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Il violino di Ughi sfida Bach


Per le «Serate Musicali» vedi: www.vivimilano.it

Per l'exploit il maestro ha chiesto l’atmosfera raccolta di San Marco.
«Questa musica è la via della pace interiore»


C’è un uomo solo, questa sera, nell’oscurità della basilica di San Marco.
Solo col suo violino, solo dinnanzi alla sfida più alta.
A oltre undici anni di distanza da un’indimenticabile coppia di recital in Sala Verdi, Uto Ughi torna a eseguire a Milano alcune Sonate e Partite per violino solo di Bach: le pagine più ardue che un violinista possa affrontare.

Un’altra appassionante scalata in solitaria, dopo quella di Yo-Yo Ma al violoncello, la scorsa settimana.
Exploit, Uto Ughi ha richiesto un luogo particolare.

È nota la sua polemica: dopo l’ultima ristrutturazione, il maestro ha accusato il Conservatorio di aver «massacrato» l’acustica della Sala Verdi.
E ora, per un recital in assolo, ha chiesto un ambiente più risonante e un’atmosfera più raccolta.
Ughi eseguirà di Bach la Sonata n. 1 e le Partite n. 2 e n. 3. Mistero del genio: sono pagine profane, suites di danze, eppure nulla sembra più sacro di questi arabeschi infiniti e solenni.

Non è un paradosso? «Pablo Casals diceva che Bach era la sua Bibbia quotidiana — ricorda Uto Ughi —.

Ed è così anche per me, Bach è il mio nutrimento spirituale».

Ben oltre la sfida tecnica? «La tecnica in Bach è applicata alla musica in una maniera straordinariamente avanzata e ardimentosa.

Su un solo strumento, Bach crea accordi, polifonie, fughe, ci fa sentire le voci di soprano, contralto, tenore e basso che si susseguono.

È un’architettura perfetta, in cui ogni singola nota è elemento essenziale dell’insieme.
Per me Bach è la via della pace interiore». Tra i brani in programma c’è la Partita n. 2 , quella che contiene l’immensa Ciaccona, un quarto d’ora di pura astrazione, 257 battute per 64 variazioni su un «ostinato» di quattro misure. Brahms, che la trascrisse al piano, per la mano sinistra, così la definì: «È uno dei pezzi più stupefacenti e irraggiungibili.

Su un solo rigo, per un piccolo strumento, quest’uomo ha trascritto tutto un universo di pensieri profondi e di emozioni potenti».

E pur di riascoltare Uto Ughi in questo capolavoro da brivido, perdoniamo pure al maestro lo stridente accostamento che ci propone questa sera: il «sacro» Bach abbinato ad alcuni Capricci di Paganini, assai inadatti alla chiesa, e la Sonata n. 4 di Ysaye.


UTO UGHI, violino. Basilica di San Marco, ore 21, «Serate Musicali», ingr. 25/20 euro, tel. 02.29.40.97.24.

di Gian Mario Benzing

E-mailinfo@utoughifanclub.it