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KARL HAAS
da DENTRO LA MUSICA

L'interpretazione o l'arte di trasmettere l'idea musicale

La fase più importante del piacere o della comprensione musicale, seconda soltanto all'atto creativo stesso, è l'arte d'interpretare la musica e di trasmetterne il significato all'ascoltatore. Un compositore può impiegare un tempo incalcolabile a mettere per iscritto una miriade di note di ogni genere, che possono incrementare il numero dei capolavori assoluti della musica. E questi manoscritti possono essere destinati a unirsi alle migliaia di pagine impolverate che attendono di essere un giorno scoperte, a meno che non siano riportati alla luce da menti, mani, voci intelligenti.

Attraverso i freddi simboli nella partitura, il compositore trasmette le proprie intenzioni, le quali possono seguire un dato programma, oppure essere soltanto spontanee espressioni musicali. Ma è necessario che l'interprete comprenda queste intenzioni prima di tutto per sé, quindi, dopo uno studio approfondito e una riflessione meditata, per l'ascoltatore. Questo è il punto in cui musica, teatro e danza - definite nell'insieme come arti dello spettacolo - differiscono completamente da pittura, scultura, architettura, poesia e letteratura. In questi ultimi casi, il contatto è diretto: potete toccare la tela o la scultura; potete osservare l'opera architettonica; potete leggere il linguaggio del libro. Potreste anche desiderare che qualcuno interpreti quelle opere, ma avete pur sempre un minimo di familiarità con il materiale grezzo che è utilizzato.

Ciò non vale per le arti dello spettacolo. Il drammaturgo, il coreografo e il compositore possono parlarvi solo attraverso l'interprete. Quest'ultimo diviene il legame vitale tra il produttore e il consumatore, tra il creatore e l'ascoltatore, il lettore o lo spettatore. Senza l'interprete la creazione rimane muta.

Ovviamente, ciò pone una grave responsabilità sulle spalle dell'esecutore. Se è una persona di adeguata statura artistica, il suo ruolo s'impone con forza ed è necessario che sia chiaramente definito. Per quanto riguarda la musica, il primo e principale dovere dell'esecutore è nei confronti del creatore, il compositore. Questo richiede una conoscenza accurata e una completa identificazione con l'opera che si vuole eseguire. Non è affatto sufficiente imparare bene le note e impadronirsi delle destrezze tecniche per poterle suonare, cantare o dirigere agevolmente. Questo significa solo padronanza del mestiere. Molti rientrano in questa categoria, ma tra costoro e l'artista vi sono miglia di distanza: spesso sono agli antipodi.

L'arte dell'interpretazione presuppone che ogni composizione venga attentamente meditata nel suo contenuto e significato; che essa sia studiata per scegliere i procedimenti tecnici più appropriati per tradurre il significato; che venga assimilata, ripensata e quindi messa da parte, a fermentare come un vino di buon'annata. Nel frattempo è opportuno intraprendere uno studio approfondito del compositore come uomo e come musicista, delle situazioni della sua vita quotidiana, dell'ambiente e delle circostanze in cui scrisse quella determinata composizione, del suo stile e delle risorse e capacità dello strumento o degli strumenti impiegati. Soltanto a queste condizioni, l'artista può essere certo che la sua interpretazione sarà soddisfacente. Sebbene questo procedimento richieda molto più tempo di quanto molti esecutori intendano utilizzare, il trascurarlo sarebbe una profonda irriverenza nei confronti della musica e rivelerebbe una mancanza di onestà verso se stessi, per non parlare del pericolo di forviare sia il compositore sia l'ascoltatore. Neppure una straordinaria attitudine ad acquisire e fissare contenuti musicali, o una memoria fotografica che assicuri precisione e un richiamo istantaneo possono sostituire un apprendimento assiduo e solido. In breve, non è onesto "imparare" un pezzo musicale ed eseguirlo il giorno dopo in un concerto.

Indicazioni interpretative dei compositori

Come può la pagina stampata soccorrere l'interprete in un'impresa così ardua? Questo dipende dall'attitudine del compositore a comunicare, e dalle consuetudini e dai modi di comunicazione propri del suo tempo. Indicazioni e simboli d'interpretazione sono praticamente inesistenti nei manoscritti di Bach e dei suoi contemporanei. Bach componeva per le proprie esigenze esecutive, per quelle della sua ristretta cerchia e per i membri della sua famiglia. Perciò, ogni indicazione musicale era senz'altro verbale o, forse, poteva venire consultato lo stesso maestro.

Al tempo di Bach non si usava corredare la pagina stampata di indicazioni sulla pratica esecutiva. Gli strumenti a tastiera, sostegno per la maggior parte delle esecuzioni vocali e strumentali, non erano in grado di produrre crescendo e diminuendo elaborati. Il clavicembalo non poteva rispondere alla maggiore o minore pressione delle dita, e l'organo non era atto a produrre effetti graduati di questo tipo. Questo spiega perché i manoscritti del Seicento e del Settecento contengono solo occasionali segni di forte o piano e, in pratica, nessun'altra indicazione di dinamica e neppure di fraseggio. Quasi tutto era affidato, molto semplicemente, al gusto dell'interprete.

Anche oggi ci sono sensibili differenze d'opinione fra esecutori e insegnanti su come suonare o cantare ornamentazioni e abbellimenti di note, gruppi di note e frasi. Di fatto, si è sviluppato un elaborato sistema di segni posti generalmente sopra le note e sono state stampate in varie lingue interpretazioni altrettanto intricate di questi segni e simboli, con ciò venendo a costituire un linguaggio musicale del tutto originale. Di conseguenza, all'inizio del Settecento grandi musicisti italiani, francesi, tedeschi e di altri paesi divulgarono le loro rispettive "traduzioni" di questo complicato linguaggio semantico e del suo significato, al fine di facilitare l'interpretazione delle opere importanti. La maggior parte delle biblioteche musicali ben fornite offre la possibilità di consultare alcuni fra i testi più importanti sull'argomento; ad esempio il Versuch über di wahre Art das Klavier zu spielen di Karl Philipp Emanuel Bach, L'Art de toucher le Clavecin di François Couperin, il Traité des Agréments de la Musique (conosciuto, in origine, nella versione italiana con il titolo: Trattato delle appoggiature sia ascendenti che discendenti per il violino).

Si può ricavare un interessante panorama di come si sia evoluto il linguaggio semantico dell'interpretazione musicale dando uno sguardo alle annotazioni dei compositori più rappresentativi degli ultimi tre secoli.

Haydn
(1732-1809)
p (piano), f (forte), ff (fortissimo) p- crescendo il f
Beethoven
(1770-1827)
mf (moderatamente forte) e dolce
sfp (sforzato e poi piano)
sempre staccato e piano
crescendo - f - più f - ff
poco ritardando allegretto vivace e sempre scherzando
Schumann
(1818-1856)

markiert und kräftig (marcato e forte) langsam - sehr zart (lento, molto dolce) so schnell als möglich (il più veloce possibile) ausdrucksvoll und sehr gehalten (espressivo e molto sostenuto)
Poulenc
(1899-1963)
ff mais sans dereté (molto forte ma senza durezza) décidé et en dehors (deciso e in rilievo) très doux et triste (molto dolce e malinconico) strident et sans expression (acuto e senza espressione).

Valutazione delle differenti interpretazioni

Risulta subito evidente che i compositori fornirono indicazioni sempre più numerose e dettagliate per l'esecuzione delle loro opere. Inoltre vi sono molte partiture che sono state o sono edite annotate e commentate in modo esteso da musicisti o allievi estranei agli stessi compositori. Ovviamente, questo caso è il più frequente per le opere di compositori antichi, in cui la scarsità di segni, di indicazione induce alla pubblicazione di una sorta di interpretazione stampata e di commentari aggiunti alle edizioni. Quindi, un editore esperto e preparato, in grado di fornire una interpretazione delle intenzioni e delle idee del compositore, sarà d'aiuto all'interprete nel chiarirgli il vero significato delle note "disadorne" della partitura.

E qui la parola "aiuto" dovrebbe essere sottolineata.

Mentre una edizione che si basi su ricerche valide e dotte dell'opera e dello stile di un certo maestro può essere d'inestimabile valore per approfondire la conoscenza dell'interprete, può anche però riflettere i gusti soggettivi dell'editore, fatto che l'esecutore non dovrebbe accettare senza prima contestarne la validità. Ho sempre ritenuto proficuo consultare il maggior numero possibile di edizioni diverse di un capolavoro al fine di determinare quelle caratteristiche che ritengo essere più compatibili con il mio modo d'interpretare la composizione. Con questo metodo si viene a conoscenza delle numerose possibilità di esecuzione di un passaggio o di una frase, stimolando quindi la riflessione.

Quando e possibile, mi piace consultare il facsimile inedito della prima edizione, l'Urtext, o testo originale, per valutare la validità dei particolari di interpretazione scelti nella stesura finale e confrontarlo con la versione originale del compositore. Solo attraverso un lungo confronto si può avere il privilegio di comunicare con il creatore della musica. Il risultato è un arricchimento mentale e una purificazione spirituale.

Un'analisi così coscienziosa non aiuta solo l'esecutore nell'intento di fare del suo meglio; può anche dimostrarsi un dono per il compositore, che può finire con l'ottenere una realizzazione delle sue intenzioni musicali migliori di quella che egli stesso avrebbe potuto immaginare. Una identificazione di tale natura con un'opera porterà anche a una valutazione e a una autocritica nuove, che saranno utili all'artista per un miglioramento continuo e un perfezionamento personale.

Soprattutto egli prenderà coscienza del suo ruolo effettivo e acquisterà un senso di umiltà, di larghezza di vedute e di imparzialità che gli permetteranno di controllare gli impulsi personali, i propri giudizi e convinzioni a vantaggio delle intenzioni del compositore, siano esse esplicite o implicite.

Allora l'interprete diviene, idealmente un "partner" del compositore nell'atto di creare e ricreare. In verità l'interprete può far emergere in un'opera le sue convinzioni riguardanti l'approccio, con il risultato che la composizione può acquistare un carattere differente per ciascuna interpretazione individuale, senza mai perdere il suo valore e la sua bellezza intrinseci. In altre parole la partitura può diventare il punto di partenza di un interprete altamente qualificato e responsabile nel rendere e accrescere le qualità innate contenute nell'opera del compositore. Esiste una varietà d'interpretazioni molto differenti e valide della stessa composizione, pari al numero degli artisti che la suonano. In ciò sta l'infinita bellezza della musica, e lo stimolo inesauribile per coloro che vogliono comunicarne il messaggio.

Nessun compositore può spiegare esattamente come vuole che sia eseguita la sua composizione; il ruolo dell'interprete acquista quindi una grande importanza e vitalità. Egli deve essere in grado di leggere tra le righe, nella concezione originale e aggiungere le proprie convinzioni, basate sulla conoscenza e l'esperienza, e le proprie idee d'interpretazione fino a che la fusione che ne risulta sembri adatta a mostrare la composizione nella miglior luce possibile. I grandi pianisti, per esempio, hanno deciso le trentadue Sonate per pianoforte di Beethoven ripetutamente, nel corso degli anni, e ogni incisione riflette una interpretazione molto differente. Leonard Bernstein ha fatto lo stesso con tutte le sinfonie di Beethoven, ed Herbert von Karajan ha ristudiato e reinterpretato molti capolavori, come hanno fatto molti altri direttori consapevoli. Sembra che non si raggiunga mai una interpretazione definitiva.

Infine che cosa significa tutto ciò per l'ascoltatore? Come può dare un giudizio fra un'interpretazione ed un'altra? Prima di tutto, la familiarità in cui si entra con un pezzo attraverso una conoscenza diretta della musica e l'ascolto ripetuto forma i criteri personali utili per valutare un'opera. A volte, i particolari che risaltano a un primo ascolto possono fornire le basi per una valutazione successiva. Un personale senso di affinità verso un particolare interpretativo dell'esecutore può costituire un fondamento durevole, anche se non sempre imparziale, di valutazione.

In sintesi: abbiate il coraggio delle vostre convinzioni. Formatevi un giudizio personale, purchè abbiate raggiunto un livello d'ascolto per poterlo fare. Siate di larghe vedute verso le opinioni altrui, nella consapevolezza che loro, quanto voi, possono avere ragione. Tenete presente che un esperto, per la maggior parte di noi, è una persona che concorda con le nostre vedute!


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