Uto Ughi Fan Club - Dopo il Concerto


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MILANO
23 febbraio 2007
Auditorium Verdi





Clicca qui se vuoi vedere e sentire Uto Ughi mentre suona, insieme al pianista Bruno Canino, "Sonata n. 2 in re magg. op. 94 bis" di Prokofiev

Raccontiamo questo originale concerto che è stato vissuto in modo del tutto unico: come una sorta di "merletto musicale" in cui Ughi e Canino hanno tessuto tutto l'estro e l'unicità che caratterizza entrambi. E ne è uscito davvero un capolavoro.
La sera del 23 febbraio a Milano al Conservatorio Verdi hanno prodotto un' opera artigianale di una finezza assoluta.
Ughi lo conosciamo bene, l’abbiamo descritto tante volte.
Con Canino è emersa una simbiosi quasi perfetta, oltre che musicale anche umana. Si coglieva.
Due spiriti che procedono all'unisono:la libertà di sentirsi ed essere come si è.
ll nostro Ughi suonava per tutti noi ma suonava anche per il piacere di farlo insieme ad un compagno cosi' prezioso.
Si percepiva l divertimento comune e ben si vedeva anche: Salti e scossoni, chiome svolazzanti, rumore dei piedi salterellanti sul pavimento di legno del palcoscenico, (quasi una danza) hanno sottolineato un modo giocoso di fare musica.
Quasi il frammento di un'espressione totalmente teatrale in cui la verita' poteva sembrare finzione la' sul palco.

Il concerto è iniziato con il Preludio e Allegro di kreisler
: Brano composto ai primi del 900, da Fritz Kreisler nello stile di Pugnani.
Il violinista austriaco compose brani per violino, alcuni dei quali nello stile del XVIII secolo, e presentati da lui come composizioni di Vivaldi, Pugnani, Couperin, Dittersdorf, Stamitz, Padre Martini, trovate in antichi manoscritti presso antiche biblioteche.

Oltre al filone compositivo dal sapore antico tra cui anche Sicilienne e Rigaudon nello stile di Francoeur, Kreisler compose altri "brevi pezzi romantici" nei quali il virtusismo dell'interprete si coniuga felicemente agli abbandoni sentimentali, gioiosi o malinconici.
Sono le cosidette "tentazioni virtuosistiche", melodie viennesi prive di rigore strutturale e di profondità di pensiero, ma pervase di freschezza ed eleganza, come Schon Rosmarin, Capriccio viennese, Tambourin chinois. Liebesleid e Liebesfreud (trascritti per piano da Rachmaninov), che ci fanno respirare l'atmosfera musicale di Vienna ai primi del 900 ed il clima effervescente della belle epoque, quando, secondo la moda del tempo, i solisti si ispiravano all'immagine del grande virtuoso dell'800, abbinando il romanticismo da salotto alla ricerca di speciali effetti sonori.

Impresa molto impegnativa, considerando che l'800 è un secolo ricco di sonorità sorprendenti, ad iniziare da quelle prodotte dal più grande virtuoso di tutti i tempi, Niccolò Paganini, che furoreggia con le sue interpretazioni durante la prima metà del secolo.

E poi ancora il suo contemporaneo Louis Spohr, inventore della mentoniera, virtuoso di violino, direttore d'orchesta e compositore originale di splendida musica da camera, come quella che vede due insoliti protagonisti: il violino e l'arpa.

Tra gli illustri virtuosi dell'epoca ci sono, tra gli altri, Vieuxtemps, Wieniawsky, Sarasate, Ysaye, e Joachim, il virtuoso per eccellenza che domina la scena della seconda metà dell'800.

Come Sarasate e Wieniawsky, nelle sue composizioni Kreisler si concentra piu' sulla gradevolezza all'ascolto piuttosto che sulla ricerca di nuove forme di linguaggio musicale.
I brani, divenuti famosissimi in tutto il mondo , furono accolti molto positivamente dalla critica musicale dell'epoca.
Ma nel 1935, il giorno del suo sessantesimo compleanno, Kreisler si autodenunciò come "falsario musicale", e rispose alle critiche del New York Times che in precedenza avevano accolto favorevolmente i suoi brani.

Dopo Kreisler la celeberrima Sonata per violino e pianoforte n. 9 op. 47 in La magg."A Kreutzer", di L. van Beethoven nella superlativa interpretazione dell' eccellente duo.
Composta nel 1803, fu eseguita per la prima volta a Vienna il 24 maggio dello stesso anno, con l'autore al pianoforte insieme al violinista George Augustus Polgreen Bridgetower, il dedicatario della sonata molto apprezzato da Beethoven.

Successivamente, dopo vari dissapori con il giovane musicista inglese, la dedica venne modificata a favore del violinista fancese Rodolphe Kreutzer, allievo di Stamitz e primo violino dell'Accademia delle Arti e della Camera imperiale che, raccontava Berlioz, non volle mai eseguirla in pubblico, per le notevoli difficoltà esecutive.

Con questa monumentale Sonata, Beethoven apporta una sostanziale evoluzione alla sonata per violino che, grazie alla partitura estremamente virtuosistica affidata allo strumento ad arco, e grazie all'accompagnamento del pianoforte che sostituisce la strumentazione orchestrale, supera il genere cameristico, come è specificato sul frontespizio dell'edizione del 1805 della Sonata "Sonata per pianoforte e un violino obbligato, scritta in uno stile concertante, quasi come di un concerto".
Ed infatti il carattere concertistico della Sonata è già evidente nella solenne introduzione del primo movimento, Adagio sostenuto, seguito dalla pagina musicale appassionata e complessa del Presto in cui, nonostante il fitto dialogo dei due strumenti, il violino si impone con la sua continua presenza.

Segue l'Andante, movimento centrale con le sue 4 variazioni, di cui la prima, la seconda e la quarta sono ricche di complessi passaggi virtuosistici.
La Sonata termina con un brillante Finale che sfocia poi in un inebriante ritmo di tarantella, reso particolarmente frizzante dalla grinta tutta partenopea del maestro Canino e dal vertiginoso e spumeggiante virtuosismo del nostro Uto Ughi.

Una performance che rapisce letteralmente il pubblico.
Il Finale, originariamente, nel 1802, era stato composto quale movimento concusivo della prima Sonata op. 30.
Nella Sonata a Kreutzer, la veemenza della scrittura non propone un semplice dialogo, ma vede il ruolo paritario dei due strumenti che si fronteggiano, in perfetta sintonia, in un vorticoso corpo a corpo che genera tensioni fino ad allora sconosciute nelle composizioni cameristiche.
Tensioni che riescono in qualche caso a creare sconcerto e che ispirarono, circa un secolo dopo, Tolstoj nella stesura dell'omonimo romanzo pubblicato nel 1889.

Ma la vera rivoluzione del concerto è stato Prokofiev.
L’avevo già ascoltato interpretato da Ughi, ma MAI cosi'.
Direi che il tempo, tecnicamente, premia questo violinista.

La Sonata n. 2 in Re magg. o. 94 fu composta nel 1943 da Prokofiev in località Alma Ata, al di là degli Urali, dove molti intellettali russi si rifugiarono per sfuggire all'avanzata tedesca.
L'atmosfera rilassante dei luoghi si riflette nella Sonata, in cui riescheggiano melodie caucasiche.
Si risconta anche qualche riferimento a Debussy, derivante probabilmente dalla lunga permanenza parigina del compositore russo durante gli anni 20 e 30.

Inizialmente composta per flauto e piano, in un delicato stile classico, ne 1944 la Sonata fu rielaborata in una nuova versione per violino e pianoforte per iniziativa del violinista russo David Oistrakh che, dopo averla ascoltata nella versione per flauto eseguita da Nicolaj Charkowsky e dal pianista Sviatoslav Richter, sottopose all'attenzione del compositore l'eventualità di una nuova versione per violino e pianoforte.

La proposta fu accolta ed Oistrakh stesso la eseguì per la prima volta nel 1944, al Conservatorio di Mosca, accompagnato dal pianista Lev Oborin, Shostakovich, antagonista di Prokofiev, definì la Sonata semplicemente magnifica.

La struttura della Sonata, in 4 tempi, è quanto mai classica. Al primo tempo in forma-sonata, Moderato, segue lo Scherzo in La minore.
L'Andante in Fa maggiore ha forma di canzone ed infine l'Allegro con brio è classicamente un rondò.

Prokofiev nutrì sempre una forte ammirazione per Scarlatti, Haydn e Beethoven, che considerava modelli imprescindibili.
L'eclettismo e la grande versatilità della sua ispirazione, il linguaggio moderno, la musica elegante e la strumentazione perfetta, la vivacità intellettuale sempre pronta ad accostarsi a nuovi linguaggi musicali rendono Prokofiev uno dei compositori piu' complessi ed affascinanti del panorama musicale del XX secolo.

Nel 1939 il regista cinematografico Sergej Eisenstein gli propose di comporre la colonna sonora del film storico Alexander Nevsky.
L'entusiasmo del regista fu tale che, pur di non spezzare il ritmo delle melodie plastiche di Prokofiev che, oltre ad illustrare le scene riusciva anche a cogliere il movimento intimo delle cose, preferì ritoccare le sue inquadrature.

L’interpretazione degli autori piu’ moderni a volte , anche oggi, rappresenta una vera novita’ all'ascolto.
Cosi' interpretati, cioè come Ughi li interpreta, sembra piu' facile cogliere il contesto storico in cui queste opere presero vita.
Sarebbe interessante accompagnare le musiche di questi autori con immagini del periodo storico di appartenenza.
Cosi' facendo sarebbe anche piu' semplice entrare dentro quei brani , facendo quindi un po' piu' di luce , (musicalmente parlando) su quel momento.; tempo di cambiamento, sonorita' meno coinvolgenti di quelle pregresse e a cui noi siamo piu' abituati - che gratificavano e gratificano tuttora maggiormente i nostri sensi -, quindi, le piu' vicine a noi, sembra che siano piu' difficili da affrontare, ascoltare, per farle nostre, rispetto a quelle piu' in la' nel tempo.

La prima metà del 900 è stata carica di tensioni che sono riflesse anche nella musica dell'epoca, quindi anche in quella di Ravel e di Prokofiev..

Quest'ultimo infatti la sera del 23 febbraio scorso ha avuto in Ughi , ripetiamo, un interprete eccezionale: preciso, documentato e sensibile nell'esecuzione di questo autore novellamente ed umanamente interpretato.

Lo stesso dicasi per Ravel che abbiamo ascoltato il 17 gennaio scorso sempre al Conservatorio Verdi, a Milano.

Due trine in musica.

Sono in effetti una riscoperta in cui i due eccezionali interpreti lanciano un messaggio nuovo, piu' chiaro, piu' facile e quindi piu' accessibile ad un pubblico piu' vasto.

Saint Saens sempre gradito, perfetto anche se meno intenso, piu’ frivolo di Prokofiev ma comunque travolgente nell' Introduzione e Rondò capriccioso.
Al pari di Mendelssohn, Saint Saens fu uomo di vasta cultura, musicista e compositore francese eclettico e raffinato, pieno di fantasia, la cui lunga esistenza (1835-1921) attraversò quasi tutto il periodo romantico.

Spesso definito poco emotivo ed eccessivamente metodico, grazie alla sua duttile inventiva e ad una solida preparazione tecnica diede vita a raffinate pagine musicali che rispecchiavano la cultura dell'epoca.

E' oggi considerato uno degli autori indispensabili per la comprensione della letteratura musicale " fin du siecle" , anello di congiunzione tra Gounod e Ravel, Berlioz ed il suo allievo Faure'.

Da tutti loro riscuoteva ammirazione, oltre che da Rossini e Liszt che lo definì il piu' grande organista ed eccelso pianista.

Pur essendo un sostenitore della musica francese, non amava la musica di Franck, Massenet, e Debussy.

La musica di quest'ultimo non la capi' mai.
Attirò su di se' l'ostilita' della critica musicale tedesca quando, con una serie di articoli provocatori intitolati Germanophilie, attacco' pesantemete Wagner.
Saint Saens rappresenta l'immagine dell'uomo europeo di fine secolo, l'emblema del gigantismo di un periodo storico orgoglioso della propria tecnologia, della propria scienza, delle nuove scoperte.

Nel 1863 compose l'Introduzione e Rondo' capriccioso op. 28 per l'amico virtuoso di Pamplona Pablo Martin Meliton de Sarasate y Navascuez.
E' uno dei suoi pezzi piu' conosciuti in cui si fondono a meraviglia virtuosismo, colore e poesia.
A conclusione, bis della Fantasia su Carmen di Bizet reinterpretata da de Sarasate e da lui arricchita da brani di virtuosismo puro.

De Sarasate, virtuoso compositore, uno dei piu' grandi violinisti che animava i salotti musicali europei della seconda meta' dell'800.

Pur non avendo la stoffa del grande compositore, Sarasate sfornò pezzi che sfruttavano in pieno tutte le acrobazie virtuosistiche post paganiniane, come i pizzicati della mano sinistra, corde doppie, triple e quadruple, posizioni sopracute e ogni altra possibile acrobazia delle 4 corde.

Nella Fantasia da concerto sulla Carmen op. 25, per violino ed orchestra, datata 1883, la sua inventiva sfolgorante, pur mantendendo intatti i temi di Bizet, rende questa pagina musicale irresistibilmente coinvolgente in un crescendo di virtuosismo entusiasmante.

Perticolarmente accattivanti la Habanera e Seguidilla (o Sevillana).
L'uso delle trascrizioni introdotto dai pianisti con fini spettacolari o divulgativi trova nella Fantasia di Sarasate un esempio applicato al violino.

Ughi che suona come sempre splendidamente questa Carmen si ferma ben due volte come a volerla dividere in tre parti, come a voler farci ben sentire i vari passi di cui questo brano di indiscusso piacere estetico, è composto.

E qui si ripete sempre il miracolo: il pubblico non si stanca mai di questo brano musicale il cui ritmo spinge a muovere mani e piedi in una sorta di ballo frenetico pur stando sempre ancorati alla poltroncina dell'Auditorium.

Magìa della Carmen o magìa di Sarasate?

Propendiamo per quest'ultimo.
Magìa lo è, senza ombra di dubbio.
E' magìa grazie al merito di chi la suona.
COME SEMPRE BRAVISSIMI UGHI e CANINO



Saura Pellegrini e Luciana Ugolini




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