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CENTO RELIGIONI, UNA SOLA PREGHIERA: LA PACE
Nell'aula Giulio Cesare, il sindaco Veltroni chiama a raccolta
gli esponenti di tutte le confessioni: "No al terrorismo". Poi le note
di Uto Ughi
Dal Campidoglio il canto dell'Imam islamico: "Chi uccide un individuo,
uccide tutta l'umanità"
Sono le 5 della sera quando Sami Salem, Imam della Moschea del Fath,
intona i versetti di una preghiera coranica.
E quel canto arabo che si diffonde nell'aula Giulio Cesare e ricorda
agli uomini di essere stati creati per restare uniti, mette a tacere
ogni brusìo.
È forse il momento più solenne ma anche il più trasgressivo
dell'incontro ecumenico voluto dal sindaco Veltroni.
Quel canto da muezzin che trasforma per qualche istante
il Campidoglio in un minareto unisce più di ogni parola.
All'invito del primo cittadino hanno risposto i capi delle maggiori
comunità religiose chiamati ieri pomeriggio a lanciare un messaggio di
pace dal colle più storico e laico della città.
Ma anche esponenti di altre religioni presenti a Roma: buddisti,
luterani, greco-ortodossi, ortodossi russi e rumeni, anglicani,
metodisti.
Fedi, lingue e culture diverse, monaci e preti che hanno salito
insieme i gradini della scalinata michelangiolesca per condannare
insieme gli attentati dell'11 settembre.
I parroci di 50 chiese romane, seduti accanto al reverendo giapponese
Hideo Amaguchi, della comunità Teuri Kyo o accanto a Debora Wong,
militante romana dell'Esercito della Salvezza.
E sui banchi i consiglieri comunali (presente anche l'opposizione) e
gli assessori.
"Convincere i rappresentanti delle religioni non è stato difficile
- spiega Marco Baccin, diplomatico in prestito dalla Farnesina,
corso in aiuto di Veltroni - le varie comunità hanno subito risposto,
aspettavano un'opportunità come questa".
L'incontro si è aperto con le parole del presidente del consiglio comunale
Giuseppe Mannino e si è chiuso sulle note del violino di Uto Ughi.
E se gli ebrei hanno citato Isaia, i cattolici hanno evocato
San Francesco e l'Islam il Corano, la condanna contro la violenza
li ha accomunati tutti.
Senza distinguo, senza giri di parole.
"Chi uccide un solo individuo uccide tutta l'umanità", è stato il
monito di Abdullah El Radwan, direttore della Grande Moschea di Roma.
Qualche minuto prima Radwan aveva stretto la mano al rabbino capo della
comunità ebraica di Roma, Elio Toaff.
Di religioni che dividono ne è piena la storia.
Più difficile che uniscano. Ieri è successo.
Hanno preso la parola i rappresentanti delle tre grandi confessioni
monoteiste, uno accanto all'altro sulla presidenza dell'Aula dove si
tengono le sedute del consiglio comunale.
"È assai probabile - ha detto il sindaco - anche se troppo poco
sappiamo con certezza, che sia stata una terribile deformazione di una
fede religiosa a sostenere la follia nichilistica dei terroristi suicidi.
Non è la prima volta che alzano la mano contro se stessi appropriandosi
del nome di Dio".
Veltroni ha ricordato gli omicidi dei "profeti di pace" Gandhi, Sadat e
Rabin, il grave ferimento di Giovanni Paolo II e il cammino
dell'Occidente, "che al suo interno ha sprigionato anche i
totalitarismi e la Shoà".
"Bisogna rimuovere le cause della discordia - ha invocato invece
monsignor Fisichella - e percorrere una strada comune".
Mentre Toaff ha insistito sull'importanza che dal Campidoglio
"parta una condanna severa del terrorismo e della violenza"
Andrea Riccardi, fondatore della Comunità di Sant'Egidio ha ripreso
un tema molto caro al sindaco: "Roma - ha detto - porta l'impronta
della convivenza tra i diversi, può essere la grande Capitale protesa
verso il sud del mondo".
L'applauso più lungo è andato Paolo Ricca che ha messo in guardia
dal rapporto religione-fondamentalismo: "La condanna del terrorismo
non basta - ha ricordato il pastore valdese - Spesso sotto il nome di
Dio si può celare il suo contrario, i terroristi possono costruirsi
su misura l'idea di un dio terrorista".
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