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Un bagno di folla per Uto Ughi
Duomo pieno per il concerto offerto dai fratelli Lunelli



"Da L'Adige " del 15.06.2002


TRENTO 14.06.2002 Le grandi occasioni sono grandi occasioni: quei momenti in cui tutti, ma proprio tutti, sono ammessi ai riti della società.
E se il duomo di Trento ha un significato che va oltre il religioso, è proprio questo: essere il cuore di una comunità.
Una comunità che ieri ha partecipato e goduto fino in fondo il «dono» che le cantine Ferrari dei fratelli Lunelli hanno offerto con il concerto di Uto Ughi e dell´Orchestra di Padova e del Veneto.
C´era gente dappertutto, ieri sera, fra le navate della cattedrale.
Gente che aveva fatto la coda fin dalle 19,30 per trovare un posto.
Un pubblico maturo, di anziani, ma anche di famiglie, e non mancavano i ragazzi e i bambini.
E dentro, un servizio d´ordine da grandi occasioni: un uomo ogni tre-quattro file, segretarie con la lista dei vip, cerimonieri d´ogni ordine e grado. Così inflessibili da fermare ripetutamente anche i discreti poliziotti in servizio in borghese.
Davanti, nelle prime file, i vip. Non molti, per la verità. Del tutto assenti, ad esempio, i vertici della Provincia, se si eccettua il presidente del consiglio Cristofolini. Nutrita la rappresentanza parlamentare (Kessler, Boato, Olivieri), e nutritissima quella comunale (Pacher, Bertoldi, Panetta, Rudari, Pegoretti, Dalla Fior, de Eccher). Con il presidente della corte d´appello Pradi, l´avvocato Visetti, il giornalista Gianfranco Chiomento, e anche il professor Zuelli costretto in piedi per mancanza di scranni.
Davanti a tutti, Gino Lunelli seduto a fianco dell´arcivescovo Luigi Bressan.
Il fratello Mauro, invece, in seconda fila.
Fra le signore in discreti tailleur a manica corta (faceva un caldo d´inferno, accentuato dai fari per le riprese tv), poche le mise da gran gala.
Pochi anche i gioielli; intensi, invece, i profumi.
Ma l´atmosfera era informale; anzi, fra il pubblico, molti erano in sandali, in maglietta, scamiciati, senza cravatta.
Come si addice a una festa di popolo.
Pochi anche gli uomini di cultura. Segnaliamo solo la preside De Finis e la professoressa Margit Spirk, che ha insegnato musica a generazioni di trentini. Ma tanti sarebbero i nomi da dire.
Ha poca importanza, però, dire chi c´era: il protagonista della serata è stato il pubblico.
Un pubblico a bocca aperta, curioso e rapito.
Un concerto di Uto Ughi, per giunta gratis, è avvenimento raro.
Uno di quegli avvenimenti nei quali il pubblico è conquistato a priori, avendo accesso libero a un evento «alto», riservato solitamente a pochi.
E così ci si è arrangiati come si poteva: gente appoggiata alla lapide del Principe vescovo Clesio, agli altari, seduta sui gradini delle cappelle.
Ma gente partecipe, grata e felice.
La serata inizia con la presentazione di Fabio Lucchi: «Ringraziamo a nome dei fratelli Lunelli l´arcivescovo che ci ha messo a disposizione il duomo - dice - per questo concerto che non è per celebrare i 100 anni del Ferrari, ma per ringraziare i trentini.
Vi chiediamo però di non applaudire né all´ingresso dei musicisti, né fra un brano e l´altro: siamo in un tempio di dio, non in un teatro».
Speranza vana: non appena Uto Ughi appare sulla porta della sacrestia, parte un primo battimani subito represso.
Ma quando il musicista entra nella luce dei fari, l´applauso scroscia di nuovo.
E risuonerà tante volte, nel corso della serata.
Non siamo in un teatro, è vero. Ma la maggior parte del pubblico è qui per sentire un concerto.
Che infatti terminerà con un canonico «bis».

Uto Ughi tiene il pubblico appeso alla magia del suo violino.
Dietro le quinte, è un gran lavoro di regia: Luciano Giacomelli, vero maestro dell´ordine pubblico, smista la gente, fa accomodare un´anziana signora su una sedia, tiene sgombro un corridoio per le uscite del maestro.
L´orchestra suda sotto le lampade, ma i brani sciolgono tutti in un abbraccio.
Sono brani «facili», anche i profani li riconoscono, e negli attacchi più celebri, le teste prendono l´onda, di qua e di là, seguendo il ritmo.
Gino Lunelli ha un sorriso in faccia che non lo abbandona un attimo. Si guarda in giro, soddisfatto.
Certo, al fondo della cattedrale, l´acustica non è perfetta.
Ci hanno lavorato molto gli uomini del «service» che hanno curato l´amplificazione.
I puristi possono storcere il naso: un´orchestra amplificata?
A mali estremi, estremi rimedi.
Il duomo non è un teatro, l´ha detto anche il presentatore.
Un´ora di musica in tutto, con Uto Ughi in scena per quaranta minuti.
Ma alla fine, accoglie il caldissimo applauso con gioia, ed esce di scena con un sorriso.
Fuori dai portoni, in una bella sera di giugno, piazza Duomo è colma di gente, e in tanti si godono il concerto sul maxi-schermo.
Poi, tutti a mangiare il gelato. Sennò, che festa è?


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