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![]() LA RISATA (ovvero "La nascita delle fate") (dall'Introdizione di Renato Gorgoni al libro "Peter Pan nei giardini di Kensington" di J.M. Barrie ) CLICCA (per sentire la risata (che è un "Capriccio" di Niccolò Paganini) ma la risata la senti soltanto se........ il capriccio esce fuori dal violino di Uto Ughi) Esistono veramente le fate? Sono enormi, piccole, evanescenti o tangibili?
Che esistano è certo.Barrie ce lo conferma con un libriccino intitolato ![]() da cui risulta che sono esseri minuscoli, delicati ma tutt'altro che evanescenti come ce li immagineremmo. A volte anzi dispettosi ed irritabili ![]() fino a diventare pericolosi. In genere abitano in ambienti naturali, ![]() ma sono invisibili a quasi tutti gli umani eccetto a quelli che godono del profondo silenzio dei boschi, dei monti e dei mari, a quelli che sanno ascoltare attenti a dialoghi canori degli uccelli o il canto nottuno dei grilli, a quelli insomma che osservando un cespuglio, un albero o un fiore, sono capaci di andare al di là della loro carnosa consistenza. Un buon strattagemma per poterle vedere- ci suggerisce Barrie - "è di fermarsi a fissare attentamente appunto un cespuglio, un albero o un fiore. Dopo molto tempo non possono fare a meno di sbattere le palpebre ed allora siete certi che sono fate" Già, perchè le fate "fingono sempre di essere qualcos'altro", ecco perchè non le vediamo; anche se passando in un bosco o in un parco le abbiamo lì sempre sotto gli occhi. Quando ci troveremo nella "Valletta delle Fate", nel capitolo IV, scopriremo che "si vestono esattamente come i fiori e cambiano con le stagioni; vestono di bianco quando ci sono i gigli, di azzurro quando ci sono le campanule e così via. ![]() Amano più di tutte la stagione del croco ![]() e del giacinto perchè vanno matte per un po' di colore". Un'avventura fra le fate come questa non poteva che nascere nel Nord Europa ed in particolare in isole ricche di misteri e di nebbie come quelle britanniche. Lì le fate sono di casa, pur configurandosi e comportandosi in un modo non del tutto diverso da quelle mediterranee. Si racconta anche che le fate abbiano dimore abituali in cui vivono fin da tempi remotissimi. In Sardegna per esempio, tali dimore sarebbero certe tombe preistoriche, scavate nella roccia, dette Domus de Gianas, fate di minuscola statura. Vi sono dunque dappertutto fate dispettose, ma anche fate buone. Come in tutta Europa, questa "gente minuscola",i little people di Barrie, cono una presenza consueta nella cultura e nella vita quotidiana delle Isole Britanniche. In Inghilterra quando un bambino perde un dente della prima dentizione, ha l'abitudine di metterlo sotto il cuscino perchè si ritiene che durante la notte una fata passi a prenderglielo, lasciandogli al suo posto, per premio, una monetina da sei pence. E ancora, nel corso delle feste natalizie, se ne avverte la presenza nelle case, e per darne conferma si usa porre la sommo dell'albero di Natale, perchè sia perfetto, una fatina di carta argentata. Tutto il mondo del Nord sembra così avvolto da una misteriosa presenza soprannaturale, ![]() tanto che esiste un dizionario che elenca i vari tipi di fate. Nelle isole Shetland e nelle Orcadi, ![]() ed ancor più in Scozia, patria di Barrie, le dimore abituali delle fate sarebbero individuabili in quelle antiche torri ![]() - e ve ne sono tantissime - edificate senza cemento, a mo' di fortino, dette broch, di cui i primitiva abitanti del luogo si servivano come luoghi di difesa contro attacchi nemici. Lì, da tempo immemorabile, abiterebbero i fairies, fate maschi e fate femmine, elfi, gnomi, coboldi e folletti. Come pure, sempre in Scozia, secondo altre leggende, essi vivrebbero nelle radici degli alberi o nei tumuli dei cimiteri preistorici. ![]() Ed anche quest'idea sembra naturale in una terra in cui grandi pianure s'alternano a coste frastagliate o a colline dense di vegetazione battute dal vento. In fondo i fairies, nel cui mondo entra per caso Peter Pan non sono che creature limbali proprio come lui, ![]() un fanciullino tormentato dal desiderio di ritornare dalla madre e che ha il dono di volare. Un dono rimastogli per sempre forse perchè da lei respinto. Un dono che è anche una condanna, perchè sa di non poter più tornare ad essere una creatura umana. ![]() Del volo però deve apprendere tutti i rudimenti, perchè non ha vera natura d'uccello, ne' è creatura umana in senso totale. E' "un Tra-il-Qua-e-il-Là", uno strano essere dei boschi, dell'aria, dei cieli che pretende di bere col becco che non ha e di appollaiarsi col sedere. ![]() Insomma è il simbolo di una stortura, d'un incolmabile baratro dell'inconscio dell'autore. Una cosa strana ed antica che non gli fa quasi più male. Così i fairies e Peter Pan appartengono allo stesso misterioso mondo verde dei boschi e delle solitudini, ma vivono però anche nei grandi parchi cittadini, come quelli dei Giardini di Kensington, nel cuore di Londra. Perchè sia in campagna che in città fate e bambini sono indissolubilmente legati. Senza di essi le fate non sarebbero mai nate. "Quando il primo bambino al mondo rise per la prima volta" - dice Barrie a un certo punto - "il suo riso si ruppe in mille frammenti che se ne andarono saltando tutto intorno. Quella fu la nascita delle fate". Leggi, se vuoi, questo capitoletto della storia di Peter e Wendy (anche se questa è la IIa storia) quella che certamente avrai visto a casa tua : Peter Pan di Walt Dysney. |
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