Fischiano gli studenti romani, esplodono in un boato d'insulti
onomatopeici, e si capisce che non gradiscono.
Nella basilica di Santa Sabina all'Aventino, dove un migliaio
di ragazzi si sono dati appuntamento per la lezione concerto di
Uto Ughi organizzata dalla Provincia, ha appena fatto il suo
ingresso il ministro dell'istruzione Letizia Moratti.
Algida
come sempre, elegantissima nel suo spolverino bianco su pantaloni
neri, "miss Riforma che scontenta tutti" arriva per parlare della
"centralità che la musica avrà nelle scuole": quale platea migliore
di questa, studenti e professori riuniti insieme per assistere
all'esibizione del più noto violinista italiano?
Il pubblico, soprattutto allievi delle medie e supriori di Roma,
non le lasciano neppure il tempo di entrare: la vedono e fischiano,
fischiano mentre legge il suo discorso, conclude e fischiano.
Tanto da costringere l'assessore allo Spettacolo Leonardo Catarci
a un intervento riparatore: "Non è carino, applaudite il ministro".
Un concerto per sibili e ululati che quasi toglie la scena a quello
in programma ieri mattina, la lectio magistralis per Stradivari
di Uto Ughi. Che, prima e dopo, si concede alla voracità degli
studenti, rispondendo alle tante domande su "cosa si deve fare per
diventare bravi come lui" e "come insenerebbe la musica in classe,
se potesse".
Seducente in giacca azzurro acceso, il maestro s'infiamma sviscera
un amore "che richiede passione, sacrifici, ma che non ha bisogno
di parole, basta ascoltare".
Allora ecco La Primavera e l'Estate tratte dalle "Quattro Stagioni"
di Vivaldi, emozione pura che rimbalza sugli archi dei giovani concertisti
che accompagnano l'illuste solista: nessuno fiata, la basilica
sembra deserta, mille ragazzi inghiottiti da quelle note che "non
pensavano potessero piacermi così tanto".
Una selva di occhi puntati su Ughi che declama i sonetti sui
quali la sinfonia è composta, fa ascoltare - riprodotti dal suo violino
- il rumore dell'acqua, il canto del cardellino, il rombo del
fulmine.
Come la parola diventa musica: linguaggio universale che per un'ora
conquista e ammutolisce la platea. "Bellissimo" dirà alla
fine Giada, scientifico Primo Levi, "anche se però il pop è un'altra cosa".
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