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PESCARA Teatro Massimo
13.02.2009 -
Serata memorabile al Teatro Massimo di Pescara.
Uto Ughi e Alessandro Specchi in un programma interamente virtuosistico e piacevolmente impreziosito
dalla presentazione dei brani, molto apprezzata dal pubblico in quanto facilita l’ascolto.
L’inizio del programma è affidato al Preludio e Allegro, delizioso brano di Fritz Kreisler,
uno dei più grandi violinisti del 900, conosciuto anche per i suoi arrangiamenti di melodie di altri compositori
quali Dvorak, Tchaikowsky, Rimsky Korsakov.
Kreisler è autore di una serie di brevi composizioni per violino, inizialmente attribuite a Vivaldi, Couperin,
Stamitz, Pugnani.
Quest’ultimo è stato considerato
autore del Preludio e Allegro fino al 1935, quando, nel giorno del suo sessantesimo compleanno Kreisler
chiarì l’equivoco denunciandosi come “falsario” e rivelando pubblicamente che i brani ormai
divenuti popolarissimi in tutto il mondo erano stati composti da lui.
Il programma prosegue con la monumentale Sonata a Kreutzer, op. 47.
Dedicata in un primo tempo da Beethoven al giovane violinista mulatto George Augustus Polgreen Bridgetower,
successivamente modificata a favore del violinista francese Rodolphe Kreutzer, allievo di Stamitz che,
raccontava Berlioz, non volle mai eseguirla in pubblico ritenendola di difficile esecuzione.
Lo stile concertistico della sonata, il vigore interpretativo di Ughi ed il fitto dialogo con il pianoforte
conferiscono alla sonata quella stessa grandiosità invocata da Beethoven.
il violino afferma la sua continua presenza.
Il Finale che originariamente apparteneva all’op. 30 n. 1 è caratterizzato da un ritmo vertiginoso di tarantella
che rapisce l’ascoltatore per lo spettacolare virtuosismo.
E’ la volta di Polonaise op 4, del 1852 (dedicata a Karol Lipinski ) di Wieniawski, definito
il “Paganini polacco” , “ lo Chopin del violino”.
Come il connazionale Chopin, Wieniawski volle creare, attraverso mazurke e polonaise, uno stile musicale che celebrasse
lo spirito della Polonia.
La polonaise nasce come danza nazionale polacca.
Con la grazia un po’ cerimoniosa ed un po’ leziosetta del rococò, ebbe notevole diffusione europea durante il 700,
e fu utilizzata nel periodo classico anche come movimento di concerto.
Alla sua divulgazione internazionale contribuì il conte Oginski, personaggio politico e grande viaggiatore dell’epoca,
le cui polacche divennero popolarissime a partire dal 1802.
Mentre nel '700 la polacca era considerata un genere internazionale dallo stampo tedesco, successivamente,
con il manifesto artistico “La polacca ai polacchi”, il conte Oginski conferì alla polacca una dimensione
più nazionalistica.
I polacchi raccolsero l’invito e, nei primi anni dell’800, ne produssero molte.
In particolare, nella cultura musicale europea, la polacca è legata al nome di Chopin che debuttò come
compositore appunto con una Polonaise e scrisse numerose composizioni in questa forma, ispirandosi allo stesso Oginski.
Nella Polonaise op. 4 l’influenza di Chopin e il genio di Wieniawski riescono a fondere insieme
la perfezione tecnica espressa nel brillante virtuosismo, la poesia insita nella melodia di ispirazione
tipicamente romantica e la passionalità del temperamento slavo del compositore.
Sempre di Wieniawski è lo Scherzo Tarantella op 16, dedicato dall’autore a Lambert Massart.
Nella musica vocale e strumentale del '600 il termine scherzo musicale aveva carattere di arguzia, leggerezza
e di irregolarità formale (come gli scherzi musicali di Monteverdi),
Con Beethoven, lo scherzo assunse un carattere più moderno e si sviluppò come sostituto del
minuetto.
Fino al 1800 fu abituale terzo movimento di una sonata o di una sinfonia che, eccezionalmente,
poteva diventare secondo movimento, come nel caso della sinfonia n. 9 di Beethoven o la n. 2 di Schumann.
Rispetto al minuetto lo scherzo di solito è più veloce, punta alla giocosità, ma può assumere anche caratteristiche
drammatiche e persino grottesche (come in Mahler e Shostakovic) oppure, come accade nelle prime 3 sinfonie di Brahms,
allo scherzo di stampo beethoveniano subentra una forma che, pur mantendendo la struttura dello scherzo,
ha tempo moderato e carattere elegiaco.
Più tardi, con Chopin e Stravinskij, lo scherzo assunse una forma a se stante. In particolare, Chopin,
con i suoi scherzi pianistici stravolse la forma tradizionale creando uno scherzo musicale imponente,
nuovo per struttura e linguaggio.
In questo brano, Wieniawski abbina lo scherzo alla tarantella, una danza tradizionale le cui origini
sono legate al tarantismo pugliese, rituale connesso al morso della lycosa tarentula, ragno velenoso
presente nell’area mediterranea ed in particolare nel territorio di una importante città della Magna Grecia jonica,
Tarentum -Taranto.
Secondo la tradizione, il ritmo frenetico della danza, provocando un’intensa sudorazione, consentiva l’espulsione
del veleno dal corpo.
Le prime fonti musicali legate al morso del ragno risalgono al XVII sec.
Nel sec. XIX questa danza popolare divenne uno degli emblemi più noti del Regno delle 2 Sicilie e, tra il sec. XVIII
e XX molti compositori colti si ispirarono ai ritmi delle tradizioni meridionali,
componendo un genere di tarantella colta.
La trasposizione colta più famosa è probabilmente quella composta per pianoforte da Rossini,
intitolata “la danza” che fu arrangiata per esecuzione orchestrale da Ottorino Respighi
nel sec XIX per il balletto La boutique fantastique.
Segue il celeberrimo brano di Ravel: Tzigane.
Definito dal suo autore “un pezzo virtuosistico nello stile di una rapsodia ungherese”
dove il fascino misterioso della tradizione folkloristica slava unito alle acrobazie spinte fino all’estremo
limite delle umane possibilità costituiscono un grande impatto emotivo per l’ascoltatore.
I primi 4 minuti, affidati al violino solo, hanno carattere d’improvvisazione.
Una cadenza del pianoforte introduce una serie di spericolate variazioni che si susseguono fino al vorticoso finale.
Ultimo brano in programma, Introduzione e Rondo’ capriccioso op. 28, uno dei brani più conosciuti di
Camille Saint Saens, scritto nel 1863, dedicato all’amico e virtuoso di Pamplona, Pablo De Sarasate
L’avvincente interpretazione di Ughi mette magicamente in risalto virtuosismo, colore e poesia in un suono
caldo e corposo.
Il programma termina, ma non per il pubblico che, con fragorosi applausi richiama
sul palcoscenico il Maestro che concede 3 bis.
Il primo, Meditation, dall’opera Thais di Massenet, ispirata all’omonimo romanzo di
Anatole France, è un brano dalla linea melodica avvolgente e sensuale in cui erotismo e misticismo
alimentano il conflitto tra materiale e mistico.
Secondo bis è la Ridda dei Folletti, scherzo musicale del compositore e violinista bresciano Antonio Bazzini,
il cui stile fu incoraggiato ed influenzato da Paganini.
Folletti e streghe furono per Bazzini un pretesto per potersi sbizzarrire in sfavillanti evoluzioni virtuosistiche.
La conclusione del concerto è di nuovo affidata a Kreisler, al suo Schon Rosmarin, una melodia viennese
che fa sognare ed evoca il clima ottimistico dei primi anni del 900, quando la spensieratezza della bella epoque
si rifletteva nell’anima musicale della Vienna di inizio secolo.
La magnifica serata volge al termine.
Interminabili e calorosi applausi sottolineano l’entusiasmo del pubblico che, in standig ovation saluta
i due grandi artisti con la speranza di un arrivederci a presto.
Saura Pellegrini
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