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HOME Rassegna stampa da: Il Gazzettino online di VENEZIA - venerdi' 17 giugno 2005


VENEZIA IL VENETO FESTIVAL


di Mario Merigo:
Venezia
Il "Veneto Festival" ha fatto tappa l'altra sera nella chiesa di Santo Stefano e con i Solisti Veneti, diretti da Claudio Scimone, si è così riascoltato Uto Ughi.

Il celebre violinista ha proposto dapprima il Concerto in sol maggiore K 216 di Mozart, terzultimo lavoro di un gruppo di cinque nati a Salisburgo quando il compositore ricopriva l'incarico di Konzertmeister.

Se nei primi due Concerti l'aUTO re oscilla ancora tra modelli preclassici e barocchi, a partire da quello in sol maggiore, quasi per folgorante intuizione, raggiunge supremi vertici creativi.

Il violino si emancipa sia sul piano timbrico che su quello melodico.

Ughi , consapevole di ciò, si impone nel primo movimento per la trasparenza dei percorsi tematici, nell'Adagio per la pienezza degli abbandoni lirici e nel rondò finale per l'estroversa fantasia espressiva.

E sempre con un suono di mirabile purezza e con un'innata inclinazione alla frase aperta e cantabile.

Diverso è il mondo musicale di Louis Spohr, fondatore di un'innovativa scuola violinistica tedesca, spirito romantico e tra i primi direttori d'orchestra secondo la concezione moderna.

Tra i suoi Concerti per violino il più noto è l'Ottavo in la minore "Wie eine Gesangszene" (Come una scena cantata): un'opera di intenso pathos, di pregnante tensione lirica.

E Ughi , con saldo dominio strumentale, ha evocato magiche atmosfere "teatrali". Come fuoriprogramma, la Romanza in fa maggiore di Beethoven, resa con immediatezza espressiva.

Nella prima parte della serata i Solisti Veneti e Claudio Scimone hanno eseguito la Sinfonia da "La verità in Cimento di Vivaldi e sempre del "prete rosso" il Concerto in si bemolle maggiore RV 501 "La notte", con l'ottimo fagottista Nicola Meneghetti, e il Concerto in re minore RV 535 per due oboi, con i puntuali Gianni Viero e Silvano Scanziani.

Caldo successo.


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