UGHI MAGICO INCANTO
Splendido concerto benefico del celebre violinista a Ponte San Marco
"DaL gIORNALE DI Brescia " di mercoledì 10 dicembre 1997
MOZART LEGGERO E ONIRICO, INTENSO BEETHOVEN
Atmosfera d'incanto, l'altro ieri a Ponte San Marco, per
il Concerto di Uto Ughi e dell'Orchestra da Camera di Mantova.
Atmosfera da
grande festival con una chiesa stracolma di gente, e tanti, tantissimi
appassionati incollati davanti al maxischermo allestito dall'organizzazione.
Il "Concerto d'Inverno", giunto quest'anno alla decima edizione, è dive
nuto ormai un appuntamento fisso, irrinunciabile per i musicofili
bresciani ai quali, grazie a scelte oculate ed intelligenti, viene data
l'opportunità di ascoltare grandi virtuosi fuori porta.
Questo anche il senso del breve intervento di Uto Ughi ("E' giusto che si possa fruire
della musica anche nei piccoli centri") nel momento in cui il sindaco di
Brescia, Mino Martinazzoli gli ha conferito il premio alla memoria di
Mauro Ranieri, il musicista bresciano scomparso alcuni anni or sono.
Un premio simbolico, opera della bottega di Filippo Fasser, più che dovuto
a chi ha fatto del proprio suono un'occasione di impegno umano, oltre
che musicale.
Dopo una delicatissima esecuzione delle sonate da chiesa KV 224 (241a),
328 (317c) e 67 (41h), brani non facili di un Wolfgang Amadeus Mozart
leggero e, secondo l'uso salisburghese, senza viole.
Uto Ughi ha fatto il suo ingresso tra l'entusiasmo degli intervenuti.
Rapito, quasi come se il suono provenisse da un mondo lontano, il
celebre virtuoso ha segnato subito la serata tracciando un'arcata decisa,
serena e poetica nella Romanza n. 1 i sol maggiore Op. 40 di Ludwig Van
Beethoven.
Capolavoro breve, ma intenso, in cui il violino inizia da solo, quasi
timidamente sgranando note e fraseggi con lampi e fulgori pervasi
da una vena contagiosamente romantica.
Altrettanto appassionante l'esecuzione della Romanza n. 2 Op. 50 sempre
del compositore tedesco.
Un brano che, appartenendo da tempo alla mitologia del "gingle" pubblicitario,
difficilmente riesce a staccarsi da uno stereotipo che si replica
sempre uguale a se stesso.
Un piccolo brusìo, un fremito, un brivido ha pervaso il pubblico trascinato
in un'interpretazione come un percorso alla scoperta di ogni anfratto
sonoro.
Niente è restato intentato da Uto Ughi che ha cosparso lo splendido
brano di un'irrequieta musicalità da suono fosco, misterioso ed avvolgente.
Di un nitore abbagliante si è tinto invece il concerto in la maggiore
per violino ed orchestra KV 219, un lavoro molto caro ad Uto Ughi.
Partitura perfetta, quella di un Mozart onirico, che lascia cantare il violino
per poi farlo muovere con impennate improvvise, esaltando una melodiosità
larga e generosa, fatta apposta per porre in rilievo tutte le qualità
(tante, tantissime) dell'Orchestra da Camera di Mantova.
Magnifico l'apporto di Uto Ughi che ha saputo far correre il suono
espandendolo da un pianissimo impercettibile, quasi un sussurro, sino
ad un forte deciso, ma mai gridato.
Uno spettro sonoro che si è replicato anche nel bis paganiniano.
Stando agli organizzatori, che si sono avvalsi del generoso sostegno
della Banca di Credito Cooperativo del Garda e del Comune di Calcinato,
è stato possibile raccogliere una cospicua quantità di fondi da destinare
all'Associazione Italiana sclerosi multipla.
Segno che, nonostante tutto, la musica classica sa essere ancora un
messaggio forte al cuore ed all'anima di chi l'ascolta.