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UTO UGHI: "IL GRANDE VIRTUOSO"
"Successo (16.4.2004) al teatro delle Muse di Ancona per il concerto del celebre violinista".
Eccezionale la sintonia con il pianista Specchi.
Proposti una serie di brani ed autori funzionali alle sue spiccate attitudini di funambolo dell'archetto.
ANCONA: Dove eravamo rimasti con Uto Ughi ad Ancona?
Noi al Cinema-Teatro Italia, meno di quattro anni fa.
Lì il mago del violino, insoddisfatto, sostituì l'Introduzione e Rondò capriccioso di Saint-Saens con la
più spettacolare Fantasia sui temi di Carmen di Pablo de Sarasate.
Le Muse hanno rimesso le cose a posto: un Ughi del tutto appagato del risorto luogo per la musica (mentre usciva per l'intervallo, abbiamo
percepito un suo significativo "Che bel teatro" pronunciato a fior di labbra!) ha reinserito curiosamente
il pezzo del compositore francese alla fine del programma, peraltro riproponendo in bis la stessa fantasia.
Di fronte ad un pubblico entusiasta e "delle grandi occasioni", proponendo con il collega pianista Alessandro Specchi, con
lui in piena sintonia espressiva, una serie di autori e di brani funzionalissimi alle sue spiccate attitudini
di funambolo dell'archetto, il grande solista ha potuto ancora una volta dar conto della sua caratura di
"virtuoso" ed al contempo di "poeta" della melodia.
Sia nella Sonatina n. 1 di Schubert (ammirevole quell'"andante2 centrale nella cui sussurrata dolcezza strumentale
pareva di percepire la tipica "Heimlichtkit" schubertiana, ovvero il clima di avvolgente misteriosa
serenità cantante che è connotazione sua evidente!) e nella Sonata "a Kreutzer" di Beethoven, entrambe
avvincenti di suono denso e compatto e inseme morbido e delicato, armonicissimo, ricco di palpitante naturalezza
traslucida e di variazioni dell'arco repentine e raccordate con spontanea levigatezza timbrica.
E ancora nella Fantasia sul Faust di Gounod di Wieniawski e nella Campanella di Paganini, dove un fraseggio serrato
e fluido si spostava ad agilità di scale vorticose e a fiorettature mozzafiato, fino all'affilata evidenza
del più acuto sibilo sonoro.
L'intesa concertante col pianoforte, poi, sembrava realizzarsi con lo sguardo ancor prima che con la musica.
Ancora un appuntamento di "lusso" al Massimo anconetano
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