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da AMADEUS Marzo 1996

"L'ORECCHIO INTERIORE" EDUCATO DALLA SCIENZA

A stretto rigor di logica nessuno dovrebbe poter fare il musicista senza avere un buon orecchio musicale. Tuttavia vediamo quotidianamente che la realtà è parecchio differente: sempre più spesso persone incapaci di intonare decentemente anche una sola nota o di riconoscere il più banale intervallo arrivano a diplomarsi brillantemente in Conservatorio e a proseguire spensieratamente nella carriera almeno nell'ambito di quegli strumenti, principalmente a tastiera, dove apparentemente l'orecchio non conta nulla, visto che l'intonazione non dipende dall'esecutore.

I Conservatori italiani non danno la minima importanza allo sviluppo dell'orecchio. Basandosi sulla comoda lapalissiana affermazione che l'orecchio "o ce l'hai o non ce l'hai" e che, comunque il problema riguarda unicamente la formazione preadolescenziale e non può, quindi, interessare "istituti di alta Cultura", quali i Conservatori si fregiano di essere; pertanto non esiste nessun esame dove si debbano dimostrare specifiche capacità di riconoscimento legate all'orecchio, eccettuata qualche prova al termine del corso di Teoria e Solfeggio, la cui impostazione è troppo obsoleta e banale per avere una qualche utilità. Per fortuna non è così dappertutto; negli ultimi trent'anni in molti paesi del mondo sono stati compiuti degli studi fondamentali sull'orecchio musicale, e, di conseguenza sono stati prodotti interessanti sistemi didattici per sviluppare al meglio le capacità melodiche, armoniche, ritmiche, timbriche e mnemoniche ad esso legate. Questi studi, giovandosi anche dell'apporto di altre discipline anch'esse piuttosto giovani (come la psicoacustica e l'audiopsicofonologia) hanno dato interessanti risultati, tanto che nelle scuole professionali di musica di tutti i paesi più avanzati esistono numerosi corsi di educazione dell'orecchio, tenuti da docenti con preparazione specifica.

La caratteristica peculiare che distingue l'ascolto del musicista dalla comune percezione uditiva è quel complesso fenomeno psicologico che va sotto il nome di "orecchio interiore": mentre l'udito ha una sola direzione, dall'esterno all'interno, l'orecchio interiore procede prevalentemente dall'interno verso l'esterno, creando quel processo d'immaginazione sonora che è alla base di alcune fasi dell'intonazione, della memoria musicale e della fantasia compositiva. L'orecchio interiore permette di poter immaginare con buona precisione un intero pezzo di musica anche nel più assoluto silenzio e permette di poter "sentire" un pezzo sconosciuto solo leggendone lo spartito (e questo lo differenzia nettamente dalla memoria musicale), anzi, è provabile che in moltissimi casi è in grado di prevaricare l'udito vero e proprio. Per chi abbia ricevuto un'educazione musicale idonea, qualunque percezione sonora provenga dall'esterno viene sempre filtrata e raffrontata con l'immaginazione sonora proveniente dall'orecchio interiore: per questo motivo, il musicista affermerà di aver ascoltato una quinta crescente o un'ottava calante, ma non concepirà mai di aver ascoltato due suoni che non hanno tra di loro alcun rapporto di frequenza.


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