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IL BANDONEON


di Saura Pellegrini

Strumento dal suono affine alla fisarmonica, il bandoneon deriva dalla konzertina tedesca di Carl Friedrich Uhlig datata 1843.
Nacque nacque originariamente come strumento per la liturgia ecclesiastica, per accompagnare i canti durante le processioni, in sostituzione dell’organo nelle parrocchie meno dotate di mezzi economici.
Strumento povero, lo si può definire un aerofono con tasti la cui compressione e dilatazione del mantice con ambedue le mani, comprimendo l’aria contro un sistema di linguette metalliche, produce il suono.
Contrariamente al luogo comune che lo vuole tipicamente argentino, il bandoneon è originario della Germania.
Fu inventato dal musicista tedesco Heinrich Band (da cui il nome) che avrebbe realizzato lo strumento intorno al 1846.

In quanto al suffisso, le opinioni sono diverse.

Una prima teoria sostiene che derivi da una sorta di cooperativa nata per diffondere lo strumento, dando origine al nome Band-union, trasformatosi per eufonia in bandonion.
Altre teorie sostengono che il suffisso onion derivi da strumenti antecedenti come l’akkordion (acordeon) basati sullo stesso principio del suono prodotto dalle vibrazioni.
Il bandoneon arrivò in Argentina intorno al 1870, quando una nave svedese gettò le ancore nel porto di Buenos Aires.
Si narra che un marinaio a bordo, avendo speso fino all’ultimo peso, barattò il suo bandoneon per una bottiglia di liquore.
Incontrò grande successo e, divenuto popolarissimo nei primi anni del 1900, fu presto inserito nelle orchestre di musica locale, diventando l’anima del tango.