|
KARL HAAS
da DENTRO LA MUSICA
Il direttore d'orchestra e la sua arte
Il vecchio detto : "Troppi cuochi guastano la cucina" si adatta
all'esecuzione orchestrale. Tutte le più importanti orchestre annoverano molti
artisti d'eccezione. Ciascuno di essi ha formulato un giudizio valido sul modo
in cui una certa opera dovrebbe essere eseguita. Nonostante ciò un'interpretazione
musicale deve avere, in ultima analisi, un leader unico che ne impronti il carattere,
nel bene e nel male. Altrimenti ne risulterebbe un caos totale, nonostante la
validità dei singoli membri dell'orchestra.
Se il direttore d'orchestra, è di fama mondiale, gli orchestrali,
fin dall'inizio, si con
formeranno alla sua concezione di buon grado.
Un maestro meno importante
dovrà fare più fatica per convincere i membri del gruppo a fare le cose come
vuole lui. Dopo tutto essi hanno eseguito una data opera famosa più volte di
quante abbiano cambiato i crini dell'archetto o l'ancia ai bocchini. Perché
cambiare ancora un'altra volta?
In questo caso la personalità del direttore d'orchestra è importante.
Se riesce ad essere persuasivo ed ha una buona dose di tolleranza e di rispetto
per i suoi colleghi musicisti, farà si che essi eseguano il pezzo secondo la sua
interpretazione senza troppe difficoltà o risentimenti.
E' finita l'epoca del direttore d'orchestra tirannico, che si fa ubbidire con la
frusta. Oggi la ragione deve prevalere, altrimenti il comitato sindacale dell'orchestra,
i cui membri sono eletti in maniera democratica dai colleghi artisti, farà in modo di
espellere il direttore. Le bacchette rotte non volano più per aria; non vengono più urlate
accuse d'imbecillità nei confronti dei musicisti; non si fanno più critiche sarcastiche
come quelle che ci sono pervenute come leggendarie.
L'atmosfera è più pacata, anche più professionale e generalmente più sana.
Ciò nonostante permane l'esigenza di una guida che abbia un'autorità, forse addirittura
in misura maggiore, in assenza di posizioni dittatoriali nel dirigere l'orchestra.
Nel tracciare la storia dell'arte della direzione, si riscontra una
relazione proporzionata fra la crescente complessità della partitura
orchestrale e le crescenti aspettative dalle possibilità di coinvolgimento
di tutti i musicisti e di interpretazione del direttore d'orchestra.
Se quest'ultimo è veramente grande e capace, troverà il modo di far capire
all'orchestra che è uno di loro, mantenendo nello stesso tempo il distacco
necessario per non soccombere e diventare un fantoccio qualunque.
Origini
Sin dall'inizio è sempre esistito qualcuno con l'incarico di controllare che
l'orchestra attaccasse e concludesse insieme e che l'attacco fosse seguito
possibilmente da tutti i musicisti nello stesso istante.
Anche nel sedicesimo secolo quando i Gabrieli composero una musica
particolare che doveva essere eseguita contemporaneamente all'interno e
all'esterno della cattedrale di S. Marco a Venezia, doveva esserci una
figura centrale, molto simile a quella del direttore, che coordinava
l'esecuzione, e un certo numero di collaboratori che lo assistevano in un
compito così complesso.
L'epoca in cui il tempo era tenuto in modo istintivo risale ad un periodo
anteriore quando si formarono i primi gruppi musicali. Sia che si trattasse
di un semplice cenno del capo del musicista nella posizione più visibile per
gli altri, o di alcuni gesti della mano o della testa del solista seduto al
clavicembalo o all'organo, o del movimento dell'archetto del primo violino
( che è noto come leader in Inghilterra, Konzertmeister in Germania, e
concertmaster negli Stati Uniti), in un modo o nell'altro veniva assicurata
la direzione del gruppo.
In seguito divenne una consuetudine che un musicista si
ponesse di fronte al gruppo e segnasse il tempo con un oggetto qualsiasi, da
un pezzo di carta arrotolato a un'asticella che colpiva una panca, a un
bastone che veniva battuto sul pavimento. Da un entusiasmo a una veemenza
eccessivi nel segnare il tempo poteva derivare qualcosa di più di un semplice
fastidio per il pubblico.
Nel caso di Jean Baptiste Lully, ciò si dimostrò fatale. Egli usava una
lunga asta pesante e una volta cadde sul suo piede invece che sul pavimento,
producendogli una grave ferita che, andata in cancrena, ne causò la morte.
Con l'andare del tempo i compositori cominciarono ad annotare sulle
partiture un certo numero di suggerimenti, non essendo più del tutto
sufficiente il semplice gesto di segnare il tempo.
Le variazioni e le gradazioni ritmiche e di volume, come l'accelerando o il
ritardando, il crescendo e il diminuendo, dovevano ora essere indicate da
una persona che gli altri potevano seguire.
Mozart dalla tastiera, rivestì questo ruolo in molte occasioni, muovendo
il capo quando le mani erano occupate, come fanno ancora oggi molti pianisti
che dirigono. Anche Haydn dirigeva dallo strumento a tastiera, sebbene nei
concerti organizzati a Londra dal violinista, direttore d'orchestra e
impresario Johann Peter Salomon in suo onore, il grande maestro avesse ceduto
la direzione a Salomon, il quale sedeva nel posto del direttore. In tal modo
si sviluppò il ruolo di guida visuale del primo violino, che oggi può
risultare talvolta più affidabile e sicuro per il resto dell'orchestra che
non quello di un direttore di dubbie capacità.
Un buon direttore d'orchestra sarà preparato ad ogni eventualità,
affermando se necessario in modo fermo e determinato la propria leadership
sui colleghi musicisti.
Il primo violino
Prima di parlare del ruolo del primo violino e della sua funzione,
vorrei illustrare un divertente aneddoto che dimostra come alcune persone manchino
delle più elementari cognizioni in questo campo.
E' un episodio capitato ad uno dei più famosi primi violini di tutti i tempi,
Mischa Mischakoff, il quale dedicò tutte le sue energie al violino durante
la sua lunga ed illustre carriera, che lo portò a Pietroburgo, in Russia,
a New York sotto la direzione di Walter Damrosch, a Philadelphia sotto la
guida di Leopold Stokowski, a Chicago sotto quella di Frederick Stock, alla
NBC Simphony Orchestra sotto quella di Arturo Toscanini , a Detroit sotto
quella di Paul Paray e Sixten Ehrilng. Mischa, che si era da poco trasferito
in una bellissima casa nuova, stava uscendo per andare a una prova quando
un vicino, un industriale molto importante, gli offrì un passaggio sulla sua
auto.
Notando la custodia del violino , che racchiudeva per combinazione un preziosissimo
Stradivari, gli disse: "Signor Mischakoff, non sapevo che voi foste un
violinista!"
A queste parole Mischa, un po' perplesso, rispose: "Ma voi non sapete che sono
il primo violino dell'orchestra?"
"Certo" affermò costui, "lo so perfettamente, e sono fiero di avervi come vicino
di casa. Vi prego di non fraintendermi. Ma io ho sempre creduto che il primo
violino fosse il boss dei concerti, colui che firma gli assegni, riceve i
personaggi più importanti, rappresenta l'organizzazione, e così via."
Per il semplice amatore di musica il ruolo del primo violino è ed è sempre
stato, in effetti, qualcosa di indefinibile. Una volta, dopo un concerto in
cui diressi una famosa orchestra sinfonica statunitense, ricevetti in
camerino un vicepresidente di banca ed egli mi domandò: "Perché quel
violinista sta seduto nel primo posto attirava tutta l'attenzione?
Entra in sala dopo qualunque altro orchestrale e riceve invece applausi
come fosse un solista.
Poi entrate voi. Prima ancora di ricevere gli applausi del pubblico,
stringete la mano di questo collega come se non lo aveste visto da anni,
e invece lo avete visto poco prima di entrare in sala!"
Questo signore non conosceva le regole dell'etichetta, in base
alle quali il direttore saluta e ringrazia l'intera orchestra attraverso
il suo capo, il primo violino.
E' un fatto storico che, da quando il ruolo degli strumenti a
tastiera cominciò a perdere rilievo come sostegno nell'esecuzione,
l'importanza del primo violino incominciò ad aumentare.
Non soltanto per la responsabilità di essere un punto di riferimento per
coordinare l'esecuzione attraverso i movimenti dell'archetto o del corpo;
questo personaggio divenne veramente la guida delle forze orchestrali e
anche con l'avvento di un direttore d'orchestra regolare, a tempo pieno,
mantenne il ruolo di rappresentante artistico dell'orchestra.
Il primo violino deve avere capacità direttoriale, in quanto può essere
chiamato a dirigere veramente l'orchestra con un preavviso minimo nel caso
di una emergenza che riguardi il direttore, o quando quest'ultimo vuole
ascoltare, durante una prova, l'insieme e l'equilibrio dell'orchestra da un
punto favorevole dell'uditorio della sala. Inoltre il primo violino deve
controllare che le arcate e le altre entrate siano eseguite ugualmente in
tutte le parti degli archi. La prossima volta che andrete a un concerto
osservate come gli archetti si muovono nella stessa direzione e nello
stesso istante.
Il primo violino è responsabile della direzione, a sezioni, durante
le prove, in preparazione alla prove generali di tutto l'organico.
Prima di queste ultime, e prima che il direttore d'orchestra faccia il suo
ingresso in sala per iniziare il concerto, il primo violino si alza per fare
cenno all'oboe di suonare il la, in base al quale tutti gli orchestrali
accordano i loro strumenti per avere una precisione di altezza e di
intonazione. Egli inoltre giudica i candidati nelle audizioni per posti
vacanti nella sezione degli archi.
In breve in primo violino, è il braccio destro del direttore
d'orchestra, e ha la possibilità d'interpellarlo in ogni momento
- il solo membro dell'orchestra a godere di questo privilegio.
Egli appare regolarmente in veste di solista con l'orchestra, che accresce
il rilievo della sua posizione sia come artista che come capo.
Quindi la stretta di mano del direttore d'orchestra assume
un significato simbolico ed è diretta, attraverso la persona del primo
violino, all'intera compagine degli strumentisti sul palcoscenico.
|