|
SAURA PELLEGRINI
JORGE LUIS BORGES
(Buenos Ayres 1899 - Ginevra 1986)
Il più grande rappresentante della letteratura argentina , maestro della
letteratura fantastica, saggista e filosofo, nacque a Buenos Aires nel
1899, si spense a Ginevra nel 1986.
Dopo lo scoppio della prima guerra mondiale si rifugiò in Europa, dove iniziò
la sua intensa attività letteraria dedicandosi, contemporaneamente allo
studio della poesia francese, della letteratura e filosofia tedesca, di
Schopenahuer in particolare.
Studioso della Divina Commedia, è oggi considerato autore della più
importante antologia della letteratura fantastica e di poesie tra le più
belle del 900.
Mondo reale e mondo fantastico permeano la sua produzione letteraria.
Raggiunse notevoli risultati anche nella prosa, saggistica e narrativa, in
particolare nei racconti di Finzioni e Aleph.
La sua è una prosa in cerca di verità, di significati diversi da quelli
reali, che aderisce al mondo dellinconscio, del sogno, della follia,
dellipnosi.
Fenomeni privi di logica, liberi nella forma, possono generare arti come la
poesia, la pittura, la musica, il teatro, il cinema.
Nelle sue pagine di prosa è descritto un mondo, un susseguirsi di eventi,
pensieri ed azioni, sentimenti e ragioni che si agitano in continuazione
senza che la loro rappresentazione riesca mai incomprensibile.
Si riesce sempre a seguire levolversi delle situazioni perché Borges
tende ad una prosa che non trascura le regole della coordinazione e della
consequenzialità.
La sua è unarte che riesce a penetrare nel mistero dei pensieri, nei
sentimenti più reconditi per riportarli alla luce.
E unarte capace di perdersi nel labirinto dellirrealtà per
poi risalire nel mondo del reale, perché la vita per Borges non è solo realtà
ma anche sogno, memoria, incoscienza.
Il sogno acquista lo stesso significato della veglia e questa, viceversa,
diventa evanescente come il sogno.
In tal modo la realtà si dilata in un gioco di specchi.
Il tempo, la memoria, il destino, il sogno, la biblioteca, lo specchio, il
labirinto sono temi ricorrenti in Borges in quanto idonei a rappresentare il
dilatarsi del tempo e dello spazio, a mostrare le varie sfaccettature della
realtà , a mostrare luomo nelle sue infinite potenzialità.
Luomo moderno di Borges si muove in un labirinto, immerso nel vortice
dei suoi pensieri, nel senso della precarietà di ogni sua azione e decisione,
avverte la fragilità della vita e l impossibilità di evadere da tale
stato di precarietà, vaga alla ricerca di un segnale che possa orientarlo.
Per i continui riferimenti ad ambientazioni spesso prive di precisa
indicazione temporale e spaziale, si ha limpressione che luomo di
Borges abbia una sua collocazione al di fuori del tempo e dello spazio.
La vita sembra una partita a scacchi in cui le pedine si spostano allinfinito
senza una precisa direzione: Ed è per questo che nelle sue narrazioni Borges
ci trasmette una sensazione di lucida follia.
Quando il genio letterario di Borges incontra il genio musicale di Astor
Piazzolla, nasce unautentica complicità artistica dove la prorompente
energia vitale della musica si specchia nella poesia.
Secondo Borges, il poeta ed il musicista condividono il linguaggio delle
emozioni: un linguaggio che cattura listante inafferrabile ciò che il
mondo cancella e fa rinascere.
Borges e Piazzolla hanno creato capolavori appassionati, sullo sfondo di una
misteriosa Buenos Aires dai sobborghi maleodoranti, dove il sogno di una vita
migliore che possa sciogliere lincubo del presente si esprime
attraverso il pensiero triste che diventa musica: il tango.<BR
Cosa sia veramente il tango, Borges ce lo spiega lui stesso in modi diversi: un
incontro damore e sfida alla morte, una ventata, una follia
che sfida gli anni frettolosi.
Questo grande fenomeno culturale e popolare conquistò Borges a tal punto che
dedicò ad esso un famoso poema, El Tango e le raccolta di milonghe Poemas
para las seis curdas (Borges amava molto le milonghe che si
cantavano accompagnandosi con la chitarra a 6 corde).
Nel mondo borgesiano fatto di tempo e di memoria, il tango è il filo
conduttore che prolunga nel tempo il passato eroico dellArgentina
(Buenos Aires era figlia di personaggi leggendari).
In un periodo storico in cui il popolo argentino cercava una propria
identità, il tango rappresentava il simbolo dellorgoglio argentino e
dellidentità nazionale, una sfumatura romantica della tristezza
espressa attraverso la musica e la danza.
E un modo per comunicare le problematiche della società, i disagi degli
immigrati costretti a convivere con lingue e culture diverse, la nostalgia.
Borges era solito dire che bisogna dar voce al tango con lo stato danimo
di chi ha appena perso il più grande amore della sua vita, e così conclude: Si
può discutere sul tango, ed è quanto facciamo, ma esso racchiude in sé, come
tutto ciò che è autentico, un segreto
Si direbbe che senza i crepuscoli e le notti di Buenos Aires non possa
nascere un tango, e che in cielo ci attende, noi argentini, lidea
platonica del tango, la sua forma universale, e che questa specie fortunata
abbia, per quanto umile, il suo posto nelluniverso.
.
|