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LESSICO MUSICALE

Da Lessico Musicale di GianFranco Maselli

SONATA

In origine, in contrapposto a Cantata, era il termine con il quale si usava indicare una composizione puramente strumentale, anche se essa era una semplice trascrizione di pezzi vocali.
Gli strumenti, e soprattutto quelli polifonici, come il liuto, il clavicembalo, l'organo, venivano infatti spesso usati per riprodurre musiche vocali.
Questa loro funzione complementare o di integrazione fece adottare per lungo tempo, anche in composizioni appositamente scritte, per strumenti, un tipo di scrittura molto simile a quella usata per le voci.
Da ciò la necessità, in composizione per più strumenti, di specificare che esse andavano "suonate" e non cantate, anche perché non sempre si indicavano gli strumenti cui erano destinate.
Il termine rimase quindi molto generico sino a quando l'evoluzione delle tecniche strumentali non permise una maggiore estensione in ciascuno strumento e soprattutto una identità che imponeva un diverso modo di scrivere a seconda dello strumento scelto.
Nascono le prime forme strumentali; fra queste, La Sonata comincia ad assumere un suo aspetto che la distingue ad esempio, dalla SUITE, in quanto, al posto delle musiche di danza che caratterizzano quest'ultima, essa adotta movimenti di maggior durata e formalmente più liberi indicati con i nomi agogici di Allegro, Andante, Presto e così via.
La "sonata da chiesa" si compone, ad esempio, di quattro movimenti: Adagio, Allegro, Adagio, Allegro, ripresi poi come modellato dalla scuola violinistica italiana a partire da Corelli, che vi aggiunge spesso un quinto movimento di carattere virtuosistico.
Tuttavia il numero dei movimenti della sonata per strumenti ad arco varia con frequenza, talora anche ispirandosi alle danze della Suite senza seguirne peraltro rigidamente lo schema.
La Sonata clavicembalistica ha anch'essa un numero imprecisato di movimenti, manca tuttavia dell'Adagio iniziale sostituito da un Allegro.
Le Sonate di Domenico Scarlatti, costituite da un solo tempo , derivato spesso dalle danze della Suite, non sembrano, malgrado il parere dei molti musicologi, poter situarsi alla base della Sonata classica.
Esse hanno tuttavia spesso due temi e il bitematismo sarà poi il principio sul quale si fonderà la forma-Sonata.
Questa apparve verso la metà del 1700 ed è variamente attribuita a diversi autori, da G.B. Sammartini a Telemann a C. Ph.E.Bach, giacchè essa interessa la quasi totalità della musica strumentale dell'epoca.
Il fatto essenziale è che la forma-Sonata rappresenta lo spirito stesso del classicismo e del trapasso dalla forme barocche; per questo l'attribuzione di una sua precisa "paternità" è quanto mai problematica.
In senso formale, Sonate sono, oltre a quelle pianistiche o per violino ( o altro strumento) e pianoforte, anche i Quartetti, i Quintetti, le Sinfonie e i Concerti per strumento solista e orchestra.
Quartetti, Quintetti e Sinfonie adottano la suddivisione in quattro movimenti: Allegro (o Moderato) - Adagio (o Andante, spesso con variazioni) - Minuetto (poi sostituito dallo scherzo) - Allegro (spesso in forma di Rondò), mentre il Concerto ne conserva tre, abolendo il Minuetto.
Quanto alla Sonata pianistica, è curioso notare come, paradossalmente, rimane il genere più libero dallo schema della forma-Sonata.
In Haydn e Mozart essa ha spesso solo due movimenti di cui il primo (caratteristico della forma Sonata) non sempre ne rispetta le norme.
La forma-Sonata è infatti una costruzione musicale che consiste nelle seguente organizzazione del materiale tematico: 1) Esposizione - il primo tema (A), talora ripetuto, viene seguito da un episodio modulante che porta al secondo tema (B) (che la teoria vorrebbe di carattere contrastante al primo e che spesso non lo è affatto) esposto generalmente nel tono della dominante, se la tonalità del pezzo, è in modo maggiore, o nel tono relativo maggiore, se la tonalità è in modo minore.
Anche il secondo tema è spesso ripetuto.
L'esposizione si conclude con un secondo episodio, talora di carattere imitativo e modulante che porta allo 2) Sviluppo - I due temi, o parte di essi, vengono ripresi nelle loro caratteristiche essenziali e in tonalità talvolta molto lontane da quella iniziale.
Da frammenti di A o B possono nascere nuovi nuclei tematici di un gioco modulante e spesso imitativo.
Lo sviluppo (che diventerà assai ampio e complesso in Beethoven termina spesso con un pedale sulla dominante del tono iniziale.
3) Riesposizione - Nel tono iniziale viene riesposto il primo tema, talora ripreso in altra tonalità.
Segue di nuovo un episodio come nell'esposizione, che porta però al tono principale nel quale viene riesposto il secondo tema.
Una coda più o meno ampia conclude il movimento in forma-Sonata.
Questo movimento è in genere il primo di tutte quelle composizioni che adottano la suddetta forma, anche se questa può applicarsi anche agli altri movimenti e, più spesso, all'ultimo.
Nella Sinfonia, molte volte il primo movimento è preceduto da un'introduzione in tempo lento (ultimo ricordo della Sonata da chiesa) che non segue lo schema della forma-Sonata.
Naturalmente, questo schema è soggetto, come sempre in musica, a notevoli varianti, come quando, ad esempio, si associa ad altre forme musicali come il Rondò.
Con l'abbandono della tonalità il termine Sonata, tuttora molto in uso, ritorna alla generica accezione primitiva.

 


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