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da Lo spirituale nell'arte di Wassilj Kandinsky

L'OPERA D'ARTE E L'ARTISTA

La vera opera d'arte nasce dall'"artista" in modo misterioso, enigmatico, mistico. Staccandosi da lui assume la sua personalità, e diviene un soggetto indipendente con un suo respiro spirituale e una sua vita concreta. Diventa un aspetto dell'essere. Non è dunque un fenomeno casuale, una presenza anche spiritualmente indifferente, ma ha come ogni essere energie creative, attive.

Vive, agisce e collabora alla creazione della vita spirituale. Solo da questo punto di vista interiore si può rispondere alla domanda se l'opera d'arte sia buona o cattiva. Se è "brutta" o troppo debole significa che ha una forma brutta o troppo debole per far vibrare l'animo di un suono puro(1).

Allo stesso modo un quadro ben dipinto non è quello che ha dei valori esatti ( gli immancabili valeurs dei francesi) o una distinzione quasi scientifica tra toni caldi e freddi, ma quello che ha una vera vita interiore. E un buon disegno è quello in cui non si può cambiare nulla senza distruggere questa vita interiore, indipendentemente dal fatto che contraddica le regole dell'anatomia, della botanica o di un'altra scienza. Il problema non è sapere se la forma esteriore (che è sempre casuale) è rispettata, ma se l'artista ha bisogno di questa forma nella sua apparenza esteriore. Allo stesso modo non bisogna usare un colore perché esiste in natura, ma perché è necessario nel quadro. Insomma l'artista non solo è autorizzato ma è obbligato ad usare le forme che gli servono. Non sono necessarie l'anatomia e affini, né il rifiuto a priori di queste scienze, ma la totale incondizionata libertà dell'artista nella scelta dei suoi mezzi.(2)

E' il diritto a una libertà incondizionata: una libertà che diventa subito un crimine se non nasce dalla necessità. Da un punto di vista artistico questo diritto coincide, come abbiamo detto, con il piano morale interiore. Il puro scopo della vita, e dunque dell'arte. In particolare: rispettare inutilmente i dati di fatto scientifici è meno dannoso che capovolgerli inutilmente. Nel primo caso si ha un'imitazione (materiale) della natura, talvolta utile(3); nel secondo un inganno, cioè un peccato, che dà avvio a una lunga catena di conseguenze negative. Il primo caso svuota l'atmosfera morale. La irrigidisce. Il secondo l'avvelena e la infetta.

La pittura è un'arte, e l'arte non è l'inutile creazione di cose che svaniscono nel vuoto, ma è una forza che ha un fine, e deve servire allo sviluppo e all'affinamento dell'anima, al movimento del triangolo. E' un linguaggio che parla all'anima con parole proprie, di cose che per l'anima sono il pane quotidiano, e che solo così può ricevere.

Se l'arte si sottrae a questo compito rimane un vuoto, perché nessun'altra forza può sostituirla (4). In tutte le epoche, quando l'anima ha più vita, l'arte è più viva, perché l'anima e l'arte s'influenzano e si arricchiscono a vicenda. Se invece l'anima è ottenebrata e sviata da concezioni materialistiche e atee o dalle aspirazioni puramente pratiche che ne sono la conseguenza, si diffonde l'idea che l'arte "pura" non sia data all'uomo per uno scopo, ma senza scopo, ed esista solo per l'arte (l'art pour l'art) (5). Il rapporto fra arte e anima è quasi soffocato.

Ma la vendetta verrà presto, perché l'artista e lo spettatore (che parlano col linguaggio dello spirito) non si comprenderanno più, e il secondo volgerà le spalle al primo, considerandolo un giocoliere di cui c'è da ammirare solo l'abilità e l'estro.

L'artista deve cercare di modificare la situazione riconoscendo i doveri che ha verso l'arte e verso se stesso, considerandosi non il padrone, ma il servitore di ideali precisi, grandi e sacri. Deve educarsi e raccogliersi nella sua anima, curandola e arricchendola in modo che essa diventi il manto del suo talento esteriore, e non sia come il guanto perduto di una mano sconosciuta, una vuota e inutile apparenza.

L'artista deve avere qualcosa da dire, perché il suo compito non è quello di dominare la forma, ma di adattare la forma al contenuto. (6)

L'artista non è un beniamino della vita; non ha il diritto di vivere senza un compito, deve svolgere un lavoro duro, che spesso è la sua croce. Deve sapere che le sue azioni, i suoi sentimenti, i suoi pensieri sono il materiale sottile, impalpabile ma concreto che forma le sue opere. L'artista non è libero nella vita, ma solamente nell'arte.

Di conseguenza ha una tripla responsabilità nei confronti del non-artista: 1. deve rendere i talenti che gli sono stati affidati; 2. le sue azioni, i suoi pensieri, i suoi sentimenti, come quelli di ogni uomo, formano l'atmosfera spirituale, e dunque la illuminano o la intorbidano ; 3. queste azioni, questi pensieri, questi sentimenti formano la materia delle sue opere, che influenzano anch'esse l'atmosfera spirituale. L'artista è un "re" come ha detto Sâr Péladan, non solo perché ha un grande potere, ma anche perché ha un grande dovere.

Se l'artista è il sacerdote della bellezza, la bellezza deve ispirarsi al principio del valore interiore, come abbiamo visto. L'unica misura della bellezza è la grandezza e la necessità interiore, che ci è sempre stata utilissima.

E' bello ciò che nasce dalla necessità interiore. E' bello ciò che è interiormente bello.Uno dei pionieri, uno dei primi compositori spirituali di quell'arte di oggi da cui deriverà l'arte di domani, Maeterlink, dice: "Non c'è niente al mondo che desideri la bellezza e sappia diventare bello più dell'anima..Perciò pochissimi resistono al fascino di un'anima che si dedica alla bellezza". Questa proprietà dell'anima è l'olio che rende possibile la lenta, impercettibile ascesa ( a volte esteriormente bloccata, ma interiormente sempre viva) del triangolo spirituale.
1) Le cosidette opere "immorali", ad esempio, o non sanno affatto suscitare emozioni mentali ( e allora non sono arte, in base alla nostra definizione) o provocano anche un'emozione, perché hanno una forma in qualche modo giusta.
Allora sono "buone".
Ma anche se generano un'emozione puramente fisica di basso livello (come si dice oggi), non è detto che siano da disprezzare.
Forse bisognerebbe disprezzare chi ha nei loro confronti una reazione volgare.

2) Questa libertà incondizionata deve essere fondata sulla necessità interiore (che si chiama onestà). Questo principio non è valido solo nell'arte ma anche nella vita. E' la spada più efficace del superuomo vero contro i filistei.

3) E' ovvio che l'imitazione della natura, quando è svolta da un artista ricco di spiritualità, non è una riproduzione senza vita della natura. L'anima può parlare e farsi ascoltare anche così.
I paesaggi di Canaletto ad esempio, si possono contrapporre alle famigerate teste di Denner (alla Alte Pinakothek di Monaco di Baviera)

4)Questo vuoto può essere colmato facilmente anche da veleni e da esalazioni malsane.

5)Questa opinione è uno dei pochi ideali dell'epoca.
E' un'inconscia protesta contro il materialismo, per il quale tutto ha un fine solo pratico.
E dimostra l'indistruttibilità dell'arte e la forza dell'anima, che vive in eterno e può essere soffocata ma non uccisa.

6) E' chiaro che stiamo parlando di educare l'anima e non di inserire a forza di ogni opinione un contenuto, dandogli espressione artistica.
Perché allora si avrebbe solo un lavoro cerebrale senza vita.
Come abbiamo detto l'opera d'arte ha un'origine misteriosa. Se l'anima dell'artista è viva non ha bisogno di teorie cerebrali.
Trova da sola qualcosa da dire, qualcosa che nemmeno l'artista in quel momento conosce.
Gli dice quale forma usare e dove trovarla (nella "natura" esteriore o in quella interiore).
Ogni artista che si ispira al cosidetto sentimento sa che la forma che ha immaginato può improvvisamente apparirgli ripugnante, e un'altra forma giusta, può "da sola" sostituirsi alla prima, rifiutata.
Böcklin diceva che un'opera d'arte giusta dev'essere come una grande improvvisazione, cioè che meditazione, costruzione, composizione preliminare non sono uno stadio in funzione di un fine, perché il fine deve risultare inaspettato all'artista stesso.
Così dev'essere inteso anche l'uso del contrappunto nella pittura del futuro.


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