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Fritz KREISLER
(Vienna 2.02.1875 - New York city 1962)

Tambourin chinois
Liebesleid
Schon Rosmarin
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Dalla Locandina "Veneto Festival 2003"

Se la precocità sembra essere una dote costante di tutti o quasi i più grandi virtuosi di violino, dal secolo scorso fino ai giorni nostri, si dovrebbe dire che, nell'olimpo dei precoci, Fritz Kreisler fu il più precoce di tutti.
A quattro anni iniziò a studiare lo strumento, a sette venne ammesso al Conservatorio di Vienna, quale fanciullo più giovane ma entratovi, a nove (dopo gi studi con Joseph Hellmesberger e con Bruckner, per la teoria) diede il suo primo concerto, a dieci vinse la medaglia d'oro, a undici si trasferì al Conservatorio di Parigi (dove seguì i corsi di Massart, già docente di Wieniawski), a dodici vinse il "premier prix" insieme ad altri quattro violinisti più vecchi di dieci anni.
In seguito, dopo il debutto negli U.S.A., si applicò agli studi generali e solo dopo qualche anno si decise effettivamente per l'attività musicale, avviando una carriera con pochissimi confronti.
La vita gli doveva riservare una ferita gravissima nella prima guerra mondiale, la fuga in Francia e poi in America nel 1938, un incidente stradale nel 1942 che lo lasciò menomato nell'udito e nella vista.

Quando partì per il fronte russo, nel 1914, Kreisler era già da molti anni il violinista più in vista del tempo, e non senza motivo.
Secondo alcune testimonianze il suo suono non aveva forse la forza e la profondità di quello di altri solisti, nè la tecnica trascendentale e sempre inappuntabile di Heifetz, come lo stesso Kreisler riconobbe - beninteso senza nulla togliere al perfetto dominio dello strumento. Eppure il violinismo di Kreisler appariva come un fatto singolare e originale rispetto ai solisti della generazione precedente.
C'era innanzittutto un merito puramente strumentale, un suono di peculiare dolcezza ed espressività, inimitabile supportato da un vibrato che non si applicava solamente alle frasi cantabili, ma anche ai passaggi di bravura. E c'era poi un gusto tipicamente viennese, in equilibrio fra nostalgia e vitalità, tale da riassumere in sé tutte le quintessenziali dolcezze crepuscolari di un mondo che la prima guerra mondiale avrebbe portato via con sé per sempre.

Il tutto ovviamente restituito non solo nelle vesti di esecutore, ma anche in quelle di compositore. I tre pezzi di Kreisler presentati in questo concerto sono appunto la proiezione a livello compositivo di quelle qualità che facevano di Kreisler, a livello esecutivo,l'artista viennese di cui si diceva.

C'è innanzittutto Tambourin chinois op. 3, una pagina che risente di quell'orientalismo tipico dell'epoca, realizzato attraverso stilemi consolidati dell'esotismo in musica, come la scala pentatonica che il violino propone sull'accompagnamento incalzante del pianoforte.
Le due sezioni estreme, brillanti ed eleganti, incorniciano una sezione centrale più meditativa e malinconica.
Liebeslied è forse la pagina più famosa di Kreisler, perfetta incarnazione del valzer viennese, gustosamente restituito attraverso la scattante melodia in doppie corde o le dolci cantilene della sezione seguente.


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