecilia dal 20 al 22 dicembre sotto la direzione di Spivakov nel «Concerto in re» di Beethoven in una significativa manifestazione per la pace.
L. T.