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VENEZIA 15 Giugno 2004 - BASILICA DI SAN MARCO

Fino all'ultimo momento non eravamo sicure di partire.
"Esagerate" ci avevano detto i familiari.
Siete appena state a Brescia per il festival di Brescia e Bergamo e non vi basta ancora.
"E' vero, non ci basta mai. Piu' lo ascoltiamo e meno ci basta".
Ughi č cosi'!
Quando suona ti gasa!
Altro che depressione ai concerti di Ughi!!!
Vorresti ascoltarlo in eterno.....quindi, non si puo' davvero mancare ad un appuntamento in Basilica, a Venezia, in San Marco, in una notte di fine primavera, con il vento che ancora ti fa compagnia, leggero, amico.

Cosi'.... via, all'avventura, per arrivare in tempo, lasciando a casa Rita, che non gliela fa a liberarsi dai suoi mille impegni ma che messaggia per sapere tutto, dopo il concerto, del concerto;

e Claudia piemontese violinista infaticabile che ci segue col pensiero e coi i suoi SMS, anche lei per sapere come č andata, che cosa ha suonato il Nostro, e come;(superfluo!!!)
e Saura la piu' tremenda e misteriosa, che ne inventa sempre di nuove, troppo lontana per seguirci ma col pensiero e con gli SMS, sempre presente.

Ughi ci sta imbastendo uno dei suoi mille scherzetti, temo.
Ma forse proprio lui non c'entra, chissą!.....
Fatto sta che hanno anticipato lo spettacolo di ben 1 ora sull'orario previsto e bisogna correre....per fortuna dall'Ufficio del Priorato ci hanno avvisato per tempo....la strada non č poca, il traffico, nelle ore di punta di un giorno lavorativo puo' giocare qualche scherzo, a volte....ma so che arriveremo per tempo, č uno spettacolo che non possiamo perdere, e siamo determinate.

Uto Ughi e i Solisti Veneti a Venezia. VOILA'!!!!!
Eccoci arrivate!!!!!

Il parcheggiatore con gli occhi blu č di buon umore come quasi tutta la gente qui, sempre.
Fa piacere fare queste considerazioni. Sono cosi' rare dalle nostre parti...!!!
Ma ecco la brezza....
Ci dą il cortese benvenuto ora, l'aria salmastra della laguna e il brulicare di tutta quell'accozzaglia di visi dalle piu' svariate scure tonalitą, che incontri qui, in questa straordinaria cittą fuori dal tempo.

All'odore salmastro si accoppia sempre questa gorgheggiante parlata, quel veneziano dai toni aggraziati e languidi che rivela gią nelle tonalitą, il carattere di queste persone, dolci, accomodanti, prive di forti contrasti, per nulla sfiorate dalla fretta che invade qualsiasi metropoli odierna, qui da noi, al nord.

Carlo Goldoni č qui, sempre presente, incontrastato padrone delle sue calli.

Lo superiamo......una signora si affaccia ad una finestra a piano terra, una finestra senza inferriate, aperta al mondo, affacciata sulla piazza, quasi a sfiorare i passanti... una attempata signora in sottoveste di pizzo, sorridente, č li' ad osservare....ci vede tentennare con una carta stradale in mano e si offre di darci spiegazioni su quale direzione prendere e ci fa ridere per il modo serafico, tutto veneziano, con cui ci apostrofa.

Non c'č dubbio, siamo proprio nella cittą dei Dogi, ogni cosa ce lo dice.
Ogni angolo ce la rivela.
E meravigliosamente ce la impone.
Un gruppo di zingari dall'aria stanca suona controvoglia una canzone delle nostre parti, reinventata e rattoppatta alla buona, nulla di speciale, confrontata alle loro melodie tzigane, ahimč per loro, dimenticate! Ed ora piu' in fretta, dentro questo labirinto di canali, č tardi.... ci aspetta San Marco.

Alle 20 saremo lą, insieme ad Alberto, un giovane fan (miracolo!) padovano che da da qualche anno segue Ughi tra le chiese, a volte quasi sconosciute della sua bellissima regione, ed apprezza questi tesori della sua terra.
Anche lui ha cambiato tempestivamente i suoi programmi per essere con noi, in orario, in Basilica.
Ecco La piazza e il campanile, maestosi, imponenti!!!
E la musica dei bar, i colombi, il brusģo della gente, qualcuno appalude chissą dove, sento dei violini, dei canti, il sole č calato e l'aria č piu' dolce.
Ci guardano le pesanti grasse cupole rotonde della basilica, e noi dentro in fretta... le salde volte romaniche che non temono il tempo sono cupe, buie, i mosaici muti, si sta facendo sera.
Noi ci infiliamo tra le sedie vuote ed aspettiamo in silenzio, ordinatamente che ognuno prenda posto, c'č un'aria solenne di attesa, quasi una muta ma fervida preghiera.

Folate di correnti d'aria parlano: le porte sono ancora spalancate in attesa. Si aspetta l'ora della musica che non puo' sbagliare....i mori all'esterno non perdono tempo e soprattutto non perdono un colpo... Dan Dan dan....
Prendono posto i Solisti Veneti con Scimone ed iniziano a suonare composti.
L'acustica č ottima.
Uto sarą felice qui, penso!
La chiesa lentamente si accende come se il sole sorgesse all'improvviso, imbrigliato dentro quelle mura che ho sempre visto buie e che si illuminano lentamente, come č lento, l'incedere della vita di questa gente,seppur cosģ paziente e laboriosa.

Pare un contrasto, ma le due cose convivono in perfetto equilibrio, oggi!!!.
Lontane mille secoli dalle nevrosi delle nostre metropoli lombarde.
Un altro mondo,qui ora, in cui io mi tuffo con grande ansia, gioia e trepidazione.

I mosaici splendidi e affascinanti abbagliano, quasi distraggono! Si distraggono veramente!
Tutto quell'oro di luce, ci obbliga a ricordarci in ogni attimo e alla perfezione, dove siamo.
L'oro compete cosi' bene, solo alla divinitą, qui si intuisce in modo egregio!

Ci abbaglia San Marco, il leone dal viso umano, sulla sinistra dell'altare, con gli occhi bassi sembra invitarci al raccoglimento e alla preghiera:
che qui č la musica stasera, cosi' avvolgente e misteriosa! Note che si lanciano verso l'alto e come uno skateboard impazzito, ritornano giu'e le senti addosso, quasi una frescura

La Musica con la M maiuscola: nessun luogo sembra piu' idoneo, nessun teatro sufficientemente grande, sufficientemente caldo per contenere una preghiera solenne come qui č il suono!!!! La sua casa! Ecco il secondo tempo,anticipato dai brusii, colpi di tosse, il risveglio dalla magią...... il primo tempo č volato mentre rincorrevo i fasci luminosi lungo le pareti di mosaico antico ed ora arriva Ughi ad ubriacarci fino allo sfinimento!!!!
Questa si chiama GIOIA, che ha iniziato a nascere da tutta quella luce sommessa ed impalpabile e che continuerą ancora sulla scia musicale!!!
Lo so!

Stiamo aspettando...chissą cosa succederą oggi...ogni volta c'č qualche novitą...Ughi sa come rendere indimenticabile un concerto.

E' la sua specialitą!
Se lo faccia apposta oppure no, č sempre un mistero, ma a noi i suoi concerti piacciono anche per questo!!!

Il pubblico č muto, immobile, pare che i respiri si siano rallentati, tutti aspettano...
arriva il solista col suo prezioso e magico violino, l'intramontabile "virtuoso del capriccio" č qui di fronte a noi.

Entra...ma... da dove viene???
Come č finito li'.... in mezzo all'altare?
Zigzaga tra l'orchestra, inciampa....tra sorrisi degli orchestrali che ben conoscono il ns. gigante istriano...e finalmente atterra al suo posto dove si acquatta alla perfezione, e suona.....suona suona all'impazzata Beethoven: Concerto op. 61, un lungo lunghissimo concerto meraviglioso, li' dentro ancora di pił!

Lo suona come lo suonava da ragazzo, lo ascolto spesso su un vecchio CD, e proprio ascoltandolo in questo concerto si coglie quanto Ughi ci insegna: l'impegno e la dedizione possano fare di un uomo un eterno ragazzo, che si esprime in musica, che cosģ interpretata diventa qualche cosa di interiore di trascendentale, prima di essere una grande fatica esecutiva, che pure č bravura eccelsa.

Non descrivo nei particolari il concerto perchč non sono una musicista, ne' un critico musicale, e tecnicamente corro il rischio di dire delle banalitą, ma amo la musica forse piu' di ogni altra arte, e mi piacerebbe riuscire almeno a trasmettere questo.
Naturalmente tutto cio' grazie ai sempre meravigliosi concerti del nostro etereo UTO, che deve essere "cotto" dopo una serie cosi' ravvicinata di apparizioni pubbliche, tutte eccelse, di questi ultimi giorni.
Arrivano i bis, sempre richieste impietose, Ughi suda, fa caldo, lasciamolo andare ad asciugarsi i capelli...č stanco, ma si vede che č contento, cosi' ancora una volta ci separiamo da questa magģa per tuffarci in qualcosa che riesce a rubare fascino al nostro:
Venezia che ancora ci rapisce, la piazza che pullula di candele splendenti di un candida, smarrita luce una ad ogni finestra, un saluto luminoso ancora, ma ora piu' vicino al mare.
Poi un tuffo ancora in mezzo alle calli gonfie di odori, il puzzo di pesce che arriva da sotto le volte dell mercato all'aperto, l'insinuante e onnipresente "odore fresco" dei canali.

Torneremo Venezia, che per me sei la piu' bella cittą italiana, ed ogni volta che ti rivedo, soprattutto al tramonto o di sera, mi fai sentire la malinconia dell'abbandono, proprio come succede alla fine di ogni concerto di quel figlio di San Marco che č anche il ns. Uto.
Tutto meraviglioso, grazie a tutti coloro che l'hanno permesso.

Luciana Mattioli

E-mailinfo@utoughifanclub.it