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UGHI L'ULTIMO ZINGARO BARONE
"Da LA NAZIONE.IT " del 02.11.2000
MONTEFALCO
Uto Ughi, l'ultimo «zingaro
barone» del violino. Anche lui col naso
in aria a contemplare il ciclo di Benozzo:
gli è accanto Giovanna Melandri che, per
luminosità, potrebbe essere creatura
gozzoliana. Poco prima, col su Guarnieri
del Gesù, il violinista lombardo aveva
fatto cantare le creature alate
effigiate nel secondo registro
del ciclo pittorico.
Se mai c'è stata una predica agli uccelli di frate
Francesco, la risposta dei serafici pennuti non poteva
essere che quella descritta da Vivaldi nella sua
Primavera:
«Giunt'è la primavera, e la salutan gli augei,
festosetti con lieti canti»: così il sonetto
esplicativo del prete Rosso: è lo strumento di
Ughi che dialogava con la spalla Marise Régard
in uno bicinio angelico.
Sorreggere e commentare con un concerto la
restituzione al pubblico degli affreschi di san
Francesco è un'operazione che più che un arrivo
deve essere considerata un punto di partenza.
Per le sue caratteristiche ambientali e sonore,
ne è convinto anche il sindaco Valentini, il
tempio francescano è ideale sala da concerto:
sagra umbra, agosto montefalchese e quante altre
manifestazioni di carattere musicale dovrebbero
tenerne conto.
Ne era persuaso anche Ughi che alla fine del
suo concerto chiedeva agli amici ascoltatori
se il suo violino si fosse sentito bene
in sala.
Si era percepito tutto di quel suono aristocratico
che scaturisce da uno strumento prezioso quanto ognuno
di questi affreschi ammirati in uno splendido
allestimento luminoso.
Peccato che nessuno abbia pensato a un palco luci
per i musicisti.
I Filarmonici romani hanno iniziato a suonare
praticamente in penombra.
Bach della cantata Bwv 147 e dell'Aria sulla
«quarta corda».
Poi entra il maestro e tutti si agitano.
In particolare fotografi e operatori di telecamera
scatenano un putiferio.
Visibilmente innervosito Ughi attacca
le Quattro Stagioni di Vivaldi «alla rustica»,
come solo lui sa fare.
Ci scappa qualche accordo schiacciato, ma già
all'inizio dell'Estate gli ascoltatori sono allo
stato di incandescenza.
Dopo il «temporale» scoppia il primo applauso.
Ed ecco l'Autunno che si può finalmente
riascoltare con andamenti razionali:
anche nella caccia la musicalità di
Ughi rimane perfettamente padrona
di un materiale sonoro che viene
spalmato come strati di colore.
Refoli di vento e brividi raggelanti nell'Inverno
con chiusura drammatica sui venti di Borea.
Concerto interamente a carico dello sponsor Wind,
pubblico in delirio, la Primavera come
fuori programma.
Poi tutti nell'abside, ad ammirare.
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