L'AQUILA
3 maggio 2008
Abbazia di Collemaggio

Uto Ughi di nuovo a L’Aquila !
L’attesissimo ritorno del grande violinista ha inondato di magia la basilica di Collemaggio, storica sede del “gran rifiuto” Celestiniano.
Non c’e’ luogo più idoneo per accogliere un concerto di Uto Ughi.
Così come Celestino V è considerato il più grande comunicatore della storia dell’umanità, allo stesso modo Uto Ughi è un grande comunicatore di
emozioni trasmesse attraverso un profondo linguaggio musicale del tutto individuale.
Penso che neanche l’animo più insensibile possa restare impermeabile al suono dei suoi violini.
Il Guarnieri, dal suono possente, è straordinariamente toccante.
Un suono che dà i brividi. Scalfisce l’anima.
Lo Stradivari, più etereo, è nobilitato dalla finezza di apollinee sonorità.
A Collemaggio credo di avere individuato il suono del Guarnieri, ma non sono mai certa di identificare nel modo giusto i violini di Ughi,
quando mi trovo al cospetto di un simile mago del suono.
Con tutte le diavolerie di cui è capace, potrebbe benissimo trasferire sullo Stradivari le possenti tonalità del Guarnieri e, viceversa,
rendere etereo il Guarnieri con le apollinee sonorità dello Stradivari.
Comunque sia, Uto Ughi e la nostra Orchestra Sinfonica Abruzzese, insieme hanno riscaldato gli animi con un magnifico concerto che
sicuramente resterà a lungo nel nostro ricordo e nel nostro cuore.
Ad iniziare il programma è la musica italiana del secondo settecento: la Sinfonia in La magg. Op. 37 n. 4, composta
nel 1787 dal compositore lucchese Luigi Boccherini, virtuoso di violoncello e ultimo rappresentante della gloriosa tradizione strumentale italiana
del 700 che vede il musicista come sintesi tra le figure del compositore e dello strumentista.
Le sinfonie sono da annoverare tra le composizioni più riuscite di Boccherini. Quelle che fanno parte della raccolta op. 37
poi sono originali e sorprendenti.
In queste sinfonie il minuetto e’ sempre al secondo posto anziché al terzo.
La sinfonia è stata impeccabilmente eseguita dalla nostra Orchestra Sinfonica regionale.
Ma tutta l’attenzione del pubblico è focalizzata sull’ingresso del Maestro che, dopo una breve introduzione all’ascolto,
inizia con le Romanze n. 40 e n. 50 di Beethoven, composte presumibilmente nel 1802, 4 anni prima del grande concerto per violino op. 61.
Apparentemente divise come catalogazione, in realtà le due romanze sono pagine gemelle, affini sia formalmente che espressivamente,
soavemente interpretate dal Maestro.
Delle due la più nota è la n. 50, pubblicata nel 1805.
Di stile settecentesco, probabilmente fu scritta ad personam per un virtuoso dell’epoca.
Affermatasi nel 1700 in Francia come composizione vocale, la romance vide crescere la sua popolarità nel corso del 1800, toccando l’apice
della sua fortuna verso la fine del secolo con le produzioni di compositori come Francesco Paolo Tosti.
Nel corso del 1800 si affermarono anche le romanze strumentali, in un unico movimento, definite dai critici dell’epoca “deliziose pastorali”.
L’atmosfera si surriscalda con il concerto n. 22, il più famoso dei 29 concerti per violino ed orchestra composti da Giovanni Battista Viotti,
allievo di Pugnani, eseguito per la prima volta a Londra il 14 febbraio del 1793 con la dedica “à son amì Cherubini”.
Affermatosi in tutta Europa come virtuoso di violino e come compositore alla corte di Maria Antonietta, nella seconda metà del settecento,
Viotti è considerato uno dei precursori di Paganini per aver contribuito allo sviluppo dell’arte violinistica italiana.
Egli rappresenta l’anello di congiunzione tra il settecento rococò e l’ottocento, tra illuminismo e romanticismo.
Ed infatti nella sue composizioni coesistono due diverse concezioni musicali: da un lato c’e’ il virtuosismo inteso come divertimento raffinato,
come puro gioco decorativo, dall’altro si evidenzia l’immaginazione appassionata e romantica tipicamente beethoveniana,
l’ esigenza dell’originalità creativa propria del movimento romantico, che rivendica la libertà della musica e del musicista in reazione
all’estetica musicale del razionalismo illuminista.
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Sotto questa luce, il concerto n. 22 in La min. è da considerare un autoritratto in musica: rivela musicalmente il conflitto interiore del
suo compositore, sensibile ai nuovi fermenti culturali e spirituali della nuova era ma con lo sguardo rivolto al secolo precedente,
come chi non riesce a superare i contrasti insiti in una fase di transizione.
A questo punto una domanda sorge spontanea.
Ascoltando la sua musica, dove emerge il dualismo interiore del compositore ?
Dove si percepisce il Viotti illuminista ed in quali alri passaggi si evidenziano i suoi slanci romantici ?
Il primo movimento, Moderato, in forma-sonata, si annuncia in toni pacati, quasi cameristici, con i soli archi.
Il discorso musicale poi prende vigore con l’entrata in scena dei fiati.
Con ritmo incalzante preannunciano l’ingresso del violino solista che esordisce con volute melodiose, ma ben presto si colorano di
toni decisamente brillanti.
Alla fine del primo tempo, l’ampia cadenza, dopo un inizio sommesso, si tramuta in un’esplosione di iridescenti sonorità cesellate ad arte
dall’archetto di Ughi.
Il secondo movimento, l’Adagio, assume un carattere distensivo, i toni brillanti si attenuano, subentrano le linee melodiche
che mi fanno pensare al Viotti introspettivo, meditabondo, con lo sguardo rivolto al Romanticismo.
Una breve introduzione orchestrale fa da cornice all’ingresso del violino solista che domina l’intero tempo con aeree volute melodiche.
La lenta conclusione dell’Adagio è di mirabile intensità espressiva.
Il secondo tempo è considerato una delle più belle pagine musicali del settecento, dai toni appassionati e limpidi che fanno pensare alla tipica solarità mozartiana.
Il terzo tempo, Agitato assai articolato in forma di rondò, è la pagina più accesa e brillante.
Emerge la ricchezza timbrica ed armonica del sinfonismo settecentesco. Nello strabiliante funambolismo dell’arco
confluisce tutta la passionalità squisitamente ughiana.
Su questo concerto si espresse Brahms: "Questo concerto è un pezzo magnifico, di mirabile libertà d’invenzione; sembra che sia
improvvisato e invece è tutto magistralmente pensato e realizzato”.
Paganini era solito eseguirlo durante i suoi concerti.
Anche Joseph Joachim lo prediligeva.
Di fatto questo concerto rappresenta una vera pietra miliare nell’evoluzione del concerto per violino.
Presenta una sensibilità prettamente romantica, protesa verso nuove sonorità.
Molto gradita la scelta del bis: Meditation dall’opera Thais di Massenet.
Il concerto è stato eseguito la sera seguente, 4 maggio, al Teatro dei Marsi di Avezzano, la cui ottima acustica, ampiamente apprezzata
ed elogiata da Ughi, ha ulteriormente impreziosito la trionfale performance del grande violinista, in grande sintonia con
l ‘Orchestra Sinfonica Abruzzese.
Due concerti che hanno letteralmente mandato in delirio il pubblico nella standing ovation finale.
Saura Pellegrini

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