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All'Olimpico si chiude il festival con un concerto di prima grandezza
UGHI FIRMA LA SERATA DA STAR
Trionfo per il violinista celebre in tutto il mondo, il Sindaco gli fa dono della penna Palladio d'oro

Vicenza Teatro Olimpico - interno
da "Il Giornale di Vicenza di martedi' 3 luglio 2007 - di Eva Purelli
Vicenza 30.6.2007
"Un teatro bellissimo" qui è difficile suonare male.
Così un Ughi emozionato e commosso saluta dalla scena e ringrazia l'Olimpico gremito e calorosissimo.
Dalla città del Palladio il violinista di fama internazionale se ne va con un tributo da autentica rock-star
in una serata di brillante intensità e con una penna-gioiello, ispirata all'architetto Della Gondola, paragonabile
simbolicamente all'acquisizione delle chiavi della città.
Nel consegnare la "Palladio d'oro" ad Ughi, il sindaco Hullweck ha sottolineato che è "invidiato dal mondo e amato da tutti i vicentini con la speranza
che si ricordi di Vicenza nella sua carriera".
Nel libro d'oro il violinista che sa far cantare lo Stradivari come una primadonna, lascia il suo autografo e si congeda con
un'accorata difesa della musica classica e un encomio per l'Orchestra del Teatro Olimpico.
"Ha lavorato al massimo dell'impegno e della passione" e per il suo direttore "per la perizia nel perfezionare l'Orchestra".
L'affascinante archetto lombardo-veneto trova modo anche per alcuni simpatici riferimenti anedottici.
"Quando istituii a Venezia il premio -Una vita per la musica - ricorda Ughi, il premio andò anche ad Arturo Benedetti Michelangeli, ma egli
non lo ritirò perchè asserì che i premi si danno dopo la morte.
"Io invece", ha aggiunto, "sono come Rubinstein: facciamo parte della categoria degli artisti che accolgono il premio condividendo cosi' una festa!"
E festa per Ughi è stata con momenti di vera ovazione.
Le qualità e il talento per cui Ughi è noto hanno incantato ancora una volta il folto pubblico.
La serata si condensa come un magma intorno al vulcano-Ughi.
" Il colore del violino all'Olimpico" chiude il festival iniziato il 1 aprile e che ha visto la compagine guidata da Giancarlo de Lorenzo
impegnarsi in diversi segmenti del repertorio sinfonico: classico, romantico, contemporaneo-moderno.
Ed è proprio il terreno beethoveniano tanto caro al celebre violinista quello su cui egli muove i passi con limpida presenza.
Il concerto per violino in re maggiore op. 61 che venne pubblicamente presentato nel 1806 in realtà venne portato al successo nel 1844 grazie al duo
eccezionale di Joachim e Mendelssohn e rappresenta un fondamentale confronto per ogni violinista.
Sfiorata una impercettibile intonazione in ottava non proprio adamantina, l'interpretazione dell'"Allegro ma non troppo" sfodera grinta e brio e i punti aurei
tipici di Ughi: cavata sciolta, suono morbido e passionale. fraseggio ricco ma equilibrato.
Di estrema cantabilità carezzevole è il lento centrale, la cadenza - di Kreisler_ si staglia per virtuosismo e colorismo romantico e il finale porta in luce il gioco
fra "solo" e "tutti" con precisi disegni agogici.
Beethoven trascina il pubblico e Ughi non si sottrae alla richiesta di bis, suonando la fantasia sui temi di Paganini, di grande effetto.
Cerca la sua vocazione solistica (e la trova) anche l'Oto che in apertura di serata offre ancora Beethoven con l'Ouverture dal "Coriolano" op 62 resa con
grande impegno e in chiusura una scintillante 4a Sinfonia di Mendelssohn.
L'italiana op. 90 scivola con energia e trasporto ed un'autentica gioia pervade il Teatro.

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