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LESSICO MUSICALE
Da Lessico Musicale di Gianfranco Maselli
E' la tecnica di composizione ideata da Arnold Schönberg
con il nome più proprio di "Zwölftontechnik". Già durante il periodo atonale
(V: ATONALITA') Schönberg aveva avvertito la necessità dopo l'abbandono della
TONALITA', di dare alla musica una nuova organizzazione, ma fu solo dopo
lunghi studi che, nel 1923, la dodecafonia venne definitivamente perfezionata.
Essa è nella definizione di Schönberg, un "metodo di comporre con dodici note
che sono in relazione soltanto fra loro". Le dodici note sono quelle della
scala cromatica e l'avverbio soltanto sta ad indicare la programmatica
liberazione dalla dipendenza dei vari GRADI della scala tonale dalla
tonica.
Era la codificazione di quanto era già avvenuto con la musica atonale
ossia dell'abbandono dei procedimenti armonici tradizionali , dando, nello
stesso tempo, un ordine compositivo fondato sulla SERIE (da cui anche il
nome di musica seriale), ossia su una delle numerosissime possibili
(oltre 479.000.000) combinazioni fra tutte le dodici note della scala
cromatica. Principio basilare è la non ripetizione di una nota prima che si
siano udite le altre undici note della serie. Questa può essere esposta,
oltre che nel suo stato originale, per moto retrogrado, con l'inversione
dell'originale e col moto retrogrado dell'inversione. (SERIE).
Come si vede la dodecafonia ritorna la contrappunto e alle sue più complesse
combinazioni, con la essenziale differenza che la serie non è un tema e può
quindi presentarsi sia in gruppi contemporanei di note che con note singole
e le sue trasformazioni non sono obbligatoriamente in stile imitativo
(v. IMITAZIONE) Né dal punto di vista ritmico né da quello tematico.
Paradossalmente, con il metodo dodecafonico si ha la possibilità di ritornare
alla tonalità e a combinazioni armoniche ad essa proprie, come si è varie volte
prodotto.
D'altra parte la serialità, estesa dopo Webern a tutti i PARAMETRI della
musica, ha dato vita alla Nuova Musica. Si può quindi dedurre che le accuse
di monotona uniformità lanciate alla musica dodecafonica non sono che il
risultato di una presa di posizione astratta. Un metodo che ha potuto dare
compositori come Schönberg, Berg, e Webern (per non parlare che dei maestri
della scuola di Vienna), così diversi fra loro, non può in nessun modo essere
paragonato a una specie di rullo compressore che appiattisce la personalità
musicale. Non è infatti la tecnica usata che determina l'opera d'arte, ma,
in caso mai, la congenialità di questa tecnica con la natura musicale del
compositore.
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