|
UTO UGHI UN VIOLINO TRASCINANTE E VIRTUOSISTICO
Scroscianti applausi ed un insolito contrattempo a Gargnano
da "Da IL GIORNALE DI BRESCIA" di Martedì 3.9.2001
Curioso incidente l’altra sera a Gargnano, nel secondo appuntamento del
miniciclo Uto Ughi e i Filarmonici di Roma: dopo una pausa
incredibilmente lunga, il violinista, incredulo e sconcertato,
si è presentato al pubblico con un sorriso sulle labbra dicendo
che il concerto in Do magg. di Haydn per violino ed orchestra
non poteva essere eseguito al momento dacché la partitura
non si trovava.
Così il bis, la Fantasia sulla Carmen di Sarasate, è stato
donato al pubblico prima che il concerto fosse effettivamente finito.
E anche qui, in un’esecuzione assolutamente trascinante, non
è mancata la sorpresa (questa volta musicale).
Abbandonato lo strumento, un membro dei Filarmonici ha
accompagnato il brano con tamburello basco e con un triangolo
dando alla Fantasia un colore più spagnoleggiante che mai.
Il risultato? Una vera e propria ovazione.
Il concerto, nella parrocchiale di S. Martino, aveva avuto
inizio con la Sinfonia in Re magg. di Johann Christian Bach,
resa perfettamente dai Filarmonici nella sua gradevolezza
e fusione di stili.
Il Rondò in La magg. D 438 di Franz Schubert, è
stato sostituito da uno dei pezzi forti del violinismo
di Uto Ughi: il concerto in Sol magg. KV 216 di Mozart.
Un concerto nel quale il linguaggio virtuosistico, pur
presente, lascia spazio ad un paesaggio sonoro ricco
di tinte fascinose.
Di alta intensità poetica la lettura di Uto Ughi:
in un serrato dialogo solista ed orchestra,
il violinista ha costruito nota per nota
il proprio fraseggio, dando un senso
di unità alla composizione.
Operazione difficile in una partitura interrotta
nel suo mezzo da movenze quasi alla turca
e terminante in un pianissimo così poco
concertistico e così contagiosamente
mozartiano. «Et voilà», ha detto Uto Ughi
a bassa voce al termine della sua
interpretazione.
«Et voilà», sono scrosciati gli applausi
entusiasti di un pubblico incantato
da un’esecuzione così brillante e così
profonda.
Pubblico altrettanto incantato
dall’Introduzione e Rondò
capriccioso di Saint-Saëns.
Qui, rispetto a Mozart,
l’elemento virtuosistico è dominante.
Il violino - un Guarnieri del
Gesù dal suono maschio e tenebroso
- è stato sottoposto ad ogni
possibile trattamento.
Ma questo è il bello di Ughi.
Con lui i tratti ginnici vanno
in secondo piano, per lasciare
spazio solamente alla musica.
Un atteggiamento, questo,
che ha decretato anche
il successo del concerto
di Haydn (alla fine
la partitura è stata
ritrovata ed eseguita).
Nell’Adagio, cinque note facili e difficili al tempo stesso
hanno permesso ad Uto Ughi di creare un' atmosfera di
equilibrio con una messa di voce di grande gusto.
Cose splendide, da violionismo d’altri tempi, visto che, ai nostri
giorni, è difficile trovare chi ancora possiede un senso
così naturale per l’eleganza.
Ed un’intuizione così profonda per la musica.
|