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I MAGICI VOLI DEL VIOLINO DI UN GRANDE UTO UGHI
da "Da Sicilia Spettacoli del 23 luglio 2001

La metafisica del sentimento: potrebbe valere come definizione del suono, tetragono nella forte struttura ma dolcissimo nelle uscite di rigo, imposto da uno dei capolavori in assoluto della letteratura per violino, la mirabile seconda Partita di Bach (BWV 1004), composta verso il 1720 tra l'esaltazione illuministica della razionalità e l'impeto di una sensibilità umana fiammeggiante.
L'eccelsa composizione (limitata alla sua parte più espressiva, la straordinaria Ciaccona), ha inondato la cavea dell'antico Teatro di Taormina in una indimenticabile serata che ha toccato i fasti dell'arte: perché le mutevoli sonorità provenivano da uno degli ultimi violini costruiti da Giuseppe Guarneri "del Gesù" nel 1744, così consono al brano ed alla vastità della scena da essere preferito allo Stradivari che fu di Kreutzer.
All'archetto uno dei dominatori indiscussi della musica classica: Uto Ughi nel più squisito dei repertori che lo hanno fatto trionfare nel mondo.
La Ciaccona bachiana è un palpabile intreccio di commozione e razionalità, di umano e divino espressi con un incastro di motivi, con una corrispondenza di movimenti netti e cantabili elevazioni che condensa le aspirazioni del genio di tutti i tempi.
E questa assoluta perfezione sfida gli argomenti umani, passando velocemente dalle blandizie della melodia alla tempesta del fugato, dalla rincorsa delle biscrome, concepibili solo su una tastiera, al vellutato volteggio dell'inno.
L'intensità espressiva di Uto Ughi è quella di un artista che non si accontenta della perfezione stilistica: indaga nelle motivazioni del Kantor, si sofferma pensoso nei momenti di raccoglimento, per poi balzare nel giubilo della festa.
Più volte abbiamo sentito questa pagina nella sua interpretazione, e non è stata mai esecuzione di routine, ma sempre partecipata ricerca dell'assoluto nell'arte.
Dopo la sublime premessa la serata ha proposto una magnifica antologia dei capolavori della letteratura violinistica con i trilli sovracuti e diabolici intrichi di note dei "Capricci" di Paganini con l'alternanza di sentimentalismo larmoyant nella Fantasia dal Faust di Gounod composta dal polacco Wieniawski, sul fondo del tocco vellutato di Alessandro Specchi al pianoforte: una musicalità affettuosa che miracolosamente Uto Ughi sa intrecciare con gli sbuffi di allegria, di sfrenata baldoria che lo spartito suggerisce.
Poi i languori e gli intermezzi movimentati di Saint Saëns per concludere con la pasión sangrienta di Sarasate che ha trasferito nella originaria ambientazione le voluttà un po' manierate della Carmen di Bizet: e sulle sue note il canto del violino, enfatico a tratti, malioso in altri, mai convenzionale, acquista tutta la forza del verismo spettacolare.
E lo scoppiettio di note che continuamente scandisce la melodia è come una tempesta di nacchere attorno ad una danza seducente.
Applausi continui del numeroso pubblico, ulteriormente replicati a conclusione per la zingaresca dello stesso Sarasate, proposta come scintillante bis: virtuosismo e frenetico volteggio dell'archetto qui si fondono in una creazione che accosta l'incontenibile impeto gitano dell'Andalusia con quello fiorito nelle steppe magiare: la csardás accanto al bolero. Un ritmo incontenibile.
Dalle eteree architetture del gotico Bach alla creazione infocota degli ultimi nomadi: sempre con intensità ed impeccabile eleganza. Ogni serata con Uto Ughi attraversa tutta la gamma dell'espressione artistica e si conclude con un'ovazione.


utoughifanclub@gardapoint.com