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UGHI IL "DI PIU" DEL GRANDE
Splendido concerto del famoso violinista mercoledì sera (29.8) a Gargnano
da "Da IL GIORNALE DI BRESCIA" di Roma dì Sabato 1.9.2001
"Bentornato, Uto". Sembrava proprio questo il pensiero comune delle
centinaia di spettatori che mercoledì hanno assistito al concerto di
Uto Ughi e dei Filarmonici di Roma nella parrocchiale di Gargnano.
Il famosissimo violinista, dal Natale del 1999 non aveva più partecipato
a serate musicali nella nostra città e tanto meno sul Garda.
È stata dunque un'iniziativa di grande merito quella di Comune e Parrocchia
di Gargnano e il gran caldo della serata no non ha minimamente limitato
l'eccezionale livello artistico del concerto.
Nella prima parte della serata, che curiosamente si è svolta senza alcun
intervallo, l'ensemble dei Filarmonici di Roma (già Orchestra da Camera
di Santa Cecilia) ha proposto due composizioni orchestrali: il corale di
Bach "Jesu, meine Freude", che con il suo spirito consolatorio sostituiva
la mesta Sonata vivaldiana al "Santo Sepolcro" annunciata; la bella Sinfonia
op. 12 n.4 di Boccherini, detta "La casa del diavolo" perché lo scatenato
ultimo movimento contiene un intenzionale riferimento al balletto "Don Juan"
di Gluck.
Senza direttore sul podio, facendo riferimento all'eccellente primo
violino Maryse Regard, i Filarmonici di Roma sono apparsi un gruppo molto
compatto ed hanno reso con grande trasporto il fervore tipicamente
"Sturm und Drang" della Sinfonia boccheriniana.
A quel punto tutto era pronto per l'ingresso del protagonista.
Uto Ughi non si è fatto attendere, ma sembrava assorto: ha scambiato due
parole con Maryse Regard, solo un rapido ammiccamento al pubblico, e poi
via con il Concerto per due violini in la minore dall'"Estro armonico"
di Vivaldi.
Tante volte abbiamo ascoltato questa composizione in versioni più o meno
accurate, più o meno filologiche, ma con Ughi lo spirito dell'analisi
deve cedere allo spirito di sintesi: e la sintesi dice che è palpabile
una sorta di "valore aggiunto", il "quid" esclusivo del grande concertista.
L'esecuzione del primo Concerto di Paganini è stata poi indimenticabile,
e non solo per la spettacolarità del virtuosismo.
In quest'opera del 1818, dunque contemporanea dei capolavori rossiniani,
c'è molto teatro lirico, molto canto.
Talvolta il violino di Ughi si trasformava nella voce del contralto, e
davvero venivano alla mente certe pagine di Stendhal sulla forza ed il
temperamento scenico delle grandi cantanti-attrici d'inizio Ottocento.
Una serata magica, dunque, conclusa con il tradizionale ma sempre
gradito bis della Fantasia sulla "Carmen" di de Sarasate.
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